sabato 16 maggio 2009

Dal primo uomo al Figlio dell' Uomo

L'età dell'uomo

Fino a non molti anni fa si riteneva che il più antico antenato dell'uomo fosse il Ramapiteco, una scimmia antropomorfa che circa 12-11 milioni di anni fa scese dagli alberi per vivere al suolo, in seguito alla comparsa delle savane al posto delle foreste tropicali. Oggi si tende ad escludere un rapporto tra l'uomo e il Ramapiteco, che sarebbe solo uno stadio nella linea evolutiva delle scimmie. I primi resti fossili attribuibili ad un progenitore dell'uomo sono stati trovati in Etiopia, nella valle di Hadur, datati a circa 4 milioni di anni fa. Si tratta di un individuo di sesso femminile, battezzato Lucy dallo scopritore, appartenente al genere Australopitecus afarensis, da cui, secondo una teoria diffusa, sarebbero discesi l'Australopitecus africanus e l'Australopitecus robustus, sempre rinvenuti in Africa, e considerati un ramo laterale nella linea evolutiva dell'uomo (nel 1989 è stata annunciata la scoperta in Cina, sulle rive del fiume Hanjiang, dei resti di un ominide classificato come australopiteco, datato a due milioni di anni fa; questa scoperta potrebbe fare rivedere la teoria che indica nell'Africa la culla dell'umanità).
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1,5 milioni di anni fa comparve l'Homo erectus, forse sviluppatosi in Africa dall'Homo habilis e poi diffusosi in Europa e Asia. Come indica già il suo nome scientifico aveva raggiunto la piena stazione eretta.
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Tra i 300.000 e i 200.000 anni fa iniziarono a comparire sulla terra individui piu' simili all'uomo moderno.
.... (da Librazioni)

Da questo articolo introduttivo possiamo desumere una scala dei tempi molto estesa per la vita dell'uomo sulla terra. E' una scala enorme se la riportiamo su un asse , e se prendiamo come blocchetto unitario la durata di 1000 anni , fissando su tale asse il punto zero , equivalente alla nascita di Cristo, dovremo disegnare ben 300 quadratini prima e solo 2 successivi al punto ZERO.
Già il fatto che convenzionalmente per l'intera umanità il punto zero sia la nascita di Cristo ci porta a considerare che, forse, è stato un atto di prevaricazione tutta occidentale.

Ora se guardassimo il grafico ottenuto sarebbe evidente che gli ultimi 2 quadratini sono determinanti per la cultura dell'intera umanità, ben piu' e in maniera molto piu' radicata che non i primi 300.
Possiamo concludere che solo negli ultimi due quadratini l'essere supremo ha deciso di dare un aiuto evidente e una retta via a questa umanità peccatrice per la salvezza dell'anima.
La domanda sovrumana è : perchè aspettare ben 300 quadratini prima di dare una speranza di salvezza?
I primi anni che hanno visto l'uomo affermarsi su questo pianeta, la popolazione non era certo pari ai 6,7 miliardi odierni, è pur vero che nel corso di questi 300 quadratini si è visto nascere e morire una molteplicità di esseri umani ben superiore alla totalità presente nei recenti due (anni 1000 e 2000 d.c.) .
Come mai allora il Dio divino ha deciso di salvare coscientemente solo una esigua parte di quei suoi figli così amati ?
Naturalmente non è così semplice impostare il discorso spirituale, qui si fa una estrapolazione semplicistica,  il discorso è molto piu' profondo e coinvolgerebbe conoscenze molto ardite come concetti sul libero arbitrio, ad esempio.
Ma in estrema sintesi, astraendosi dal lato spirituale, il dato di fatto rimane: solo due quadratini su trecento hanno visto affermarsi e diffondersi la speranza dell'umanità.
Ma aprendo ancora di piu' il quadratino unitario di 1000 anni , ad esempio ingrandendo fino a quadratini di 100 anni , soffermiamoci negli anni dopo il punto ZERO.
In questo caso occorre aspettare altri 3 quadratini , prima di notare una certa rilevanza e diffusione di cio' che abbiamo chiamato cristianesimo , ben due secoli oltre la morte di Colui che viene chiamato il Figlio dell'Uomo.
Non possiamo non notare come tale tendenza si impone a partire appunto dal 325 d.c. (Concilio di Nicea) , e grazie alla attività di un altro uomo non Figlio dell'Uomo che è l'imperatore Costantino , figura molto piu' laica della precedente.

Quindi in estrema sintesi solo negli ultimi 1700 anni si è avuta una sensibile influenza del concetto cristiano , gli ultimi 1700 su 350.000.
Sembra abbastanza scarso il rapporto per poter con sicurezza affermare che siamo nella verità assoluta.

Post già pubblicati per un quadro più completo :

2007:
Radici
Mistress
Il fanculo e la vita

2008:
Programmi notturni
Personale
Dio e gli extraterrestri
Anno domini 1 a.c.
100 d.c.
Angeli

2009:
Le campagne contro la fame del mondo
La festa di S. Nicola

mercoledì 13 maggio 2009

Considerazione ultima








L'ULTIMA CONSIDERAZIONE

Ma noi italiani sappiamo coalizzarci e scendere in piazza solo in queste occasioni ?

sabato 9 maggio 2009

Barnard vs. Travaglio


La Palestina e i falsi moralizzatori

Continua la diatriba tra il noto giornalista Paolo Barnard (Report) e il supporter di Grillo e Santoro : Marco Travaglio, sulla questione della Palestina e del medio oriente.

Per una visione globale della storia è bene in primo luogo dare un occhiata a quella che è l'analisi storica riportata sul blog di Barnard : Il tradimento degli intellettuali .

Marco Travaglio rilascia la seguente intervista nei confronti di Barnard , su questo video :



A Travaglio, risponde ora Barnard con due video interviste :



e la seconda :



A ognuno di noi dare un giudizio sui fatti riportati senza lascarsi andare a consensi da gregge ammansito, quanto piuttosto ragionare con il nostro intelletto e dare un esatto giudizio di quanti sono attualmente sul piedistallo della contestazione con il solito vecchio trucco : tutto cambi perchè tutto resti così come è.

Sperando che la proposta di un dibattito/incontro pubblico venga accolta.

Alla prossima.

giovedì 7 maggio 2009

La festa di S. Nicola (l'altra festa)




Dal sito della Basilica di S. Nicola

Nel 1087 una spedizione navale partita dalla città di Bari si impadronì delle spoglie di San Nicola, che nel 1089 vennero definitivamente poste nella cripta della Basilica eretta in suo onore. L’idea di trafugare le sue spoglie venne ai baresi nel contesto di un programma di rilancio dopo che la città, a causa della conquista normanna, aveva perduto il ruolo di residenza del catepano e quindi di capitale dell’Italia bizantina. In quei tempi la presenza in città delle reliquie di un santo importante era non solo una benedizione spirituale, ma anche mèta di pellegrinaggi e quindi fonte di benessere economico.

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Il furto delle reliquie di un santo famoso avrebbe dato a Bari una dignità religiosa che ancora non aveva (l'arcivescovo continuava a chiamarsi di Canosa e di Bari) e avrebbe suscitato un movimento di pellegrinaggi, che per quei tempi equivaleva a ciò che oggi è il turismo religioso.

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La scelta di S. Nicola fu abbastanza naturale. A Bari, dopo quello di Giovanni, il nome più diffuso era Nicola (già vi erano tre o quattro chiese in suo onore). D’altra parte, dove riposava il corpo di S. Nicola (Mira, in Asia Minore) ormai imperversavano i Turchi, e quindi i Baresi non potevano essere accusati di averlo rapito ai cristiani orientali. Inoltre, Mira si trovava su una rotta frequentemente seguita dalle navi baresi dirette in Siria, e pertanto non era necessario organizzare un’apposita spedizione, ma poteva essere inserita in un’operazione commerciale. Senza dire che allora S. Nicola era già il santo numero uno del calendario cristiano, e che quindi la presenza del suo corpo a Bari avrebbe garantito numerosi pellegrinaggi.

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Agli inizi del 1087 circa ottanta marinai, commercianti e schiavi (il numero 62 si riferisce ai partecipanti con diritti civili) partirono per Antiochia su tre navi cariche di grano e di cereali.

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Quando nella via del ritorno le tre navi accostarono al porto di Andriake, i comandanti decisero di evitare, se possibile, uno scontro coi saraceni, mandando preventivamente in perlustrazione alcuni uomini insieme ai due pellegrini suddetti. Rassicurati da questo punto di vista, mentre una quindicina restavano a bordo insieme ai vogatori, gli altri 47 si inoltrarono per circa due chilometri all’interno, pervenendo alla chiesa dove si conservavano le reliquie di S. Nicola, che si trovava a circa un chilometro prima dell’abitato. Ivi trovarono quattro monaci bizantini, ai quali chiesero della manna, il liquido che si formava nella tomba del Santo. Altri si misero a pregare, dando l’impressione di una comitiva di pellegrini. I più giovani, però, non avevano la pazienza per tutto quel tergiversare. Finalmente, i Baresi rivelarono il loro intento, di portare le reliquie in salvo, vista l’imminente conquista turca. Erano disposti anche a trattare finanziariamente la cosa. Inizialmente, forse non prendendoli troppo sul serio, i monaci risposero che il Santo non aveva mai permesso ad alcuno di portarlo altrove. Persino l’imperatore Basilio il Macedone aveva dovuto recedere da un simile intento. Quando, però, i monaci guardarono meglio e si accorsero che i Baresi sotto i mantelli portavano delle armi, capirono che quelle dei Baresi non erano vaghe intenzioni, ma propositi fermi. Allora uno dei monaci cominciò a indietreggiare lentamente verso la porta, deciso ad andare ad informare i Miresi di quanto stava accadendo. I Baresi però avevano già provveduto a bloccare l’entrata, per cui il povero monaco fu immobilizzato. Anzi, uno dei Baresi, estratta la spada, la puntò alla gola dell’uomo di Dio, minacciando di ucciderlo se non avesse parlato e non avesse rivelato l’ubicazione del sepolcro del Santo. Intervenne a quel punto un altro monaco, il quale aveva capito che ogni resistenza sarebbe stata inutile, e speranzoso che nel frattempo sarebbe accaduto qualcosa che avrebbe impedito la perdita del sacro tesoro, rivelò agli astanti il luogo ove riposavano i suoi sacri resti. I Baresi si accorsero che era proprio in corrispondenza del foro da cui veniva estratta la santa manna.
Cominciarono così a dare delle picconate per scavare la tomba, accorti a non colpire le reliquie. Ma il tempo passava e alcuni cominciavano ad innervosirsi. Fu così che il giovane Matteo decise di bandire ogni timore e di spaccare la lastra del sarcofago. Tolto quindi il coperchio, entrò nel sarcofago, affondando le mani nella manna che lo riempiva, ed estraendo le ossa del Santo. Tutti guardavano esterrefatti, un po' per la vista diretta delle reliquie, un po' allarmati dal modo in cui le ossa venivano prese. Un episodio però si verificò a quel punto che ebbe l’effetto di rasserenare gli animi. Fra i Baresi c’erano anche due sacerdoti, Lupo e Grimoaldo. Quest’ultimo, durante tutta quell’operazione, aveva appoggiato ad una colonna un’ampolla di manna. Un movimento inconsulto la fece cadere, con il caratteristico rumore che precede l’andata in frantumi. E invece, ciò non si verificò. Dopo un primo momento di sorpresa, il fatto fu interpretato come un segno favorevole, un’approvazione da parte del Signore e del Santo stesso di quanto essi stavano facendo.
Così Matteo completò l’opera di estrazione delle reliquie, porgendole ai suddetti due sacerdoti che, baciandole, le riponevano in un panno. Qualcuno cercò di prendere anche una bella icona appesa al muro, ma gli altri lo esortarono a desistere per non privare del tutto i quattro monaci della presenza del Santo. Raccolte le reliquie, e quasi cantando sommessamente, presero la via delle navi. Dopo qualche incertezza su quale delle navi avrebbe dovuto avere l’onore di portare le reliquie, finalmente si decisero e levarono le ancore.

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Fin qui il fatto storico, che porta a comprendere (laicamente) come questa festività religiosa non sia altro che una celebrazione di un evento che di religioso ha ben poco. Vale poco considerare (sempre laicamente) che quei territori da cui son state tratte le spoglie del Santo , correvano un grosso rischio di cadere in mani degli "infedeli". Di fatto si celebra quella che in termini moderni è una rapina.


Che lo si voglia o no , è una strano concetto di religione , quello di depredare una città a favore di un altra. Del resto come ricordato il vero obiettivo non era tanto sollecitato da motivi ecumenici quanto da motivi economici e sociali di rilancio di una città fino allora alle prese con un anonimato culturale e commerciale.

martedì 5 maggio 2009

L'imperatore


Il divorzio mediatico

E se la smettessimo di parlare di feste di compleanno, di veline, di appuntamenti, di imperatori, e invece ci interessassimo, noi tutti italiani, a problemi un po' più seri quali il referendum, le elezioni , il bilancio statale, i soldi che non ci sono, il debito pubblico, la carenza di posti di lavoro e i salari insufficienti , il nuovo ordine mondiale, la crisi economica, lasciando perdere cio' che recita la TV ad ogni piè sospinto ?

Ogni popolo ha i governanti che si merita, mai detto fu più appropriato come in questo momento , per il popolo italiano.

Il popolo e il suo imperatore.

(meglio dire....popolino.....il popolo è tutt'altra cosa)

lunedì 27 aprile 2009

Saluti a Paolo Rossi Barnard

Paolo Rossi Barnard, è un amico , prima che un noto giornalista e profondo conoscitore della storia del nostro tempo. Autore dell'inchiesta "big pharma" della trasmissione Report (http://www.report.rai.it/) , da cui son nati i noti eventi che lo hanno coinvolto e di cui il blog ha dato notizia. Paolo, ha deciso in tutta libertà e coscienza di non proseguire più con la sua attività di divulgazione e pubblicazione dei sui articoli , come atto verso un immobilismo e inutilità delle battaglie sociali nella società italiana.
Preso atto di ciò, con sommo dispiacere di quanti fin ora hanno apprezzto il suo lavoro e le sue esposizioni di pensiero, dobbiamo per forza fermarci un attimo e considerare quanto Paolo vuole segnalare con la sua azione , o meglio con il suo ritiro. Leggiamo le parole di Paolo esposte nel suo blog e poi alcune considerazioni da attento lettore e osservatore.


Care amiche e amici,
Ho deciso di non rispondere più alle mail che ricevo e di smettere di scrivere, per alcuni motivi molto seri. Per dirla in breve: siamo complessivamente il popolo più stupido del mondo, che non può essere salvato, né cambiato, neppure un poco migliorato.
Quindi, basta faticare. Ho creduto per molti anni che dalla moltitudine delle fonti disponibili in Italia, cui io appartengo, con l'aiuto della Rete, scaturisse una qualche azione forte, ben organizzata, di vero impatto sociale, come sanno fare i pakistani, i moldavi, i somali, gli indios e anche gli americani e gli inglesi. Nulla di ciò accade qui ormai da 30 anni, e non accadrà mai. Mi spiace per quei pochi che dai miei scritti hanno tratto un aiuto, e che di conseguenza mi hanno poi ringraziato. Grazie a voi, ma per quanto possa sembrare spiacevole da dire, non mi basta. Uno come me lavora per ottenere almeno una frazione di cambiamento a livello della comunità, non per illuminare i singoli. Avrei fatto il terapeuta per quello scopo, non l'attivista informatore.
Questa Italia non ha speranze, né nel Sistema né nell'Antisistema, che è ancor più stupido del Sistema, e che è la vera mia disperazione. Non sappiamo fare, non sappiamo cambiare il nostro tempo, e mentre il resto del mondo lo fa, noi stiamo davanti al pc, o alle feste di piazza, o ad agitarci per non fare.
Noi italiani siamo, per dirla alla Shakespeare, l'essenza umana del 'Molto rumore per nulla'. Basta dunque.

Un abbraccio, Barnard

Fin qui le parole di Barnard, rispettabilissime, che ci portano a considerare come in effetti noi popolo di italiani siamo un insieme di persone per certi versi strane e atipiche. Ci sentiamo popolo in occasione di manifestazioni sportive (vincenti!) e di fronte a catastrofi naturali, mentre siamo i padroni assoluti del nostro orticello nelle restanti e piu' importanti occasioni che investono la nostra società. Il concetto di unione di pensiero e di persone è estraneo all'essere "italiano", noi fantasisti e per certi versi ecclettici italioti siamo piu' portati per il "cavarsela alla meno peggio" che per l'impegno per quanto semplice questo sia. "Tira a campà" il vecchio e onnipresente detto, che ci porta poi ad affermare la nostra essenza nel più comune e consono a noi tutti : "ma che me ne frega".
Tutto vero, tutto deprimente tutto sacrosanto. Noi italiani non sappiamo impegnarci neanche per questioni di fede, pronti come siamo a professare il nostro credo , salvo poi rinnegarlo alla prima convenienza a cominciare dalle amate lenzuola del talamo. Siamo così, pronti all' armiamoci e partite. Siamo così dal più famoso di noi tutti a finire all'ultimo dei mendicanti, ogni classe sociale è intrisa di questo carattere tipicamente italiano. Non è una scoperta ultima quella di dire che siamo persone con la memoria corta, con la pigrizia insita delle nostre assolate (una volta!) terre. Siamo mesti e pronti al riposo quanto siamo inermi e defatigati di fronte al lavoro. Massimo guadagno con minimo impegno il nostro motto. E' pur vero che siamo il popolo che ha conquistato il mondo e lo abbiamo perso, siamo stati culla di grandi personaggi in tutti i sensi, ed è vero che abbiamo svettato in tutti i campi dalla medicina alla scienza all'ingegneria alla politica e purtroppo anche nella truffa, nella delinquenza, nell'inganno. Siamo un popolo così, sempre lo siamo stato e sempre lo saremo è nel nostro DNA. Possiamo quindi mai pensare che magicamente per incanto o con un colpo di bacchetta possiamo cambiare questo stato di cose? Sono secoli che l'italiano ha queste caratteristiche, millenni in cui l'italico si è formato pensando esclusivamente al proprio orticello , alla propria stanza, perchè questo aveva a disposizione l'italico e con questo doveva sopravvivere. La larghezza di orizzonti si acquisisce con l'esperienza, con la cultura e con la conoscenza, e questi non si possono apprendere in un colpo solo all'istante. Cosa rimane a questo punto ? Rimane l'obiettivo di diffondere questa conoscenza, il solo mezzo che possa garantire un avanzamento della coscienza collettiva. Lavoro arduo, difficile e di lungo lungo corso. Gli effetti non saranno visibili in questa generazione e neanche nella successiva. Cosa fare arrendersi ? lasciare stare ? abbandonare la barca ? non è forse l'attenersi all'italico "che me ne frega ? "

Paolo afferma che non lavora per illuminare i singoli , e questa l'unica sua affermazione che mi sento di contraddire, non trovandomi assolutamente daccordo sul concetto di vita. Posso capire che una personalità profonda e consapevole come la sua sia abituata a farsi ascoltare da moltitudini e sia abituato ad inchieste che smuovono le coscienze , ma credo che non bisogna mai farsi prendere la mano da questo "successo" per quanto possa avere un obiettivo onesto. Sono molto piu' sicuro che una vita sia ben spesa in nome della diffusione della conoscenza anche se solo una persona riesce a capire il mio pensiero . Non importa se tale persona sarà influente per il cambiamento oppure no, importa invece che non abbiamo perso un attimo della nostra vita inutilmente : ci siamo capiti. La comprensione tra persone è la base di ogni società politica , economica, religiosa, e tale comprensione si ottiene con un lavoro di fino che è simile alla diffusione del granello di sale in una pentola di acqua. Un pizzico renderebbe la pietanza insipida, la giusta dose porta ad un piatto appetibile, ma una dose sovrabbondante fornisce di sicuro un piatto immangiabile.
Io stesso scrivo umilmente pensieri cercando di riportare non verità assolute , che sono al di fuori dei limiti umani, ma piuttosto una esposizione di possibili sentieri di vita di fronte ai bivi della stessa. Il libero arbitrio di ognuno di noi potrà indicarci coscientemente quale di questi intraprendere, il ruolo di tutte le persone - penso - deve esser quello di rendere massima pubblicità a questa moltitudine di sentieri non di indicare quale percorrere. Ogni verità sostenuta , anche dal piu' onesto degli intellettuali, puo' nascondere una mezza bugia, perchè nessuno di noi è testimone diretto di fatti ed eventi che determinano le nostre scelte. E quand'anche fossimo presenti in ogni dove e in ogni luogo nessuno di noi avrà mai l'intelligenza e la conoscenza assoluta delle cose. A mio giudizio, del tutto personale, potremo molto piu' semplicemnente riportare le nostre impressioni e il nostro ragionamento basato sulle nostre esperienze, e sui nostri valori che si formano man mano, anche ascoltanto quell'unico lettore o ascoltatore che avrà avuto la bontà di seguirci.
Queste mie considerazioni sono dedicate ad una persona che ho conosciuto seguendo una trasmissione televisiva, ascoltando le sue parole, leggendo le sue interviste, apprezzando il suo carattere a la sua onestà intellettuale. Ma mai in tutto questo tempo ho lasciato da parte il mio pensiero di fondo che è quello dare voce a ogni cosa di cui sono a conoscenza, in modo da poter aprire in primis la mia mente e poi , forse , anche quella di chi capita sui miei scritti.
E soprattutto non ho mai pensato di rinnegare la mia natura di italiano appartenente a questa terra , nel bene e nel male, piu' con i difetti degli italiani che con i pregi (pochi) degli stessi italiani.
Un ciao all'amico Paolo , per la sua strada , e un ringraziamento per queste cosniderazioni che ha suscitato anche col suo ultimo gesto di blogger.

Con affetto

domenica 26 aprile 2009

Influenza suina

Link utili

Ministero della salute
http://www.ministerosalute.it/index.jsp

Ultimo bollettino : num 155 del 26-05-09

Organizzazione mondiale della salute

World Health Organization

Ultimo aggiornamento :
Swine flu illness in the United States and Mexico - update 2
26 April 2009

Istituto superiore di sanità

Rete influnet


La diretta di Repubblica.it

http://www.repubblica.it
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Bollettino num 155 del Ministero della sanità



Influenza “suina”: resta alta la sorveglianza del Ministero
Attivate le misure previste per fare fronte ad una eventuale
pandemia influenzale


E’ sempre alta la sorveglianza del Ministero in merito ai focolai di influenza “suina” confermati in Messico e negli Stati Uniti. Al momento secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) i casi confermati in laboratorio di influenza suina A/H1N1 sono 20, i casi sospetti segnalati sono oltre mille e i decessi sono 49. Negli Stati Uniti, secondo l’European Centre for Disease Prevention and Control (ECDC), i casi confermati sono 20 e non è stato segnalato alcun decesso.
Il Sottosegretario alla Salute Prof. Ferruccio Fazio comunica che attualmente non sono stati confermati casi segnalati nel nostro Paese e sottolinea che il Ministero sta monitorando ora per ora in collegamento costante con gli organismi europei e internazionali l’evolversi della situazione.
E’ riunita presso il Ministero la Task Force e sono già state attivate le misure previste per fare fronte ad una eventuale pandemia influenzale.
Sono state allertate già dal 24 aprile la rete di controllo Influnet del Ministero, in collaborazione con l’Istituto Superiore di Sanità, e le altre strutture per la sorveglianza del virus sul territorio Sono stati anche allertati gli assessorati alla Sanità delle Regioni e delle Province autonome, sottolineando l’opportunità di evitare inutili allarmismi. Inoltre sono stati inviati agli Uffici di Sanità Marittima e Frontaliera (USMAF) dei volantini contenenti consigli per i viaggiatori in partenza o in arrivo dalle zone a rischio.
Domani, 27 aprile, sarà indicato il numero verde del Ministero di supporto per fornire informazioni ai cittadini.
Si precisa che al momento non si è ravvisata la necessita di assumere iniziative relative a controlli alle frontiere.
Si sottolinea che presso il Ministero sono stoccate quaranta milioni di dosi di farmaci antivirali. Più precisamente sono disponibili circa dieci milioni di dosi di farmaco Zanamivir (Relenza) e 60mila dosi di farmaco Oseltamivir (Tamiflu) pronte per l’assunzione. Sono inoltre disponibili circa 30 milioni di dosi di Tamiflu sotto forma di polvere, per l’incapsulamento della quale è già stato dato mandato all’Istituto Chimico Farmaceutico Militare di Firenze. Tale polvere, peraltro, può essere assunta, in estrema emergenza, in soluzione liquida.
Si segnala, infine, che l’Italia dispone di un preciso Piano concordato con gli altri Stati dell’Unione Europea di preparazione e risposta ad un’eventuale pandemia influenzale.