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lunedì 29 luglio 2013

Visioni


(graphic elaborazione Garimar)
 
La fine di internet (World Wide Web)

Perchè la razza umana ha in se il germe dell'autodistruzione, è un quesito che non troverà mai risposta.
Sembra che l'uomo sia naturalmente portato a distruggere tutto quanto di buono è riuscito a realizzare nella sua pur breve esistenza. Per di piu' si rimane basiti constatando che la finestra temporale in cui questo uomo è presente sul pianeta Terra è un infinitesimo rispetto all'enormità del tempo  universale.
Questo piccolo essere , che si vanta di essere la piu' inteligente forma di vita,  manipola e distrugge  ogni cosa di cui  viene a conoscenza o contatto. Questo assioma vale sia per la materia di cui è formato questo nostro pianeta, e sia per le piccole grandi invenzioni che l'uomo stesso è riuscito a realizzare nella sua brevissima esistenza.  Certamente , si dice, che il progresso umano è costellato di grandi eclatanti scoperte che hanno fatto solo il bene dell'umanità. Vera questa affemrazione che però potrebbe esser  confutata se solo spostiamo il discorso  sui punti di vista. Ogni singolo episodio umano puo' esser visto sotto una luce diversa, e come una medaglia che ha sempre il suo rovescio , anche scoperte che hanno contribuito all'innalzamento della società umana  possono essere valutate da altra prospettiva. 
Ma non è neanche questo il punto saliente della considerazione, il fatto rilevante è che l'uomo è portato a cambiare la natura delle cose. Si dirà che è sempre avvenuto , dato che l'uomo , diciamo, piega gli strumenti a proprio uso e consumo. 
Internet è nata da un idea molto semplice ( Tim Berners-Lee) , e di per se molto utile e democratica.  L'idea base era la condivisione a livello globale dell'informazione, o se vogliamo della conoscenza. Niente di piu' rilevante nella storia umana , che quello di diffondere conoscenza a tutto il globo. essere editore di se stesso  e delle proprie idee, grandioso.
Un idea progressista, rivoluzionaria per certi aspetti. Eccitante e illuminante al tempo stesso. Io connesso con il mondo , in modo del tutto libero , e libero di comunicare pensieri e o apprendere, informarmi  di ogni cosa avessi necessità. La diffusione a livello globale di  conoscenza come un azione democratica profonda e del tutto libera . Affermazione del principo universale che tutti hanno diritto di parola , per quanto ci siano parole spiacevoli.  All'origine era questo il significato della creazione della grande ragnatela globale , escludendo  di base la possibilità di fare affari sul questa ragnatela. Di fatto nel primo periodo era del tutto ecluso la possibilità di concludere un affare o ricavare profitto dallo scambio di informazioni . Principio sacrosanto e universale di solidarietà umana. 
L'uomo che si vanta di esser solidale , nella realtà è del tutto incapace di attenersi a questa coaratteristica.  Ed ecco che anche su questo mondo digitale virtuale sono iniziate le battaglie per cercare di ridurre questa apertura totale , e questa condivisione di sapere , che su un altro piatto della bilancia poteva fruttare svariate montagne di denaro sonante. Ed ecco che i primi oppositori a questo strumento così pensato sono proprio coloro che vengono osannati come i piu' grandi innovatori tecnologici a livello mondiale. Il piu' feroce oppositore di internet libero è quel tale Bill Gates che della vendita del software (linguaggio) ha fatto un commercio ultramiliardario imponendo de facto l'uso di determinati prodotti. Paradossalmente l'idolo dei giovanissimi Steve Jobs non gli è da meno , dato che  della chiusura e dell'imposizione esso stesso ne ha fatto un commercio miliardario. Per quanto lo stesso Jobs sia citato per quel "siate folli"   egli , si è ben guardato da esserlo , e ha sempre combattutto coloro che volevano un mondo "open".  Quindi il "siate folli" ...era di tutt'altra natura..."siate folli" e lasciatemi  il potere...!!! 
Da questi due grandi mostri sacri che hanno di fatto combattuto da sempre Internet nella sua essenza originaria. , si è poi giunti al fatto di porre sotto controllo la ragnatela. Enti governativi, governi, gruppi di potere, editori, affaristi piu' o meno noti , alla fine hanno avuto la delega a "cesurare" , bloccare, ed esigere cambiamenti a quanti fin allora si erano espressi sempre nella massima libertà di espressione. E via da li , leggi su leggi , regolamenti , regole, invocazioni di privacy piu' o meno note, appelli alla segregazione e chiusura o messa al bando di questo o quello . Ma in questo meccanismo tortuoso di una chiusura del mondo  open, si è poi dato coscientemente o involontariamente il potere sempre ai soliti noti , major, editori, controllori dell'informazione , le solite associazioni del controllo globale , il che può sembrare una citazione di fantasia, di fatto è un ente ben reale. Quindi da uno strumento simbolo della libertà e della democrazia in senso lato , siamo passati ad uno strumento ad uso e consumo dei soliti noti potentati mondiali che hanno pensato bene di trarne un lucro ben piu' che sperato. 
In sostanza ci abbiam perso tutti , l'umanità ha perso un altra opportunità di usare uno strumento per come era stato pensato con concetti  semplici e logici , trasformandolo in uno strumento di controllo e direzione del pensiero comune. In questa ottica si sono affermati i colossi piu' citati (spesso a sproposito) , anche essi ben lontani dal pensiero originale di libertà e che usiamo tutti in perfetta incoscienza.  In buona sostanza dalla democrazia assoluta siamo passati ad un imperialismo autocratico .
Il principio della fine non è quando una cosa muore , ma quando l'idea di questa cosa viene stravolta e sconfigurata nella propria essenzialità.
Ciao WWW. 

domenica 17 marzo 2013

Il tempo di Francesco


MEDIAWORLD



L'accostamento tra l'evocazione del nome Francesco e Mediaworld potrebbe ritenersi assurdo ed irriverente, invece risulta congruo e pertinente. Siamo in un momento in cui la Chiesa e perfino le Istituzioni stano "PROVANDO"  a dare un segnale di cambiamento . 
Se le parole e i nomi sono importanti , il nome Francesco e le parole  che si stanno via via ripetendo nei vari discorsi , sembrano abbiano dei segnali di cambi di rotta.
Solo in futuro potremmo dire se questo discorso rusulta reale o solo vacuità che si sgonfierà con il passaggio dei giorni. 
Il concetto che riporto oggi è ben diverso , non riguarda quello che potrebbe o non potrebbe essere, e non riguarda  se vedere o meno segnali di cambiamento. 
Mediaworld  il regno incontrastato dell' HI Tech , vero simbolo del mondo moderno . Vendita di oggetti e apparati che riempiono le nostre case, ma non solo , che influenzano i nostri modi e in definitiva il nostro mondo. 
Apparati ed oggetti che già prima di portarli a casa hanno iniziato la lora rapida obsolescenza, per esser sostituiti da ancor più nuovi e luccicanti nuovi modelli. Il vero modello del business fast and fourious.
Ogni epoca è caratterizzata da un modello , e Mediaworld ben rappresenta il nostro attuale modello , perlomeno , il modello occidentale.
A dir la verità questo modello in questi ultimi anni sta crollando esso stesso sotto i colpi di questa crisi economica e sociale. 
Detto questo (argomento che potrebbe aprire dibattiti accesi) , e ancora un altro e piu' profondo il fenomeno che Mediaworld ha posto sul tappeto. 
Rechiamoci in uno di questi empori magici dell'elettronica e guardiamoci attorno , luci, scaffali, oggetti, suoni, immagini , plastichine ed etichette ammiccanti , e la facilità del prodotto a portata di mano. 
Questo è il problema di fondo sociale che si radica , la facilità di poter accedere acquistare ogni cosa si desideri senza alcun sforzo e senza come si suol dire alcuna attesa .
Si dirà che il mondo moderno impone la modalità FAST. Chi non è veloce è tagliato fuori , come si suol dire è OUT.  
Per cui si va , si sceglie e si compra, si porta a casa, si usa  e si dimentica. E via così. 
Un modello che ha i suoi benefici nel fatto che dietro tutto c'è il "si produce". 
Questo è in sostanza. Ma l'aderire a questo modello , in specie per le nuove leve generazionali, fa perdere un apsetto che sarebbe rilevante nella vita di ogni persona : il valore.
Cosa è il valore ? 
Il valore può forse esser rappresentato dal costo del materiale ? no di certo , forse può esser rappresentato dal servizio che l'apparato permette di eseguire ?  ancora una volta la risposta è no. Il valore dovrebbe essere dato dal nostro lavoro e dal nostro sacrificio che ci permette di acquistare questo oggetto. 
Vale a dire, la possibilità di poter prendere tutto con facilità, e senza pensarci su per più di qualche ora se non minuti, fa deprezzare di molto il valore delle cose che riempiono la nostra vita. E cose di poco valore vengono dimenticate in fretta. 
Ecco perchè i nostri giovani sono vuoti , senza senso del valore in se , e non delle monete che posseggono in tasca. 
Nessuno si sacrifica più in attesa di poter conquistarsi sul campo  il telefono, il Tv, la lavatrice, il PC, la macchina fotografica, la scopa elettrica... 
Si pensa di aver bisogno di un qualcosa, si esce , si và, si compra , e si porta a casa , che problema c'è ? 
Così crescono le nostre giovani leve, si compra di tutto senza riflessione, senza pensiero, senza neanche il vero bisogno. 
E così facciamo perdere di valore alla nostra vita, al nostro mondo e sempre più nel baratro del vuoto ci troviamo.
Un tempo , quando ancora c'era la speranza di un mondo migliore, si attendeva per lungo tempo il momento di poter arrivare a comprare qualcosa. E questo lungo tempo faceva si che in effetti esisteva un reale bisogno. La vita era piena, consapevole, ma soprattutto  si sognava.
Il sogno accompagnava le nostre azioni , i nostri lavori, i nostri impegni, sognavamo un mondo migliore. Ma non sognavamo certamente un mondo basato su Fast e Fourious. Purtroppo i sogni man mano sono stati dimenticati, arrendendosi al tutto e subito con facilità.
Il pensiero imperante che si è imposto è : la vita è breve occorre godersela. Pensando che godere della vita sia sempre e solo conquistare l'ultimo modello di cellulare che è sullo scaffale. 
Ecco cosa mi ispira il nome Francesco e cosa penso di Mediaworld.

venerdì 31 agosto 2012

La parabola del Rock e Facebook

(Pink Floyd - The Wall)

Il Muro

Le avanguardie del Rock segnarono gli anni '60/'70 rivoluzionando il mondo della musica , del fare e recepeire la musica ROCK. Esponenti di rilievo di tali avanguardie contribuirono a cambiare per sempre le regole dello spettacolo musicale e non solo , unendo musica immagini e luci in un mix allucinogeno di emozione e sensazione. Il gruppo che più ha contribuito con i propri tour e dischi a tale rivoluzione sono stati indubbiamente i Pink Floyd.  Come ogni  rivoluzione  , anche quella delle avanguardie , data l'esplosione a livello mondiale dei gruppi musicali , arrivò però a chiudersi su se stessa perdendo di vista l'obiettivo principale dei musicisti  che è quello dell'ascolto del brano musicale. Il punto di rottura e di non ritorno di tale fenomeno fu segnato dal disco prima e dal conseguente tour poi  "The Wall" , il muro creatosi tra artisti e spettatori, i primi racchiusi nella ricerca esasperata del riff, e i secondi urlanti e piangenti per nulla attenti alle note esplose dagli impianti di amplificazione. Il muro appunto invalicalibile con la comunicazione impossibile tra palco e spettatori.
Allo stesso modo Facebook , ha rappresentato l'avanguardia della comunicazione mediatica  in internet. Il fenomeno Facebook esploso quasi per caso  , essendo nato solo per disporre di un book di immagini - in prevalenza femminili - per contatti in ambito scolastico. Ebbene tale book , ha preso man mano piede e a livello mondiale ha avuto una esplosione demografica senza pari. Possiamo dire che l'era Internet si può dividere tra prima di Facebook e il dopo Facebook. Il social network per eccellenza è divenuto nel giro di pochissimo il punto di approdo e di ritrovo degli sperduti della rete , il luogo di convivenza virtuale e di comunicazione totale in ogni ambito : familiare, nazionale, mondiale, globale, fino ad approdare alla comunicazione politica e finianziaria, filosofica ed anche didattica ;  in altri termini la vera  comunicazione globale.
Questo social network si è evoluto , annichilendo gli altri sistemi  in auge fino al suo avvento quali i comunicator propriamente detti ( Messenger MSN, Yahoo messenger, ICQ, AOL, Odigo ...) e i vari siti e comunità come i vari Meetic, Netlog, Badoo, HI5 ect...
Tutti amichevolmente su Facebook , indubbiamente è stato un piacere ritrovare vecchi compagni di scuola, parenti lontani , amicizie dimenticate ,vecchi compagni di lavoro e anche nemici (diciamolo) , e tutto questo con una facilità disarmante. 
E' bastato  un click e  ritrovare vecchi e nuovi rapporti , relazioni, discussioni, comunità.
Man mano ha preso piede sempre di più la necessità di collegarsi a Facebook e rimanerci per l'intera giornata.
Gli amministratori di Facebook , capito per tempo la potenzialità di tale social netowork, non avendo peli sullo stomaco, giustamente, han pensato da subito di realizzare una macchina da guerra poderosa per far soldi a palate . Il colosso Google ha tremato al cospetto di questo social network , infatti  Facebook   ha imposto cose quali il famoso "mi piace" , poi il "tag", e poi la "chat interna", ed un infinità di APP piu' o meno note che ci forniscono ogni possibile uso, dal   "sono qui" , al "vado qui" oppure "interverrò" . 
Non sei nessuno se non sei su Facebbok!
Ma come la parabola del Rock, la complessità sempre maggiore dell'apparato, ma soprattutto la perdita dello scopo per cui iscriversi da parte degli utenti, sempre di più portano verso la decadenza del social network. 
E' nell'aria , sotto i colpi di APP sempre piu' uguali a se stesse ed invadenti, sotto la moda imperante dei manifesti e delle esposizioni spersonalizzate  , e soprattutto sotto il desiderio spasmodico di collezionare "mi piace" ad ogni spron battuto.
La comunicazione che voleva essere in rapporto di uno-a-molti , ma preservando il colloquio uno-a-uno si è andata via via persa nell'unica comunicazione oramai imperante : uno-a-molti .
Ecco che sempre di più la bacheca è affollatissima di lanci mattutini e serali di buongiono e buonasera "URBI ET ORBI" , tutti accomunati in un fascio di pseudo-amicizie, senza nessun individualismo e senza nessuna caratterizzazione, come nelle mense, il menù uguale per tutti !.
Sempre più la moda di condannare o eloggiare con parole desunte da citazioni e/o articoli piu' o meno famose, e sempre piu' la facilità della diffusione di notizie quasi mai verificate, in sostanza  "c'è scritto su Facebook" , quindi è vero a prescindere. 
Per questo parimenti alla storia delle avanguardie del Rock , il Social Network e i suoi utenti stanno richiudendosi su se stessi. 
Di fatto , l'azienda quotata in borsa con manifesta soddisfazione ( e supervalutazione..diciamolo!) , in breve tempo è stata ridimensionata del più del 50 %. 
Di questo ancora  non c'è una consapevolezza assoluta, ma i segnali di un tramonto prossimo sono evidenti, quando lo strumento prende il sopravvento sulla sostanza, non c'è legge che tenga, è destinato a decadere. 
Indubbiamente Facebook ha rappresentato una rivoluzione, sia per la facilità della comunicazione (parlare per immagini, condividere eventi, far partecipare amici, amici di amici, conoscenti ...), ha rappresentato un cambiamento costruendo quello che è una piazza su cui tutti si possono incontrare (anche se l'idea non è originale vedi ad esempio lo scomparso Second Life, che però dopo un boom iniziale è andato man mano spegnendosi, anche perchè in quel caso  la facilità d'uso era alquanto aleatoria) ; il merito è senz'altro quello di aver reso protagonisti tutti  con la semplice presenza, questo il segreto del successo ; ma allo stesso tempo il fatto che Facebbok in cambio esige sapere tutto di te (in maniera chiara e anche in maniera subdola), ecco lo scopo de  il "dove sono"  il "cosa mi piace" il "cosa faccio" , "quali sono le mie amicizie" ,"quali sono le mie foto" , tutte informazioni che  costituiscono  un bagaglio di informazione preziosissimo che permette a sistemi sofisticati di analisi di esporre suggerimenti personalizzati, e fin anche di influenzare movimenti e tendenze sociali . Non da poco tale potenza nel mondo moderno. 
Ma tutto questo ha creato un sistema che è un mostro e all'interno del quale gli utenti  sempre di più perdono di vista la ragione dell'esserci. Perchè alla fine è sempre valido il pensiero dove sono , cosa faccio.
Il muro appunto, anche in questo caso siamo di fronte a "The Wall".

lunedì 20 luglio 2009

lunedì 27 aprile 2009

Saluti a Paolo Rossi Barnard

Paolo Rossi Barnard, è un amico , prima che un noto giornalista e profondo conoscitore della storia del nostro tempo. Autore dell'inchiesta "big pharma" della trasmissione Report (http://www.report.rai.it/) , da cui son nati i noti eventi che lo hanno coinvolto e di cui il blog ha dato notizia. Paolo, ha deciso in tutta libertà e coscienza di non proseguire più con la sua attività di divulgazione e pubblicazione dei sui articoli , come atto verso un immobilismo e inutilità delle battaglie sociali nella società italiana.
Preso atto di ciò, con sommo dispiacere di quanti fin ora hanno apprezzto il suo lavoro e le sue esposizioni di pensiero, dobbiamo per forza fermarci un attimo e considerare quanto Paolo vuole segnalare con la sua azione , o meglio con il suo ritiro. Leggiamo le parole di Paolo esposte nel suo blog e poi alcune considerazioni da attento lettore e osservatore.


Care amiche e amici,
Ho deciso di non rispondere più alle mail che ricevo e di smettere di scrivere, per alcuni motivi molto seri. Per dirla in breve: siamo complessivamente il popolo più stupido del mondo, che non può essere salvato, né cambiato, neppure un poco migliorato.
Quindi, basta faticare. Ho creduto per molti anni che dalla moltitudine delle fonti disponibili in Italia, cui io appartengo, con l'aiuto della Rete, scaturisse una qualche azione forte, ben organizzata, di vero impatto sociale, come sanno fare i pakistani, i moldavi, i somali, gli indios e anche gli americani e gli inglesi. Nulla di ciò accade qui ormai da 30 anni, e non accadrà mai. Mi spiace per quei pochi che dai miei scritti hanno tratto un aiuto, e che di conseguenza mi hanno poi ringraziato. Grazie a voi, ma per quanto possa sembrare spiacevole da dire, non mi basta. Uno come me lavora per ottenere almeno una frazione di cambiamento a livello della comunità, non per illuminare i singoli. Avrei fatto il terapeuta per quello scopo, non l'attivista informatore.
Questa Italia non ha speranze, né nel Sistema né nell'Antisistema, che è ancor più stupido del Sistema, e che è la vera mia disperazione. Non sappiamo fare, non sappiamo cambiare il nostro tempo, e mentre il resto del mondo lo fa, noi stiamo davanti al pc, o alle feste di piazza, o ad agitarci per non fare.
Noi italiani siamo, per dirla alla Shakespeare, l'essenza umana del 'Molto rumore per nulla'. Basta dunque.

Un abbraccio, Barnard

Fin qui le parole di Barnard, rispettabilissime, che ci portano a considerare come in effetti noi popolo di italiani siamo un insieme di persone per certi versi strane e atipiche. Ci sentiamo popolo in occasione di manifestazioni sportive (vincenti!) e di fronte a catastrofi naturali, mentre siamo i padroni assoluti del nostro orticello nelle restanti e piu' importanti occasioni che investono la nostra società. Il concetto di unione di pensiero e di persone è estraneo all'essere "italiano", noi fantasisti e per certi versi ecclettici italioti siamo piu' portati per il "cavarsela alla meno peggio" che per l'impegno per quanto semplice questo sia. "Tira a campà" il vecchio e onnipresente detto, che ci porta poi ad affermare la nostra essenza nel più comune e consono a noi tutti : "ma che me ne frega".
Tutto vero, tutto deprimente tutto sacrosanto. Noi italiani non sappiamo impegnarci neanche per questioni di fede, pronti come siamo a professare il nostro credo , salvo poi rinnegarlo alla prima convenienza a cominciare dalle amate lenzuola del talamo. Siamo così, pronti all' armiamoci e partite. Siamo così dal più famoso di noi tutti a finire all'ultimo dei mendicanti, ogni classe sociale è intrisa di questo carattere tipicamente italiano. Non è una scoperta ultima quella di dire che siamo persone con la memoria corta, con la pigrizia insita delle nostre assolate (una volta!) terre. Siamo mesti e pronti al riposo quanto siamo inermi e defatigati di fronte al lavoro. Massimo guadagno con minimo impegno il nostro motto. E' pur vero che siamo il popolo che ha conquistato il mondo e lo abbiamo perso, siamo stati culla di grandi personaggi in tutti i sensi, ed è vero che abbiamo svettato in tutti i campi dalla medicina alla scienza all'ingegneria alla politica e purtroppo anche nella truffa, nella delinquenza, nell'inganno. Siamo un popolo così, sempre lo siamo stato e sempre lo saremo è nel nostro DNA. Possiamo quindi mai pensare che magicamente per incanto o con un colpo di bacchetta possiamo cambiare questo stato di cose? Sono secoli che l'italiano ha queste caratteristiche, millenni in cui l'italico si è formato pensando esclusivamente al proprio orticello , alla propria stanza, perchè questo aveva a disposizione l'italico e con questo doveva sopravvivere. La larghezza di orizzonti si acquisisce con l'esperienza, con la cultura e con la conoscenza, e questi non si possono apprendere in un colpo solo all'istante. Cosa rimane a questo punto ? Rimane l'obiettivo di diffondere questa conoscenza, il solo mezzo che possa garantire un avanzamento della coscienza collettiva. Lavoro arduo, difficile e di lungo lungo corso. Gli effetti non saranno visibili in questa generazione e neanche nella successiva. Cosa fare arrendersi ? lasciare stare ? abbandonare la barca ? non è forse l'attenersi all'italico "che me ne frega ? "

Paolo afferma che non lavora per illuminare i singoli , e questa l'unica sua affermazione che mi sento di contraddire, non trovandomi assolutamente daccordo sul concetto di vita. Posso capire che una personalità profonda e consapevole come la sua sia abituata a farsi ascoltare da moltitudini e sia abituato ad inchieste che smuovono le coscienze , ma credo che non bisogna mai farsi prendere la mano da questo "successo" per quanto possa avere un obiettivo onesto. Sono molto piu' sicuro che una vita sia ben spesa in nome della diffusione della conoscenza anche se solo una persona riesce a capire il mio pensiero . Non importa se tale persona sarà influente per il cambiamento oppure no, importa invece che non abbiamo perso un attimo della nostra vita inutilmente : ci siamo capiti. La comprensione tra persone è la base di ogni società politica , economica, religiosa, e tale comprensione si ottiene con un lavoro di fino che è simile alla diffusione del granello di sale in una pentola di acqua. Un pizzico renderebbe la pietanza insipida, la giusta dose porta ad un piatto appetibile, ma una dose sovrabbondante fornisce di sicuro un piatto immangiabile.
Io stesso scrivo umilmente pensieri cercando di riportare non verità assolute , che sono al di fuori dei limiti umani, ma piuttosto una esposizione di possibili sentieri di vita di fronte ai bivi della stessa. Il libero arbitrio di ognuno di noi potrà indicarci coscientemente quale di questi intraprendere, il ruolo di tutte le persone - penso - deve esser quello di rendere massima pubblicità a questa moltitudine di sentieri non di indicare quale percorrere. Ogni verità sostenuta , anche dal piu' onesto degli intellettuali, puo' nascondere una mezza bugia, perchè nessuno di noi è testimone diretto di fatti ed eventi che determinano le nostre scelte. E quand'anche fossimo presenti in ogni dove e in ogni luogo nessuno di noi avrà mai l'intelligenza e la conoscenza assoluta delle cose. A mio giudizio, del tutto personale, potremo molto piu' semplicemnente riportare le nostre impressioni e il nostro ragionamento basato sulle nostre esperienze, e sui nostri valori che si formano man mano, anche ascoltanto quell'unico lettore o ascoltatore che avrà avuto la bontà di seguirci.
Queste mie considerazioni sono dedicate ad una persona che ho conosciuto seguendo una trasmissione televisiva, ascoltando le sue parole, leggendo le sue interviste, apprezzando il suo carattere a la sua onestà intellettuale. Ma mai in tutto questo tempo ho lasciato da parte il mio pensiero di fondo che è quello dare voce a ogni cosa di cui sono a conoscenza, in modo da poter aprire in primis la mia mente e poi , forse , anche quella di chi capita sui miei scritti.
E soprattutto non ho mai pensato di rinnegare la mia natura di italiano appartenente a questa terra , nel bene e nel male, piu' con i difetti degli italiani che con i pregi (pochi) degli stessi italiani.
Un ciao all'amico Paolo , per la sua strada , e un ringraziamento per queste cosniderazioni che ha suscitato anche col suo ultimo gesto di blogger.

Con affetto

martedì 6 gennaio 2009

Tanti anni fa

(foto di Garimar)
La Befana

Tanti anni fa, aspettavo la Befana con ansia e pieno di eccitazione per i regali che avrei trovato sotto il camino. Allora non era usanza del Babbo Natale nordico, i regali arrivavano con la vecchina , un unico momento di scoperta e rivelazione.
Regali e caramelle, e qualche carbone (vero).
Non esistevano le calze coloratissime e profumate che si usano oggi, ma si appendevano gli usuali calzettoni , quelli di tutti i giorni.
La sveglia era all'alba, per precipitarsi urlando a scoprire quale pacco era stato destinato dalla vecchina.
Nessun arnese tecnologico , o marchingegno wi-fi o bluetooth.
Oggi crediamo di essere dominatori del mondo sol perchè possediamo l'ultimo telefonino figo che ci permette di comunicare col mondo, l'ultimo ritrovato della tecnica che ci permette di esser sempre connessi.
Comunicare cosa? esser connessi a cosa?
Cosa comunichiamo oggi se siamo vuoti dentro? parliamo di tecnica e di diavolerie elettroniche sentendoci potenti e ultramoderni, ma in realtà lo siamo sul serio?
E' vero , gli ultimi lcd/plasma si vedono una meraviglia, il terminale ultrasottile lo teniamo in tasca, l'access-point ultrapotente ci connette in un miliardesimo di secondo. E allora?
Cosa abbiamo concluso ?
Facciamo telefonate per dire il nulla, scriviamo messaggi che non significano nulla, milioni di parole scritte e lette e dimenticate.
Immersi nella nostra tecnica che ci sovrasta e ci comanda a bacchetta, ci illudiamo di esser liberi , e siamo costretti peggio che nelle celle di Alcatraz.
Un tempo si correva al camino e si era felici se si trovavano le bocce, o il trenino, o ciccio-bello, o la pistola da cowboy.
In effetti un tempo si giocava, si giocava con gli amici ad indiani e cowboy, infinite battaglie e scorribande nei campi. Dove sono quei bimbi oggi ?
Tutti connessi , o al nintendo, alla playstation soli , soli fin da giovanissimi presi dal terminale, dall'ultimo schermo che trasfigura tutto.
Non vedo da secoli ragazzini giocare ad indiani e cowboy, anzi meglio non vedo da secoli ragazzini giocare.
Vedo sempre , invece, padri e madri presi (loro piu' dei figli) dalla tecnica.
Il padre super impegnato col suo blackberry ultrafigo, la madre super manager con l'ultimo iPhone a ciarlare di niente e accarezzate il touch-screen neanche fosse suo figlio.
Siamo preoccupati che tutto sia all'ultimo grido e perfettamente funzionante e abbiamo perso il perchè delle cose.
Urliamo che siamo potenti e ultrafighi, ma non sappiamo il perchè delle cose.
Facciamo cose incomprensibili perchè ci siam fatti prendere la mano da cio' che è solo parvenza.
Comunicazione è la parola di questo secolo , ma non abbiamo niente da comunicare , perchè ci siamo concentrati piu' sul mezzo che sul contenuto. Siamo presi dalla scatola, non da cio' che è dentro.
Che delirio universale quello di esser sull'ultima release, sull'aggiornamento all'ultimo secondo....avendo perso quello che in effetti è la sostanza.
Tanti anni fa c'erano le calze piene di dobloni dorati, di caramelle "Rossana" e di cioccolatini "Perugina" ed eravamo felici (ma sul serio) di aver quelle poche cose. Si parlava, si urlava, si rideva, si rideva sul serio e non forzatamente.
Quanto tempo che non ridiamo? ....interrotti sempre da trilli e SMS che spezzano la nostra giornata, e senza i quali andiamo in crisi di astinenza.
Siamo sul WiMax figo...e intorno abbiamo il deserto....fighissimo!!!!
Moriremo con l'ultimo Nokia in tasca...sarà una bella morte.

venerdì 27 giugno 2008

MICROSOFT: OGGI BILL GATES VA IN PENSIONE


MICROSOFT: OGGI BILL GATES VA IN PENSIONE

Dopo 33 anni finisce un'era. Il fondatore di MSFT lascia l'attivita' aziendale e si dedica a tempo pieno alla filantropia con la Bill & Melinda Gates Foundation ($37,3 miliardi in gestione).

E così si chiude un era e tralasciando i facili accenni sui cambi della vita sociale che ha portato quest'uomo con la sua microsoft e il suo windows il sistema operativo che ha invaso ( a torto o a ragione) il mondo.
Tralasciamo anche le origini di tale avventura, dato che i signori Gates e Jobs (Apple) se le son suonate e cantate di santa ragione.
Tralasciamo anche il fatto che il il tanto decantato Windows nasce da un atto non proprio di specchiata onestà, ma si sà è stato solo il precursore di cio' che oggi è la regola d'oro e che và sotto il nome di "imposto dal mercato".
Soffermiamoci invece sul fatto che a 52 anni (ma non c'è nessun innalzamento dell'età pensionabile???) il sig. Gates se ne và in pensione , letteralmente passando i suoi averi ad una fondazione la Bill & Melinda Gates Foundation ($37,3 miliardi in gestione).
Per cui , come si suol dire, preparandosi la strada ad un "Santo Subito", bello ricco e pure misericordioso. L'uomo piu' ricco del mondo è un filantropo.
Ma c'è un vecchio detto popolare che ci ricorda che "il lupo prede il pelo ma non il vizio" , e dato che un impero nato con sotterfugi non puo' improvvisamente trasformarsi in un opera caritatevole senza nessun tornaconto, vien da chiedersi sarà proprio così ?

Allora tanto per non andare molto indietro nel tempo , cerchiamo cerchiamo e troviamo una notiziola :

Per esempio, il Cimmyt ha ricevuto 47 milioni di dollari dalla Bill & Melinda Gates Foundation
(il miliardario monopolista di Microsoft) per diffondere gli OGM in Africa.
E i Paesi africani si sono visti imporre da USA e Brasile l’obbligo di adottare alberi transgenici (con il pretesto di ricavarne biocarburanti da cellulosa) alla Conferenza per la biodiversità tenutasi a Bonn il 30 maggio scorso. Gli africani volevano una moratoria, per capire l’effetto che questi alberi avranno sull’ecosistema. Niente: devono piantarli, e zitti.

Ohibò...sarà una delle tante iniziative filantropiche del nuovo corso della vita di Gates...!!!
Del resto cosa c'è di meglio che schierarsi a favore degli OGM e cercare ,con la scusa degli aiuti umanitari , di imporli ai miserandi popoli affamati e a coloro che ben presto lo saranno ?

E' cominciata la colossale opera di marketing e di lobby per «vendere» la soluzione transgenica al «global warming». Con la distribuzione di grandi mazzette, pardon «contributi alla ricerca», per coinvolgere e tacitare i laboratori pubblici di ricerca più grossi, come il Cimmyt (Centro internazionale di miglioramento del mais e del frumento) e il CGIAR (Gruppo consultivo internazionale di ricerca agricola).

Per cui il buon San Gates & Melinda pensa bene di elargire 47 milioni di dollari al Cimmyt , che di certo magari in parte aiuterà con i suoi nuovi prodotti OGM i popoli poveri (rendendoli però ancor piu' schiavi!) , ma da un altro verso produrrà indubbi profitti essendo diretti a divenire monopolisti dei geni , imponendo anche i non affamati (almeno per ora) gli stessi OGM.

Del resto a pensarci bene, non è forse come il beneamato Windows imposto a forza al 95 % della popolazione mondiale ?
...solo che ora il campo di battaglia si sposta su un altro prodotto : il cibo.

Molto piu' proficuo e per di piu' presentandosi con un aureola di Santi.

Del resto storicamente al mondo si sà bene che i grandi sono Santi e Battaglieri!!!

Auguri sig. Gates per la sua pensione.

martedì 20 maggio 2008

Paolo Barnard

Per chi è interessato a capire il perchè delle cose o per chi è interessato a sentire più di un opinione , senza accodarsi al gregge belante, dei soliti italiani per i quali la colpa è sempre e solo degli altri.

Per tutti coloro che hanno sale in zucca e vogliono , anzi
si impongono di ragionare consiglio l'ultimo articolo di Paolo Barnard
"l'informazione è noi"
http://www.disinformazione.it/INFORMAZIONE.pdf

Per chi non lo sapesse Paolo Barnard è uno dei giornalisti della prima serie di REPORT autore di varie inchieste e approfondimenti quali Little Pharma & Big Pharma

venerdì 16 novembre 2007

...per cosa

Per cosa siamo qui ?
Per quale motivo ci affanniamo sulla tastiera
spingendo sbizzarriti i famosi
qwerty ?
cosa simboleggia la scrittura di un blog?

Come i segnali di fumo dei mitici indiani
mandiamo questi segnali
speranzosi di risposta
all'orizzonte
o mandiamo a vuoto queste nuvolette di fumetti ?
Se non altro dire
"io ci sono"
Chi lo nota ?....
chi leggerà ?
chi penserà ?
e soprattutto chi crederà?

Certo possiamo scrivere per
conquistare il vertice
della classifica dei contatti
(chisà perchè molti credono
tanti contatti = molto figo!),
oppure vogliamo
inviare un "message in a bottle"
e poi lanciarlo nel mare
dell'indifferenza..sperando
che in qualche spiaggia amena
venga raccolto.
Spesso qualche nave mercantile invece
ne fa scempio della nostra
piccola bottiglia.

Di fatto rimane
che questi caratteri
uno dopo l'altro
formano delle parole
dei pensieri
dei minuti della vita
passati ad esprimere
qualunque cosa
scherzi, serietà,scempiaggini,ironie,provocazioni,proposte...
qualunque cosa
è comunque un tempo
anche minimo della nostra vita
di chi scrive e di chi legge
questo è il legame!