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domenica 17 marzo 2013

Il tempo di Francesco


MEDIAWORLD



L'accostamento tra l'evocazione del nome Francesco e Mediaworld potrebbe ritenersi assurdo ed irriverente, invece risulta congruo e pertinente. Siamo in un momento in cui la Chiesa e perfino le Istituzioni stano "PROVANDO"  a dare un segnale di cambiamento . 
Se le parole e i nomi sono importanti , il nome Francesco e le parole  che si stanno via via ripetendo nei vari discorsi , sembrano abbiano dei segnali di cambi di rotta.
Solo in futuro potremmo dire se questo discorso rusulta reale o solo vacuità che si sgonfierà con il passaggio dei giorni. 
Il concetto che riporto oggi è ben diverso , non riguarda quello che potrebbe o non potrebbe essere, e non riguarda  se vedere o meno segnali di cambiamento. 
Mediaworld  il regno incontrastato dell' HI Tech , vero simbolo del mondo moderno . Vendita di oggetti e apparati che riempiono le nostre case, ma non solo , che influenzano i nostri modi e in definitiva il nostro mondo. 
Apparati ed oggetti che già prima di portarli a casa hanno iniziato la lora rapida obsolescenza, per esser sostituiti da ancor più nuovi e luccicanti nuovi modelli. Il vero modello del business fast and fourious.
Ogni epoca è caratterizzata da un modello , e Mediaworld ben rappresenta il nostro attuale modello , perlomeno , il modello occidentale.
A dir la verità questo modello in questi ultimi anni sta crollando esso stesso sotto i colpi di questa crisi economica e sociale. 
Detto questo (argomento che potrebbe aprire dibattiti accesi) , e ancora un altro e piu' profondo il fenomeno che Mediaworld ha posto sul tappeto. 
Rechiamoci in uno di questi empori magici dell'elettronica e guardiamoci attorno , luci, scaffali, oggetti, suoni, immagini , plastichine ed etichette ammiccanti , e la facilità del prodotto a portata di mano. 
Questo è il problema di fondo sociale che si radica , la facilità di poter accedere acquistare ogni cosa si desideri senza alcun sforzo e senza come si suol dire alcuna attesa .
Si dirà che il mondo moderno impone la modalità FAST. Chi non è veloce è tagliato fuori , come si suol dire è OUT.  
Per cui si va , si sceglie e si compra, si porta a casa, si usa  e si dimentica. E via così. 
Un modello che ha i suoi benefici nel fatto che dietro tutto c'è il "si produce". 
Questo è in sostanza. Ma l'aderire a questo modello , in specie per le nuove leve generazionali, fa perdere un apsetto che sarebbe rilevante nella vita di ogni persona : il valore.
Cosa è il valore ? 
Il valore può forse esser rappresentato dal costo del materiale ? no di certo , forse può esser rappresentato dal servizio che l'apparato permette di eseguire ?  ancora una volta la risposta è no. Il valore dovrebbe essere dato dal nostro lavoro e dal nostro sacrificio che ci permette di acquistare questo oggetto. 
Vale a dire, la possibilità di poter prendere tutto con facilità, e senza pensarci su per più di qualche ora se non minuti, fa deprezzare di molto il valore delle cose che riempiono la nostra vita. E cose di poco valore vengono dimenticate in fretta. 
Ecco perchè i nostri giovani sono vuoti , senza senso del valore in se , e non delle monete che posseggono in tasca. 
Nessuno si sacrifica più in attesa di poter conquistarsi sul campo  il telefono, il Tv, la lavatrice, il PC, la macchina fotografica, la scopa elettrica... 
Si pensa di aver bisogno di un qualcosa, si esce , si và, si compra , e si porta a casa , che problema c'è ? 
Così crescono le nostre giovani leve, si compra di tutto senza riflessione, senza pensiero, senza neanche il vero bisogno. 
E così facciamo perdere di valore alla nostra vita, al nostro mondo e sempre più nel baratro del vuoto ci troviamo.
Un tempo , quando ancora c'era la speranza di un mondo migliore, si attendeva per lungo tempo il momento di poter arrivare a comprare qualcosa. E questo lungo tempo faceva si che in effetti esisteva un reale bisogno. La vita era piena, consapevole, ma soprattutto  si sognava.
Il sogno accompagnava le nostre azioni , i nostri lavori, i nostri impegni, sognavamo un mondo migliore. Ma non sognavamo certamente un mondo basato su Fast e Fourious. Purtroppo i sogni man mano sono stati dimenticati, arrendendosi al tutto e subito con facilità.
Il pensiero imperante che si è imposto è : la vita è breve occorre godersela. Pensando che godere della vita sia sempre e solo conquistare l'ultimo modello di cellulare che è sullo scaffale. 
Ecco cosa mi ispira il nome Francesco e cosa penso di Mediaworld.

domenica 12 febbraio 2012

..e una domanda a quelli di oggi!

(foto da biteyourapple)

..e voi dove siete cazzo!


Se quelli del '68 sono sciolti come neve al sole (anche se di neve in questo periodo siam pieni), dobbiamo obiettivamente considerare che quelli di "oggi" non sono proprio mai nati. 
Si dirà che si potrebbe ricondurre il tutto al fatto che la generazione del '68 ha tradito i suoi ideali , e il suo spirito. Infatti i contestatori di un tempo oggi , oltre ad essere classe dirigente, sono anche genitori, educatori, tutor , e i giovani di oggi sono figli di quella mentalità, purtroppo ,"avariata" che conduce a questo stato di cose. 
Dove siete ragazzi ?  io non vedo in giro giovani leve che abbiano una qualunque idea, o una qualunque proposta magari una incazzatura da portare sul tavolo della contrattazione sociale. Eppure siamo in uno stato di cose ben peggiore di quello degli annni '70. Ma mentre a quel tempo c'era un ribollire di pensieri , di cervelli che magari anche falsamente, producevano una fucina sempre accesa di affermazione, oggi c'è un silenzio direi tombale, una sorta di cappa tenebrosa che ammanta le idee, le volontà e perfino la voglia di divertimenti dei giovani di oggi. 
Appunto dove siete giovani, con le vostre forze, con la vostra testa, con il vostro sacrosanto diritto di affermare che il futuro è vostro ?
Penso a questo punto  che la generazione sessantottina abbia perpretato il più grande crimine (nonostante ciò che afferma Paolo Barnard) non è il crimine dell'economia moderna, ma è l'uccisione della nuova generazione che inizia proprio negli ambiti familiari. 
Famiglie formate da coloro che un tempo contenstavano, sono state la fucina silenziosa e ingannevole della formazione delle giovani leve che oggi sono il tessuto su cui si dovrebbe reggere il mondo di domani. 
Ed ecco che oltre ad aver tradito se stessi, questi genitori hanno tradito i loro figli, togliendo , magari come si suol dire , per troppo amore, quella speranza di luce e di affermazione sociale.Ma è vero amore quel tipo di amore ? 
Famiglie preoccupate di creare la culla morbidosa, dove tutto è sicuro, dove tutto è dovuto, e soprattutto dove tutto è facile. Del resto negli anni del progresso facile veniva naturale fare i genitori del "tutto dovuto" come una rivendicazione della vita di successo.
Coloro che un tempo brandivano le bandiere della contestazione, hanno ceduto il campo alle tentazioni di  comprare tutto a "costo zero"; facile e anche comodo, accontentare quei ragazzi,da cui gli adulti man mano si stavano allontanando sempre più spesso. I contestatori del '68  si andavano immergendo sempre più del mondo della "crescita continua" , delgli "utili in salita" dei grafici aziendali  di "business di successo". Presi da questo compito esclusivo hanno pensato bene di ammorbidire la propria coscienza del comportamento familiare  con elargizione di "benefit come premio ai propri figli".
Ed è paradossale come quegli uomini che contestavano il sistema , affermando il diritto di gestire il proprio tempo, in seguito abbiano creato un mostro di società che proprio di quel tempo fa scempio . Uomini sempre più fuori dalla famiglia, e figli sempre più esclusi dalle strade. I mezzi di questo mostro fagocitatore ?  Internet, melafonini, auto,moto social network, console di giochi , e soldi in tasca. Ecco il modello familiare perseguito da quelli del '68,un modello indubbiamente di successo. 
Dall'altro lato, un sistema di educazione (familiare, scolastico, sociale) sempre più assente e privo di contenuti, adulti sempre troppo impegnati per potersi preparare opportunamente al compito. E quindi giovani sempre più appiattiti su posizioni vuote di pensiero, conoscenza e spirito di iniziativa. 
Abbiamo giovani brandizzati "Apple" , e il ragionamento sempre più diffuso è  "se non hai un iPhone sei out"; se non usi un "iPad" sei out.  E il discorso è stato sempre più sospinto verso il mezzo , piuttosto che verso i contenuti. Telefonini, tablet, sempre più potenti , ma parole da dire tramite questi gioielli tecnici sempre più vuote.  Di cosa parlano i giovani di oggi ? ...di niente, del vuoto più assoluto. 
Parlano dell'ultimo modello come un sogno da conquistare, parlano dell'ultimo scatolotto da prendere assolutamente, perchè quello che si ha in tasca , seppur di giovane vita, è già passato. Il sistema che etichetta come vecchio qualcosa che ha solo pochi mesi di vita.  E questo succede non solo per il mondo della comunicazione, tutti il sistema consumistico si regge su questo assioma. Quando si compra un oggetto , tale oggetto è già vecchio nel momento stesso dell'acquisto, e DEVE esser sostituito da un modello nuovo. Il sistema industriale si regge solo su questo: vendere , vendere  non importa quale schifezza, ma vendere. 
E così abbiamo Telefoni, computer, auto,moto,navi, elettrodomestici intelligentissimi, vestiario, sempre più aggiornati e sempre più inutili. Oramai , con la crisi, anche impossibili da acquistare, per cui apportatori di "depressione da acquisto impossibile".
Complimenti a quelli del '68 e seguenti, per il successo di questo sistema sociale. Indubbiamente un grande obiettivo raggiunto, l'anientamento delle coscienze e dello spirito di iniziativa. 
Per questo giovani dove siete, forse è una domanda mal posta. Dovremmo prima capire  dove sono i genitori, e forse poi magari trovare dove sono i ragazzi. 

venerdì 3 febbraio 2012

Monti , i lavori monotoni, l'art. 18 e tanto altro

(foto di Garimar)

Parole senza riflessione

Siamo all'assurdo dell'affermazione , all'illusione della parola detta ma non sentita, all'imbroglio dello scritto  ma non chiarificatore. Tutti parlano di tutto , e tutti immersi in una cacofonia di suoni e rumori che nulla lasciano capire con chiarezza. Chi dice , chi contraddice, chi nega e chi afferma, e chi nega quanto prima affermato. Ci sono coloro che urlano e insultano, ci sono coloro che tacciono e tramano  come sempre han fatto. Ci sono coloro che mentono sapendo di mentire, ci sono coloro che dicono la verità, ma non tutta. Ognuno sul carro del vincitore o del perdente indifferentemente, dato che alla fine sono tutti conquistatori di una poltrona, di un vantaggio, di un potere. Siamo al parossismo dell'illusorio e della vacuità dell'essere. Siamo con i dati falsi e taroccati , e sempre più spesso manovrati per spiegare e dare significato a quanto giornalmente ci forzano a bere come una medicina che dovrebbe farci guarire ma come tutte le medicine ci avvelena pian piano. 
Siamo all'osanna del tutto, indipendentemente dal ragionamento e dalla critica, siamo all'esaltazione "per necessità". Neccessità di cosa? Nessuno si guarda bene di spiegare il perchè e la motivazione. Siamo al manifesto elettorale del "DEBITO". Il prossimo vincitore delle elezioni sarà il "DEBITO" nuovo partito europeo, anzi mondiale, del Nuovo Ordine Mondiale.
La domanda universale che nessuno pone, e soprattutto nessuno oaa rispondere è : se siamo tutti debitori nessuno escluso , chi sono i CREDITORI ???
E possibile di grazia avere una risposta in modo almeno di avere la soddisfazione di conoscere chi siano lorsignori che sono padroni della mia vita, della vita di mia figlia e di mio nipote ?
Una semplice domanda cui nessuno vuol rispondere.
Ai verdi Monti e a tutti gli altri invece molto più terra terra solo alcune osservazioni, basilari, di pensieri comuni che dimostrano come tutti mentono, perseguendo obiettivi che son ben lungi dal nostro benessere. 
Vince infine il pensiero sovrano che  NESSUNO TI REGALA NIENTE, e SE TI VIENE PROMESSO QUALCOSA IN QUEL PRECISO ISTANTE STANNO COMPRANDO LA TUA ANIMA.
Lo scorso 15 Giugno  pubblicavo "Per un tozzo di pane" una rilettura a Sig. verdi Monti , farebbe bene, e ai  professori una matematica del 2+2 potrebbe insegnare cose che astrusi algoritmi hanno perso di vista. 
Essere monotoni non è affatto mortificante, dato che siamo già mortificati nel nostro essere di cittadini che vivono (e malamente) per un tozzo di pane. Questa è la vera mortificazione. Guardare negli occhi i propri figli o anche se stessi allo specchio e darsi una ragione che facciamo tutto questo per un tozzo di pane. I professoroni , troppo lontani oramai dalla realtà delle cose, pontificano e affermano dimenticando con cosa hanno a che fare, con carne viva che è mortificata dalla depressione interiore e dal fatto che INCONTESTABILMENTE siamo solo degli sfruttati a beneficio di quei pochi che possono permetterselo. Si badi bene, anche coloro che se la "passano un pò meno peggio", alla fine dei conti non è che facciano una gran vita. La coscienza dovrebbe permetterci di capire che in effetti siamo sotto una cappa plumbea che sempre di più si appropria del nostro spirito. L'obiettivo è solo quello di ottenere una moltitudine di schiavi e rininciatari al più piccolo sussulto di vita. 
Si pontifica che variare è bello , salutare e rende giovani. Sentirsi impegnati sempre con nuove sfide realizza l'animo umano. Quante belle parole. Sig verdi Monti, lei dovrebbe anche dare la POSSIBILITA' del cambiamento , non affermare solamente il principio del cambiamento della variabilità, citando Crozza nell'imitazione famosa, dire "COME ?" ...già  Sig. verdi Monti dov'è il foglio del "COME ?" 
Come si fa col tozzo di pane ad avere la più piccola possibilità del cambiamento ? Ha affermato che avere esperienza all'estero è bello, formante, entusiasmanate....certamente si , ma ha fatto i conti in tasca ?  si rilegga il post dello scorso giugno e dica come ricavare i fondi per permettere tutto ciò. E inoltre chi dovrebbe offrire tale opportunità ? Pensa sul serio che abolendo il fantomatico art. 18 si possa offrire a larga parte del mercato del lavoro maggiore chance ? maggiore alternativa allargando come d' incanto l'offerta di lavoro ?
Mi faccia il piacere la smetta di raccontare fesserie, andando da una tv all'altra, le stà prendendo la mano, ci stà provando gusto a saltellare da una poltrona ad un altra dello schermo televisivo. In questo assomiglia sempre più al suo predecessore.
Si dice che la maggiore (per ora) industria italiana , la FIAT, col nuovo contratto imposto unilateralmente  , ha rivalutato il proprio piano industriale, offrendo molto di più rispetto al passato. Ma sogno o son desto. Parlate sempre a vanvera o credete sul serio a ciò che affermate ? Conoscete i modelli della FIAT ?  parlate di principi , ma dimenticate che questa azienda dovrebbe PRODURRE AUTO valide e propositive con idee innovative.
(vedi affermazioni  a in onda su LA7) e poi ancora (in onda LA7)
La vera riforma del mercato del lavoro Sig. verdi Monti, sarebbe invitare e costringere e incentivare  le aziende e gli impresari a produrre prodotti validi ed efficienti che possano esser venduti e ricavarne un business che ricada su tutti e non a ricavare utili mortificando il lavoratore e raschiare il fondo del barile della sovvenzione statale. 
Dica Sig. verdi Monti  "COME" si possa offrire maggior lavoro , e non affermi genericamente occorre abolire l'art. 18. Sarebbe bello che questo paese una volta tanto porti una proposta positiva, piuttosto che una proposta abrogativa. Si parla sempre di abolire questo o quel diritto. Mai che si pronunci con un dato affermativo, una nuova proposta, una nuova apertura. Abbiamo ora una maggior durata di lavoro, ma se c'è questa necessità , come mai non si è scelto di offrire lo stesso lavoro alle giovani leve, che son molto più capaci e motivate e potrebbero assicurare il sostentamento di quello che è il sistema sociale ?.
Aumentare il lavoro è in contraddizione con tutte le culture moderne e teorie della socialità. E' la riduzione del lavoro , aiutata dall'avanzare della tecnologia, che porta il benessere non l'aumento dello stesso, mio caro professore.
Illustri personaggi che si chiamano destra, sinistra, centro, opposizione e parti sociali , industriali e lobbisti e tanti altri, tutti amalgamati e evanescenti come il fumo. Tutti ancora uniti (senza dar retta molto alle false proteste) . Si parla a sproposito delle sforbiciate date con equità a destra e manca, senza guardare in faccia a nessuno. Peccato che non ho notato decreti equi verso il mondo bancario, o finanziario, non ho notato nessun intervento sulle transazioni oscure che sono (come viene sventolato) all'origine del male. Non ci sono stati interventi verso i veri poteri , solo parole, principi, teoremi, fin anche il pubblicizzato taglio degli emolumenti alla casta è stata una falsa enunciazione, andando a studiare le parole scritte ci si accorge come in effetti  di taglio c'è ben poco, anzi non esiste affatto. L'ultimo scenario della norma della responsabilità civile dei togati (altissimi personaggi impomatati e diciamolo una buona volta..pieni della propria personalità)  perchè agitarsi tanto ? Non sono forse anche simili personaggi una casta ?  siamo o non siamo contro tutte le caste ?  Sinistra dove sei ...non ho visto una bella presa di posizione . Sarà una norma da affinare , daccordo, da limare, ma è sacrosanto e non si capisce perchè i giudici non debbano esser responsabili di sbagli lampanti e provati. Gli unici interventi pesanti sempre e solo verso i soliti noti, tartassati e privati oramai anche dell'aria che respirano.
E' tutto una farsa questa è la verità, una farsa su un palcoscenico dove personaggi più o meno riusciti tentano di tenerci buoni e assorti seduti sugli scanni ad assistere. Se un tempo avevamo il diritto di applaudire o fischiare, ora si tenta di imporre il silenzio assoluto. Solo schiavi che devono assentire in silenzio e subire la MONOTONIA di questi governanti , tutti compresi. Loro si che sono MONOTONI, Sig, verdi Monti e tutti gli altri ...ma perchè non provate voi a cambiare lavoro ????

giovedì 26 gennaio 2012

La coscienza e la tecnologia

(da Telefonino10.it)
 
Lavorate duramente oggi o duramente trovatevi un altro lavoro domani

Siamo immersi in un mondo che del rispetto dei dirittti civili fa una bandiera. E sempre di più l'informazione e l'attuale crisi ci fanno comprendere come il bisogno faccia accettare cose che umanamente consideriamo oscene. Ma tutto questo non spiega in ogni caso come ci ritroviamo a sostenere questo stato di cose, magari senza averne coscienza. Semplicisticamente viene definita  "la società dei bisogni futili". Può piacere o meno, ma siamo in questo sistema che del consumismo ha fatto una bandiera, e non illudiamoci che di punto in bianco e senza nessuna sofferenza questo stato di cose possa cambiare. In buona sostanza siamo indotti a desiderare tutto e di tutto , nella stragrande maggioranza dei casi  oggetti inutili e addirittura dannosi. Ma il sistema è questo, e tutti contribuiamo a tenerlo in vita così com'è. L'attuale crisi ha solo ridimensionato le cose,   ora facciamo fatica anche ad acquistare il necessario, ma il vizio di anelare l'oggetto superfluo è sempre presente. Non ci sarebbe niente di male, del resto si dice "si vive una sola volta", il problema è che riflettendoci bene veniamo in contrasto con la nostra coscienza genuina che invece, su altri lati della barricata, si indigna per i diritti civili non rispettati, per la fame nel mondo, per i poveri tartassati , per i maltrattamenti agli animali e tanto altro, quindi siamo persone tra incudine e martello, e non ci accorgiamo che siamo proprio noi a causare in buona parte le manifestazioni sociali che ci indignano.
Quanti di noi hanno in tasca o anelano un oggetto della magica Apple ???  iPhone, iPad, iPod  i mitici prodotti della mela oramai simbolo del secolo. Sia chiaro è un esempio attuale, ma potremmo parlare di tanti altri oggetti tecnologici, quello della Mela essendo conosciuto  e anelato a livello mondiale è quello che rende bene.
Siamo disposti a tutto per metterci in tasca un simil oggetto. Probabilmente siamo disposti a fare cose per possedere quell'oggetto  che non faremmo per nessuna persona viva al mondo.
Premesso questo leggiamo come vengono prodotti tali oggetti tecnologici .
Apple, la Cina e i costi umani    (dal Corriere.it)

Sfruttamento nascosto    (da G I A P - Wu Ming Fountation )

Big hi-tech e il fisco  ( da Corriere.it)

Credo che riflettendo veramente sul senso della vita possiamo renderci conto di quanto tutti noi siamo corresponsabili e intimamente in contraddizione: da un lato il  nostro agire nella vita quotidiana dall'altro le battaglie filosofiche e spirituali e sociali che proprio quel nostro agire causa in buona parte.    

mercoledì 15 giugno 2011

Tutto questo per....

(foto di Garimar)


Un tozzo di pane


 Questo post è la naturale prosecuzione del mio "11 anni" che ha riscosso una discreta discussione  sui lettori amici. Arriva sempre il momento in cui ci chiediamo con insistenza "il perché delle cose". 
Non posso rinunciare all'accenno dell' uscita del nostro "alto" ministro della P.A. con la sua sui precari : "L'Italia peggiore".
Orbene , partiamo dalla considerazione di una situazione normale, e ahimè ai nostri tempi sempre più rara,  una comune famiglia media in una qualsiasi città della nostra Italia, con i problemi che tutti noi conosciamo molto bene. Partiamo col fare una supposizione del tutto ottimistica , e ripeto molto ma molto fortunata nello scenario attuale, di un capo famiglia con un lavoro a tempo indeterminato in una media azienda italiana e quindi con le classiche otto ore giornaliere, e una retribuzione che possiamo annotare attorno ai 1.600 (milleseicento)  euro netti mensili.  E' un valore medio ?  direi forse  altino rispetto alla realtà dei fatti, ma facciamo questa supposizione, quindi 1.600 euro netti mensili per 13 mensilità. Ripeto è una situazione odierna che fa gola a molti  , ma ammettiamo per ipotesi che sia molto diffusa nel nostro paese. (inviterei il nostro benamato ministro a leggere questo post..apprenderebbe molte più cose che nei suoi convegni).
Dunque la nostra cifra base sono i 1.600 euro mensili di entrata , diciamo che facciamo una supposizione familiare di madre e un figlio,  diciamo un figlio attorno ai 12 anni, situazione media.  Consideriamo anche che   la madre abbia una rendita lavorativa, supponiamo anche in questo caso una situazione molto fortunata di contratto a tempo indeterminato  in una media azienda italiana, e quindi con un orario di lavoro di circa 8 ore giornaliere , e un reddito di  1.400 euro mensili anche qui per 13 mensilità. 
Bene allora in questa famiglia ideale abbiamo delle entrate pari a 1.600+1.400 euro mensili  quindi un totale di 3.000 euro netti. 
E' una situazione normale ?   molti direbbero a questo punto che è una situazione paradisiaca. Ma tant'è!
Allora iniziamo ad analizzare come dire il manage quotidiano. 
Questa famiglia  vive in una casa, quanti di noi in età media sono già proprietari di casa ?  a meno che non sia un lascito o un eredità, possiamo dire che la stragrande maggioranza vive in una casa acquistata con mutuo o in affitto. Nel primo caso diciamo che mediamente possiamo esser fortunati se abbiamo una rata di 600 euro (esagero ? ) , ammettiamo 600 euro suvvia, stiamo facendo un discorso di massima. Bene quindi mensilmente dei 3.000 euro ne rimangono netti  2.400.  Se al contrario  abbiamo un affitto non credo che possiamo parlare di cifre diverse, anzi forse anche di più, ma ammettiamo sempre 600 euro.
Quindi siamo con un entrata di 2.400 euro mensili , e la casa pagata. 
Bene la casa porta anche altre spese come luce, acqua, gas, spazzatura e tasse varie. Ammettiamo un consumo medio di circa : luce 150 euro a bimestre e cioè 150x6=900 euro annuali , gas 300 nei bimestri invernali per il riscaldamento e 100 nei bimestri estivi , quindi possiamo dire 300+300+100+100+100+100= 1000 euro di gas, spazzature e tasse varie possiamo pensare di indicare mediamente 300 euro annuali, quindi in totale di spese abbiamo  900+1000+300=2.200 euro annuali , quindi 183 euro circa al mese. 
siamo quindi a 
2.400-183=2.217 euro al mese
Poi c'è l'acqua , per l'acqua sono note le parcelle pazze , ma noi ci manteniamo equi e indichiamo un consumo di 200 euro annuali , per cui 16 euro mensili.
2.217-16=2.201 arrotondato a 2.200 euro al mese.
La nostra famiglia media possiede anche una macchina, consideriamo normale che una macchina media  venga comprata tre volte nel corso della vita? è un valore medio ? , quindi la nostra famiglia mediamente è sottoposta all'acquisto di questo bene nell'arco di circa 50 anni,  una macchina media (niente di lussuoso)  la compriamo a rate , con un importo sempre medio  di circa 300 euro , puo' andar bene ?  diciamo che accettiamo questo valore, allora dal manage quotidiano dobbiamo sottrarre la rata della macchina e siamo a 2.200-300= 1.900 euro al mese. 
La macchina naturalmente consuma e occorre manutenerla, supponiamo che annualmente facciamo una percorrenza di 20.000 chilometri , ma noi siamo sui valori medi, supponiamo 15.000 che per il consumo medio di circa 15 km/l  porta ad un consumo di  1.000 litri di carburante e quindi un costo attuale di circa 1.470  euro  annuali a cui dobbiamo aggiungere tagliandi consumi gomme e probabili pezzi da sostituire che possiamo stimare in circa  un treno di gomme in quattro anni  e due tagliandi  per un costo totale di circa 1.000 euro che in quattro anni porta a 20 euro mensili circa. 
Siamo quindi a
1.900- 122=1.778 euro al mese (benzina)
1.778-20= 1.758 euro al mese (spese manutenzione)
Ora la macchina comporta anche le tasse, bollo e assicurazione  per un totale annuale di 150+800=950 euro annuali (facciamo sempre stime in economia , ma i valori reali sono molto più alti), quindi circa 79 euro mensili.
1.758-79=1.679 euro al mese , arrotondiamo a 1.680
Abbiamo pagato fin qui casa e macchina . 
Vogliamo considerare che una famiglia media se ha una sola macchina , vorrà dire che usufruisce anche di mezzi di trasporto , per cui possiamo dire una spesa presunta di 20 euro mensili ?  troppi , pochi ?  secondo me sono pochi ma accettiamo i 20 euro di spesa. 
1.680-20= 1.660 euro al mese
Abbiamo un figlio , il figlio studia, per cui tra materiale scolastico , tasse, regali, spese di cancelleria. adesioni a manifestazioni  possiamo dire che spendiamo al mese 50 euro ?  troppi , pochi? ...diciamo 50 suvvia. 
1.660-50=1.610 euro al mese
Spesa abbigliamento, e qui ci si potrebbe scatenare,  una famiglia di due adulti e un bambino quanto spende per abbigliamento ?  qui ci si potrebbe spaziare per ogni dove e sparare cifre , ma noi siamo semplici, facciamo ipotesi semplici ,  se diciamo 100 euro al mese per tutti potrebbe andar bene ? (Scarpe, camice, magliette, biancheria intima, cappotti, costumi da bagno, giacche) e siamo a 
1.610-100=1.510 euro al mese 
Bene poi ci sono le spese per la casa come, posate, piatti, carta da cucina, qualche addobbo, qualche accessorio come prese elettriche, pile, qualche spesa per riparazione, insomma di tutto di più. possiamo dire circa 20 euro al mese ? 
1.510-20=1.490 euro al mese
Bene questa famiglia deve mangiare qualcosa, diciamo che fa la spesa oculata , per cui risparmia dove possibile, ma ogni tanto deve pur concedersi qualche pizza, qualche gelato, qualche dolce. Il mangiare costa, e poi si sa i bambini mangiano assai , possiamo spendere al mese molto . Ma la famiglia sempre  lista della spesa in mano siamo sui 300 euro al mese senza eccessi e abbuffate (siamo sempre bassi con le previsioni). 
1.490-300=1.190 euro al mese
Telefono :
il telefono merita un discorso a parte. perché chi non usa il telefono ?  telefono telefonini, internet, per non dire di  abbonamenti TV e altro ancora. Facciamo sempre mediamente e diciamo che di telefono e internet la famiglia possa accettare di spendere 50 euro al mese. 
1.190-50=1.140 euro al mese.
Siamo alle spese voluttuarie come regali, qualche gioco, qualche sport , anche in questo caso facciamo 50 euro al mese? 
1.140-50=1.090 euro al mese
Bene la famiglia media  lavora e quindi giustamente si permette anche delle vacanze, del resto senza vacanze che vita sarebbe? , facciamo un ipotesi di una spesa per una settimana di vacanza estiva (ma siamo proprio ai minimi) con una spesa di 100 euro/giorno a testa  per la pensione e di circa 30 euro/giorno per spese? quindi una settimana ci costa  100x3x7+30x7= 2.310 che al mese porta la spesa a 192 euro circa
1.090-192= 898 euro al mese
Poi ci sono le vacanze invernali, Natale, carnevale e anche la Santa Pasqua, un panettone e una colomba ci son concessi suvvia. Allora per le vacanze invernali dobbiamo mettere da parte 500 euro  va bene ? al mese ci porta 41 euro.
898-41= 857 euro al mese
Bene  siamo con un manage di 857 euro al mese, però abbiamo già pagato un sacco di cose. Sono cose del tutto necessarie per sopravvivere (non vivere, si badi bene, ma sopravvivere) . 
Dobbiamo tenere da conto gli imprevisti. Imprevisti ci sono tutti i giorni, e consideriamo anche spese non programmabili come un caffè al bar, un gelato durante  una passeggiata, una rivista, qualche libro, qualche film, insomma quelle piccole cose che permettono di appagare il nostro ego e anche la vita comune, 
diciamo che spendiamo altre 50 euro mensili. 
857-50=807 euro al mese
Bene ci sono poi le spese delle tasse indirette (e meno male che non c'è l' ICI)  tasse indirette ovunque come ad esempio una raccomandata, il costo del conto corrente , il costo di qualche carta di credito (presunta gratuita), bene diciamo che all'anno queste spese possono essere 2x50 =100 euro per i due conti correnti e diciamo altre 50 euro di costi su ricevute, fatture, ticket e così via  siamo a 150 che al mese porta via  12 euro
807-12= 795 euro al mese
Ci sono poi le malattie, ahimè, non dovrebbero esserci ma sappiamo bene che persistono, e spesso le visite dei medici ci costano, e inoltre abbiamo i tiket sulle medicine. Quanto ci costa la salute?  dipende sarebbe la risposta , se stiamo bene anche niente, ma con un bambino in famiglia vuoi che una febbre un raffreddore non arrivi ?  Bene diciamo che spendiamo 150 euro annuali ? e diciamo che mediamente facciamo una visita a pagamento all'anno ?  tipo mammografia, analisi varie, oppure qualche visita specialistica, bene mettiamo da parte altri 150 euro  siamo a 300 euro annuali , cioè 25 euro al mese
795-25=  770 euro al mese
La nostra famiglia ha comprato l'ultimo tv a LED da 47 pollici e anche l'ultima console di giochi, diciamo che abbiamo speso 1.200 euro , considerando che se abbiamo la console dobbiamo avere anche i giochi, ma trascuriamo questo particolare, siamo a 120 euro mensili
770-120=  650 euro al mese.
Supponiamo che la famiglia sia previdente per cui mettiamo da parte circa 100 euro al mese, anche per considerare alcuni voci di spesa di cui non abbiam fin ora parlato come ad esempio le spese condominiali. 
650 - 100 = 550 euro al mese
Ci sono poi le altre spese, come ad esempio il canone RAI (156 euro anno) e siccome la famiglia è previdente c'è anche una qualche assicurazione  come forma di accantonamento  diciamo mediamente altri 1200 euro annui  , quindi 
550-113= 437 euro al mese
Marito e moglie  sono anche innamorati, siamo davanti una famiglia perfetta, per cui anche semplicemente  gli anniversari vengono celebrati, e vuoi per un mazzo di fiori, o vuoi per una cravatta, le ricorrenze portano via altro denaro . Quantifichiamo queste spese celebrative della famiglia con una cifra di 200 euro annuali. 
437 -16 = 421  euro al mese arrotondati.
Nel corso di un anno può capitare un matrimonio, o anche qualche festa da amici , naturalmente la nostra famiglia partecipa  perché la vita è grigia , ogni tanto una distrazione ,e data l'educazione mai presentarsi a mani vuote  diciamo che per presentarsi decentemente un pensiero ci porta via 100 euro annui ? 
 421 - 8 = 413 euro al mese
Ora la famiglia ha i genitori entrambi lavoratori , diciamo 8 ore al giorno più il tempo necessario per recarsi sul luogo di lavoro , diciamo 10 ore fuori casa. 
Causa di forza maggiore ci vorrebbe un aiuto in casa, magari come si suol dire una collaboratrice domestica,
vogliamo dire per 3 ore al giorno ? per un totale di 30 euro ? diciamo che lavora 3 giorni a settimana  quindi 12 giorni al mese per un totale di 360 euro.
413 -360 = 53 euro al mese
Abbiamo 53 euro di margine al mese avendo previsto le spese di massima, e presa in considerazione una vita risparmiosa e priva di fronzoli e pazzie , eppur bisognerebbe avere come i più diranno (non abbiamo preso in considerazione spese come parrucchiere, spese di bellezza ect. ) . Ma questa famiglia è già fortunata ad avere  la possibilità a sostenere quanto abbiamo descritto ,per cui continuiamo a mantenere un profilo basso.
Abbiamo 53 euro al mese liberi , e considerando anche le tredicesime che fin qui non abbiamo considerato abbiamo :
1.600+1.400 = 3.000 euro annui  quindi 250 euro al mese 
Abbiamo dunque 
53 + 250 = 303 euro al mese 
abbiamo una "ricompensa" di 303 euro al mese , e siccome  lavora moglie e marito  sarebbe 
303 :2 =  151,5 euro al mese ciascuno.

Bene ora si potranno fare discorsi altisonanti sul valore del lavoro , dell'impegno personale, sul fatto che il lavoro nobilita l'uomo, sul fatto che l'impegno in una attività rende felice l'essere umano , lo realizza, si dirà anche che lavorando si contribuisce all'avanzare della società , si rende un servizio non solo a se stessi ma a tutti i concittadini. Si potranno fare discorsi su quanto possa essere civile l'uomo che lavora, che si impegna in una attività che contribuisce alla produzione di beni e/o servizi . Si potranno fare discorsi sul fatto che trovare un lavoro è una vera fortuna , che chi conquista il "posto" debba tenerselo ben stretto, che il lavoro è un obiettivo assoluto della vita umana. E assieme si potranno fare discorsi di quanto occorra tenersi stretto il posto di lavoro faticosamente conquistato, quanto occorra sacrificarsi per portarlo avanti a lungo e assicurare così il benessere (!!!) alla propria famiglia. Di quanto occorra sopportare una vita tutt'altro che lussuosa , fatta di rinunce, sacrifici , di privazioni, ringraziando il buon signore che ci permette di vivere. 
Bene tutto tenendo presente che affrontiamo ogni giorno litigi, disservizi, impedimenti, ostacoli  per arrivare 
a disporre liberamente 151,5 euro al mese ??????  (secondo un calcolo del tutto ottimistico)
Vale questo il nostro impegno ? 

Come in 11 anni  ci si rende conto che questo è il tempo massimo che viviamo per noi , questa è la cifra per la quale lavoriamo una vita. 

Appunto...un tozzo di pane 151,5 euro al mese. 

domenica 16 maggio 2010

Gli uomini del fare


Paura....

Periodo travagliato .
Vicende note, lavoro compromesso, futuro incerto, sacrifici inutili , orizzonte familiare nero.
Nell'aria in questi giorni di maggio , accompagnati non ultimo anche dalle condizioni meteo lontane da quelle che sono le medie stagionali, la rabbia .
Questa compagna ha intriso i nostri cuori di fronte a comunicati stampa , discussioni e osservazioni, blog, giornali e mail di comunicazione sociale. Allarme, chiamata alle armi, e aiuti di personaggi più o meno noti sono stati invocati dalla folla. Insomma un mare in tempesta, le cui acque sferzate dal vento dell'incertezza , vento che man mano è cresciuto fino a scompigliare i nostri capelli e i nostri pensieri. Sempre più palpabile, infine , si è reso evidente l'arrendevolezza del cuore, di fronte al maglio pesante dell' ineluttabile realtà.
Si continuano a leggere negli occhi delle persone incertezza e pregiudizio. In generale si legge paura, paura verso ogni cosa , paura verso la più semplice azione.
Riunioni e dibattiti sono stati pervasi da questo senso comune di paura per l'azione, e per il futuro da dover subire in ogni caso .
In buona sostanza, quello che emerge evidente , più in generale in ognuno di noi abitanti del mondo occidentale , è il senso di impotenza e il senso di disastrosa paura verso il domani.
Se da un lato quando la rabbia prende il sopravvento si è avuto un guizzo di vivacità, di affermazione del proprio io , dell'affermazione della "persona" e non dello schiavo, dall'altro lato tale guizzo è pur sempre stato di breve durata , o dirottato esclusivamente verso azioni di facciata , da palco, che poco hanno a che fare con la vera tattica di battaglia.
Il concetto è molto semplice, per quanto si cerchi di non diffondere allarmismo, per quanto a livello generale giornali, televisioni e perfino trasmissioni dichiaratamente non "politicamente corrette" cerchino di avere un atteggiamento soft verso il disastro sociale che ci stà avvolgendo, occorre rendersi conto che siamo sulle barricate, siamo in guerra e ci saranno morti e feriti.
Non dobbiamo illuderci che siamo fuori pericolo, che il peggio sia alle nostre spalle, che in qualche modo ce la faremo.
Si vede lampante l'atteggiamento della persona media, quale noi tutti siamo.
Un grande parlava di uomini, ominicchi e quaquaraquà e dipingeva con acume profondo l'essere civile moderno. Appunto ora viene da chiedersi , senza al solito additare gli altri, io cosa sono ?
Un uomo , un ominicchio o un quaquaraquà?.
Sull'esser quaquaraquà abbiamo avuto evidenza di come tutti siamo pronti a declamare, a fare annunci e anche a infervorarci accusando col dito indice puntato , come un arma, l'altro. Siamo i più bravi a declamare e leggere grandi affermazioni di civiltà e di principio. Poi siamo anche ominicchi nel vero senso del termine, perché dietro le scene, intraprendiamo azioni di accomodamento e di ricerca personale del proprio vantaggio, avulse dal contesto generale.
Spesso indichiamo i politici come maestri del proprio interesse personale, dimenticandoci che noi stessi , siamo pronti , prontissimi a intessere personalissime ragnatele per il solito e vecchio detto: "mi coltivo il mio orticello personale".
Quindi delle tre categorie possiamo ambire al massimo a esser catalogati nelle due basse. In quanto alla categoria degli uomini , quella la dobbiamo proprio dimenticare. L'uomo moderno è incapace di essere e affermare la propria umanità. Siamo lontani anni luce dal seguire un dettame universale : "beati coloro che hanno affermato ciò che avrebbero fatto , e poi l'hanno fatto davvero".
Dopo il tempo degli annunci e delle grida viene sempre il tempo del silenzio, ed è il tempo in cui gli uomini agiscono. Il tempo in cui gli ominicchi e i quaquaraquà si eclissano. Agli uomini rimane di "fare" e non parlare.
A coloro che si impegnano per la propria vita e per il proprio valore di "persona" rimane solo questo , il resto sono solo facciate che crollano col tempo , lasciando a nudo il vero essere presente in tutti noi : l'essere pieno di paura.
Avere paura non è un male in senso lato, non è mai stato un elemento negativo la paura, tutti sappiamo bene che i supereroi esistono solo nei fumetti; il problema è decidere se la paura debba o meno diventare la signora della nostra vita. Il problema è solo questo.
Il problema è guardare negli occhi i propri figli e dire : ho fatto ciò che ritengo giusto per voi e per me!

mercoledì 31 marzo 2010

CUI PRODEST


OK Panico!

Riportiamo una serie di "amenità" che hanno portato all'attuale confusione di intenti e di strategie , in quella che "era" una delle più grandi realtà aziendali italiane, e che manager e finanzieri di indubbio valore , hanno ridotto nell'arco di neanche un decennio (o poco più) in una baracca cadente e pure sporca.

Di seguito dei link su ciò che si è scritto e/o affermato in merito alla vicenda TELECOM in questi ultimi giorni.
Un veloce escursus nel blog può riportare all'attenzione vecchi articoli per memoria di questa vicenda che ha antiche origini.

29 marzo 2010 su Repubblica.it compare l'articolo "IL TENENTE DROGO NELLA FORTEZZA TELECOMITALIA" da cui estraiamo la conclusione di Massimo Giannini "A chi conviene lasciarla deperire così?" riferita alla situazione attuale dell'azienda.

La risposta non si è lasciata attendere, evidenziando che lo scritto di Giannini ha posto una domanda di innegabile valenza, probabilmente mettendo a nudo nervi scoperti.
Dalla risposta dell'AD di TELECOMITALIA, la stampa a vario titolo ha riportato stralci e considerazioni.
Un simpatico passatempo è leggere quanto è comparso su internet in ordine sparso

"Che ne sarà di telecomitalia ? " da key4biz a firma Alessandra Talarico

"Non perde nè valore nè rilevanza strategica" affermazione di F. Bernabè riportata da Primaonline Comunicazione

"Non scorporeremo la rete" altra affermazione messa in evidenza da TeleComunicazioni

"Telecomitalia, partono le giornate di controinformazione" l'iniziativa dei lavoratori e sindacati messa in evidenza da Rassegna.it

Bene sono tutte letture interessanti e ci fanno rendere conto come in Italia attualmente vengano affrontati problemi rilevanti , al di là di spot televisivi e proclami di trionfi sociali.

Ora è pur vero che la situazione è drammatica a causa della situazione debitoria ( ma anche questa magari...voluta ? ) , è pur vero che occorre far fronte all'evasione fiscale emersa con le indagini su Sparkle, per cui occorre raccattare un pò di liquidità, ("La Fortezza TELECOM" da Repubblica.it), si parla di circa 600 mln di € da raccattare magari vendendo TELECOM ARGENTINA .
Ma è pur vero che occorrerebbe chiedere ragione di particolari manovre.
Perchè non chiedere alle passate gestioni conto di malefatte accertate ? in fondo quei manager non hanno forse intascato laute ricompense per successi tanto decantanti quanto fraudolenti ?
E perchè non chieder ancor piu' a ragione all'attuale management come mai si son svenduti pezzi pregiati a prezzo scontatissimo senza alcuna apparente ragione ? vedi la vendita di HANSENET a 900 mln di € a fronte di un valore di 1,45 mld di €. Non è questo un massimo punto di attenzione ?

Sig. AD cosa ha da dichiarare in proposito ? CUI PRODEST egregio Sig. AD ?

lunedì 22 marzo 2010

La mia vita

(foto di Garimar)

Il Dipendente

Ho trascorso la prima parte della mia vita ( direi più della prima parte) attenendomi ad un unico principio universale : l'onestà della propria coscienza.

Questo valore l'ho appreso per strada , man mano che avanzavo nei sentieri di quella che di solito definiamo vita. Ho sempre avuto un profilo basso , pur passando attraverso le manifestazioni del '68, pur osservando l'avvento dell'emancipazione , pur contribuendo ai movimenti new age, il mio profilo è sempre stato basso, il profilo di chi cerca di capire il perchè, e magari trovare qualche piccolo rimedio , per traguardare un obiettivo comune.
Ho altresì passato l'epoca dei figli dei fiori, l'epoca dei grandi raduni rock e hippyes con la speranza di un mondo migliore, un mondo rispettoso, un mondo verde , un mondo migliore per le genarazioni future.
Ho attraversato i tempi dei capelli lunghi, delle barbe fluenti , e dei primi movimenti ascetici appena allora affacciatisi sulla costa occidentale.
Diciamo che ho attraversato l'era dei sogni, delle speranze in cui tutto sembrava possibile e fattibile. L'epoca in cui tutti noi dicevamo : noi ce la faremo.
Son passati decenni, e mi ritrovo come dire , in una landa desolata.
Vento e pioggia sferzano la terra arida, e intorno cieli grigi incombono sull'animo.
Nessuno a portata di vista, e solo esoscheletri di umanità si intravedono tra le gocce sferzanti.
Mi volto , sforzo la vista, ma non riesco a vedere niente, non riesco a trovare niente, tutto ciò che posso percepire è un vuoto assoluto . Mi ritrovo dopo decenni a vivere una vita non mia, in un mondo non mio, con abitudini non mie, e sopporto decisioni non mie. Mi ritrovo a combattere guerre non mie, mi ritrovo ad accettare programmi non miei, ad acquistare beni non miei , mi ritrovo a respirare aria non mia.
Mi fermo un attimo e mi chiedo dove sono tutti quei sogni e tutti quegli amici che come me sognavano le stesse cose. Dove sono ?
Dove sono quelle masse enormi di giovani che cantavano e speravano all'unisono in un mondo più a misura ?
Eppure se guardo bene, e cerco bene, son cosciente che gli stessi avulsi fantasmi di uomini che sono assisi al posto di comando non sono altro che quegli stessi amici che con me hanno condiviso musica e sogni. Ma che fine hanno fatto ?
Cosa ne hanno fatto della loro vita e a cosa si son son piegati ?
Hanno ceduto e come schiavi all'impeto sessuale di energumeni dotati si son aperti . Potere ,denaro e convenienza.
Denaro e convenienza che hanno comprato l'anima e il sesso in nome di un progresso sociale e tecnologico che ha reso schiavo e nudo il mondo.
Son quegli stessi che erano nella piana del concerto a dettare ora le leggi e le regole per affamare i tanti e porre in schiavitù i molti. Rubare il barlume del sorriso per poter affermare :io sono - anzi - sono io.
Grandi imprenditori e finanzieri al comando di navi che poi essi stessi affondano per puro piacere di passare a condurre altre navi. Come in un grande gioco di monopoli dove noi siamo le pedine e i denari fruscianti son di pochi , pochissimi.
Mi guardo attorno e non vedo nessuno, come nella piana di Matrix , menti e coscienze addormentate al cloroformio della TV e alla tossina velenosa dell'informazione mediatica. Esoscheletri di umanità, che han dimenticato perfino cosa sia l'esser se stessi.
Esser se stessi per una volta , per rispetto , per orgoglio verso la propria vita, verso il proprio destino rovinato da altre menti, altre braccia, altri stomaci. Destino di folle deciso a tavolino per puro gioco del monopoli , con la sicurezza che comunque vada i pochi ce la faranno.
Ed ecco che quel "ce la faremo" dei molti , onesto, pulito, sincero , è diventato il "ce la farò" di pochi, pochissimi potenti racchiusi in lussuose residenze e auto oscurate per non far veder il loro volto sorridente di fronte all'esercito dei depressi.
Ci han rubato anche quel nostro "ce la faremo".
Il piu' grande furto universale , bestiale e diabolico. Il furto delle speranze e del diritto degli onesti ad avere una vita migliore.
Mi guardo attorno e ancora il vento e la pioggia sferza la landa desolata. Neanche un barlume di speranza rimane in me , e quel "ce la faremo" rimane solo un ricordo di luce di candela che non serve neanche a riscaldare un cuore spento.
Ci han rubato tutto , anche il pensiero , la gioia e la libertà del pensiero , dato che non abbiam neanche la forza di ragionare con la nostra testa e decidere con la nostra testa .
Fare una cosa perchè la riteniamo giusta indipendentemente da ciò che pensa qualcun altro .
Fare perchè lo riteniamo giusto per noi e per il nostro pensiero.
Anche questo ci han rubato, la capacità di presentarsi come esser pensante. Avendoci imposto di uniformarci alla massa e al pensiero comune, che proprio perchè comune...è indotto
e quindi non sincero.
La vita del dipendente. Da dipendente è vissuto e da dipendente è morto senza neanche aver la forza di dire : io sono - anzi - sono io!!!

sabato 20 marzo 2010

Per capire il meccanismo delle esternalizzazioni

Delinquenti

Non ci sono altre parole per definire le scelte tattiche e strategighe aziendali del mondo moderno.
Sono solo delinquenti rassicurati dalle loro grandi parole, confortati dalle roboanti sigle inglesi , inbellettati dai loro documenti pieni di grafici e percentuali e previsioni .
Delinquenti , nessun altra parola può definire simili personaggi , e se ognuno di noi crede in qualcosa, ebbene anche per tali personaggi verrà il giorno in cui sarà chiesto il fio.

Per i normali cittadini che non vogliono addormentarsi al sonnifero proposto da istituzioni e giornali ( tutti asserviti) e tv (tutte facenti capo agli stessi capi) , rimane solo una speranza di informazione.
Informazione per capire il perchè delle cose e come considerare ciò che accade.

Una chiara e illuminante esposizione delle attuali manovre aziendali italiane, proposte da LIDIA UNDIEMI

domenica 14 marzo 2010

Lettera aperta al Dott. Franco Bernabè AD di TELECOMITALIA

Lettera aperta dei lavoratori e lavoratrici di IT OPERATION di Telecom Italia intendono inviare all' AD Franco Bernabè, in occasione della comunicazione per la cessione del ramo d'azienda ad SSC. Comunicazione ricevuta via raccomandata, con data 4 marzo, che comunica che "non prima del 31 marzo" questa cessione sarà operativa. Soltanto il giorno prima, il 3 marzo, l'Amministratore Delegato aveva inviato un'altra lettera ai dipendenti Telecom Italia S.p.a. per informarli delle vicende giudiziarie che hanno coinvolto Telecom Sparkle ....

Egr.Dott. Franco Bernabè,

siamo un gruppo di lavoratori e lavoratrici appartenenti ad IT Operations di Telecom Italia S.p.A.

Ci rivolgiamo a Lei con questa lettera aperta per esternarLe tutta la nostra incredulità, i nostri dubbi ed i timori per il futuro che attende noi, le nostre famiglie e, se permette, la stessa Telecom Italia S.p.A.

Prendendo spunto dalle ben note vicende giudiziarie che hanno coinvolto Telecom Sparkle – e verso le quali, sia ben chiaro, nessuno di noi ha la benché minima responsabilità – Lei, in qualità di AD, ha sentito il dovere di inviare a tutti i dipendenti in data 3 marzo 2010 un'apprezzabile lettera in cui ribadiva l'impegno profuso nell'ultimo biennio per fare pulizia interna e predisporre gli strumenti idonei affinché non abbiano più a ripetersi episodi come quelli verificatisi nel passato e che tanto hanno nuociuto alla reputazione della nostra Azienda.

Nella medesima lettera Lei ha richiamato più volte concetti condivisibilissimi quali:

  • la priorità della tutela dei dipendenti e degli azionisti;
  • il costruire con il lavoro di tutti i giorni la fiducia dei nostri clienti;
  • lo svolgere il proprio lavoro seriamente e responsabilmente non solo raggiungendo gli obiettivi, ma anche riconoscendo e operando nel rispetto dei valori etici del nostro Gruppo;
  • l'impegno verso i clienti nella fornitura di un servizio di più alta qualità, con migliori assistenza e trasparenza;
  • l'impegno verso l'Autorità di regolamentazione della concorrenza del nostro contributo allo sviluppo di un mercato delle telecomunicazioni efficiente, competitivo ed equo;
  • il puntare sulla nostra professionalità e sulle nostre competenze.


La lettera si concludeva con un invito - che noi riportiamo con le Sue testuali parole - “a continuare ad impegnarvi nella consapevolezza che l'azienda di cui fate parte, di cui facciamo parte, è un'azienda solida, seria e i cui comportamenti sono e continueranno ad essere allineati con gli ambiziosi risultati che ci siamo prefissati...... Telecom Italia è un patrimonio che appartiene a tutti noi e dobbiamo fare tutto ciò che è nelle nostre facoltà per continuare a salvaguardarne le competenze e per garantirle un futuro prospero”.

Belle parole, indubitabilmente, Dott. Bernabè.

Peccato però che il giorno successivo, 4 marzo 2010, sia pervenuta comunicazione formale alle organizzazioni sindacali della decisione di Telecom Italia di cedere il ramo d'azienda rappresentato dalla Funzione “IT Operations” a Shared Service Center S.r.l. (SSC), controllata da Telecom Italia S.p.A. che ne è pure, di fatto, l'unico committente.

L'intento espressamente dichiarato è quello di mantenere in Telecom Italia le attività di indirizzo e progettazione informatica e di lasciare ad SSC quelle operative (sostanzialmente sviluppo sw, ma non solo). Chiaramente SSC dovrà “progressivamente offrire i propri servizi end to end allineandosi ai best performer del mercato in termini di costi e qualità”. A tale scopo la medesima SSC “dovrà avviare tutte le iniziative di razionalizzazione dei propri costi industriali, compreso l'efficientamento dell'organico in forza, al fine di conseguire i livelli di competitività necessari”.

Comprenderà Dott. Bernabè, che il razionarizzare i costi efficientando l'organico comporta in noi, comuni lavoratori (e nelle nostre famiglie) che qui operiamo da 10, 20 o 30 anni qualche discreta preoccupazione.

Francamente non ci eravamo resi conto di essere i responsabili dell'impoverimento dell'Azienda, la causa principale dei suoi debiti e delle sue inefficienze.

Veda Dottore, quando sugli organi di stampa (L'Espresso n.10 dell'11/03/2010) si legge che un suo illustre predecessore, Riccardo Ruggiero, dal 2003 al 2006 ha percepito una retribuzione dai 3 ai 6 milioni di euro annui per poi uscire dall'azienda nel 2007 con un incentivo di 17,2 milioni, qualche piccolo sospetto sulle origini della situazione attuale a noi viene e a Lei?

Veda Dottore, quando si legge (sempre da l'Espresso n.10 dell'11/03/2010), che Telecom Italia paga circa 400 milioni di euro l'anno per l'affitto di immobili che prima erano di sua proprietà e poi sono passati a Pirelli Real Estate (nb sotto la presidenza di Marco Tronchetti Provera), qualche altro leggerissimo dubbio sulle cause delle difficoltà aziendali a noi viene ed a Lei?

Veda Dottore, il ramo d'azienda che Telecom Italia ha intenzione di cedere è composto da 2200 persone con alte professionalità e qualifiche tecniche; nondimeno esistono tra noi figure con le competenze in grado di valutare - aldilà dei propositi formali e delle rassicurazioni circa la solidità dell'azienda - i dati dell'ultimo bilancio non appena questo verrà approvato e reso pubblico.

Crediamo sia un nostro diritto sapere come stanno realmente le cose, per capire quali sono le prospettive future di Telecom Italia e di SSC, auspicando che nel contempo qualcuno ci spieghi come queste s'incardinano nel piano industriale.

Veda Dottore, citando il piano industriale le nostre menti corrono indietro ad anni neppure troppo lontani. Lei nel 2003 non c'era: in quell'anno le maggiori società che realizzavano sw per Telecom Italia, ossia Telesoft, Sodalia, Saritel, Netsiel (tutte S.p.A.) vennero incorporate in IT Telecom S.p.A. in modo da realizzare le sinergie operative, le razionalizzazioni e le ottimizzazioni che un unico polo informatico poteva garantire in un'attività definita “core” aziendale.

Nel 2005 tale comparto era ritenuto talmente vitale che la stessa IT Telecom veniva incorporata in Telecom Italia S.p.A.

Quello che sta avvenendo oggi è una drastica inversione di strategia, ma a questo punto abbiamo un quesito da sottoporLe: esiste in questa Azienda un coerente disegno strategico di medio-lungo periodo, svincolato dalle contingenze dell'immediato?

In tutta sincerità, Dottore, nel corso di questi anni abbiamo maturato qualche perplessità sulla conduzione manageriale, a vari livelli.

Non è questa la sede per trattare di argomenti quali la definizione degli obiettivi da raggiungere, le metodologie di misura adottate per quantificare la produttività o quelle per il riconoscimento dei meriti individuali.

Qui si intende sottolineare che nonostante tutti gli strumenti posti in essere i conti non tornano, e non ci sembra corretto che gli unici a pagare siano i soliti, cioè noi lavoratori.

Per inciso, abbiamo constatato come i due maggiori responsabili – in termini di gerarchia aziendale, beninteso - della nostra funzione (IT Operations/Software Factory) non siano stati interessati dalla cessione: evidentemente le loro indubbie capacità continueranno ad essere più proficuamente impiegate in Telecom Italia S.p.A. piuttosto che in Shared Service Center S.r.l., o magari potremo ritrovarli nel CDA di quest'ultima.

Le porgiamo i nostri saluti Dottore, con la speranza che si possa fare chiarezza e superare insieme questo momento difficoltà.

Sappia però fin da ora che saremo inflessibili e determinati nella difesa dei nostri diritti e del nostro lavoro.

I lavoratori e le lavoratrici di IT Operations.

giovedì 11 marzo 2010

Il mio parere personale

La presa di coscienza degli italiani

In questo periodo , meglio dire nel corso dell'ultimo anno, alterne vicende hanno attratto l'attenzione degli italiani , sui media comunicativi man mano abbiamo assistito a discussioni e dibattiti su questo o quel provvedimento, su questa o quella inchiesta, su questo o quello scandalo rivelato.
Tutti noi italiani abbiamo disquisito a torto o a ragione , su vicende italiche poco edificanti, quasi sempre portate all' attenzione dell'opinione pubblica per merito di indagini giudiziarie.
Nel corso degli ultimi anni il popolo italiano ha assistito come in un teatro ad una sorta di avanspettacolo avente per protagonisti di volta in volta escort, faccendieri, truffatori, finanzieri creativi, banchieri fraudolenti, manager infedeli, politici corrotti. E sempre più spesso, nell'ultimo periodo, si sono sentiti tra gli italiani discorsi di indignazione, di protesta , e in qualche caso anche di urla di rabbia. Movimenti virtuali e petizioni on-line si sono succedute a spron battutto quale segnale di forte dissenso. I social network padroni nell'indirizzare il movimento di protesta del popolo della rete. Gli italiani hanno visto di tutto , festini organizzati in palazzi costituzionali con amene fanciulle, voli di stato a disposizione di trasferimenti di amici e concertisti per animate riunioni di facoltosi potenti, intrattenimenti giullari da parte di nostri rappresentanti in occasioni di meeting internazionali, intercettazioni relative ad appalti per interventi di emergenza trattati come scambio per favori sessuali, scoperte di grandi frodi alimentari per cibi contaminati e mal conservati e spacciati per freschi e garantiti, blocco da parte di amministrazioni televisive di programmi e servizi di informazione politica, licenziamenti e cassa integrazione per tantissimi lavoratori con la scusa delle crisi mondiale, social card elargite a pensionati come aiuto per sbarcare il lunario e poi scoperte prive di fondi, annunci roboanti di riforme finanziare per rifondare le regole borsistiche e bancarie e poi dimenticate, e molto altro ancora.
Gli italiani hanno visto e sentito tutto questo e si sono inalberati, frustrati e depressi , si sono agitati sulle loro sedie e hanno alzato la voce col vicino per far sentire la propria opinione : tutti contrari, tutti indignati, tutti arrabbiati, tutti incazzati neri.
Nell' ambito lavorativo, negli ultimi tempi si è riflessa la situazione sociale nazionale, la crisi ha tirato fuori i denti , e ciò che poteva sembrare sicuro un tempo , all'improvviso è apparso traballante e incerto : il futuro lavorativo .
Anche in questo caso forti perplessità hanno cominciato a serpeggiare tra i lavoratori , e mugugni e incazzature sono state all'ordine del giorno. E qualcuno ha anche avuta la coscienza di rileggersi i passi salienti che hanno portato a questo stato di cose.
Ma gli italiani hanno una carattersitica, una sorta di capacità intrinseca dell'essere italiano.
Gli italiani sanno puntualizzare, dettare dei distinguo all'atto di far qualcosa in prima persona.
Al governo del "fare" ribattono con il popolo dei "distinguo".
Gli stessi italiani chiamati a far qualcosa, a dare un segnale a prendere posizione , iniziano a tentennare, la voce si abbassa, i mugugni si ammorbidiscono, i gesti divengono d'incanto meno plateali, e gli sguardi sfuggono.
Come biscia striscinate si fa strada nei discorsi la famosissima frase che ogni italiano pronuncia nella propria vita : mi conviene ?
Perchè il discorso è questo: fin quando si tratta di discutere, proclamare, e anche criticare, gli italiani sono prontissimi a fare di tutto per imporre la propria opinione, sono prontissimi a farsi portavoce del dissenso, di ergersi a paladini di un movimento, a dire no e no e ancora no.
Ma poi appena nasce l'esigenza di far seguire i fatti alle parole, ecco che d'incanto le forze si disperdono, i distinguo iniziano a serpeggiare come panico nelle coscienze sopite oramai da troppo tempo. I se e i ma e il si potrebbe si susseguono a ripetizione.
Come per la situazione generale italiana, anche nell' ambito lavorativo l'italiano è incerto, insicuro, confuso su quello che è giusto o non giusto fare.
Chiamato dagli eventi (che son sempre più grandi di lui) ad agire, si sperde come un bimbo di fronte un dirupo.
Abbiamo vissuto tutti noi sulla nostra pelle sopprusi, ingiustizie, azioni fraudolente, ne siamo coscienti, ne siamo testimoni in prima persona, ma non siamo capaci di indignarci seriamente e di agire di conseguenza, prendiamo sempre tempo , e cambiamo idea ogni cinque minuti incapaci di sostenere una giusta indignazione e di dare seguito alle proprie opinioni. Ci rimangiamo le parole continuamente , pretendendo da altri una rettitudine di idee e propositi che in primis siamo noi non saper mantenere.
Abbiamo perso la capacità di azione, del resto l'italiano non è mai stato un grande estimatore dell'azione e del contrasto. L'italiano è quello che agisce solo in zona cesarini, è quello che agisce solo come ultima chance prima di morire, anche nello sport l'italiano non dà mai il massimo se non all'ultimo minuto, quando tutto è oramai perduto.
E' un dato di fatto , fin quando è possibile evitare, l'italiano preferisce evitare, schivare, mediare, calcolare, magari dormire ancora un pò.
Questo capita , è capitato e stà capitando mentre tutto va a rotoli, e non solo nel campo larghissimo della politica (che in fin dei conti reputiamo sempre lontana da noi) , ma perfino quando è il nostro stesso ambito familiare/lavorativo che va a rotoli , ponendoci in una condizione di incertezza assoluta.
L'italiano preferisce distinguere e porsi in posizione di attesa.

giovedì 4 marzo 2010

Lettera aperta ed efficientamento


Coincidenza o caso

Roma 3 marzo 2010 ,

l'Amministratore delegato di Telecom Italia scrive una lettera aperta a tutti i dipendenti con le proprie considerazioni sulle indagini che hanno coinvolto la consociata Sparkle e Fastweb.
(Lettera aperta da Repubblica.it)
Nella lettera tra le altre considerazioni si legge :

"....a chi come noi , pur svolgendo il proprio lavoro con la massima serietà e professionalità , si vede comunque accerchiato da questo assordante rumore di fondo."

"La nostra priorità è tutelare i dipendenti e gli azionisti del Gruppo"

"Dobbiamo continuare a puntare sulla nostra professionalità e sulle nostre competenze"

"...vi invito a continuare ad impegnarvi nella consapevolezza che l'azienda di cui fate parte , è un azienda solida , seria..."

"Telecom Italia è un patrimonio che appartiene a tutti noi e dobbiamo fare tutto ciò che è nelle nostre facoltà per continuare a salvaguardarne le competenze per garantirle un futuro prospero."

Contemporaneamente viene emesso dalla OO.SS. il seguente comunicato (affaritaliani.it) :
COMUNICATO
TELECOM: NO A SOCIETARIZZAZIONE,


Il giorno 3 marzo 2010 Telecom Italia ha comunicato formalmente alle Segreterie nazionali di SLC FISTEL e UILCOM la decisione di non procedere più alla vendita di SSC, vertenza che era stata oggetto nei mesi scorsi di un lungo braccio di ferro tra azienda e sindacato.
Tale decisione si inserisce, a detta di Telecom Italia, nell’ambito di una riorganizzazione complessiva dell’informatica di gruppo che prevederà, già a partire dai prossimi giorni, l’apertura delle procedure di legge per la del ramo d’azienda denominato IT Operations composto da circa 2200 lavoratori oggi in Telecom Italia S.p.A. Tale nuova realtà lavorativa costituirà la “fabbrica” del software del gruppo, mentre le funzioni legate alla parte di progettazione dei processi informatici e di interfaccia con la nuova SSC rimarranno all’interno di Telecom Italia.
Sempre a detta dell’azienda, una volta realizzata la suddetta operazione di cessione di ramo, sarà necessario procedere ad operazioni di efficientamento per riportare il costo del lavoro a livelli paragonabili con quelli del mercato esterno.

Bene, ora sarebbe interessante sapere da Dott. Bernabè cosa intende esattamente per "salvaguardare patrimonio e professionalità", e soprattutto cosa intende con quel "rumore di fondo" che risulta una condizione ambientale che disturba il lavoro di tanti lavoratori.

A leggere bene tra le righe , il rumore di fondo non è tanto rappresentato da scandali e/o inchieste o notizie giornalistiche quanto da un assoluta assenza di piani industriali seri e programmi di rilancio o ( a leggere al contrario) da una assoluta presenza periodica annuale di riorganizzazioni e pubblicizzate cessioni che di certo non salvaguadano niente altro che non sia un profitto di azionariato e una dismissione di voci di spesa nel bilancio traballante.

Infatti per le organizzazioni dei lavoratori, l'intenzione di Telecom Italia è quella di "creare una 'grande SSC', a cui aggiungere oltre 2200 informatici oggi dipendenti di Telecom che verrebbero quindi esternalizzati. Una grande scatola cui dipendenti saranno subito dopo oggetto di efficientamento. Cioè di riduzione di personale".

In ultimo è paradossale come nello stesso momento da un lato si fa un panegirico accorato alla coscienza lavorativa e all'etica della prestazione e dall'altro si dà avvio di fatto a un bello scorporo di un numero rilevante di lavoratori, i quali sul serio fin qui han dato prova di abnegazione e dedizione al lavoro .

mercoledì 18 novembre 2009

Posso dire anche la mia

(foto di Garimar)
La questione dell'acqua
Sull'affare dell'acqua ho già scrito negli anni passati , e sul lato destro del blog è inserito permanentemente il link ad un filmato sull'argomento :
Ma alla luce della nuova ondata di interrogazioni parlamentari, forzature e decreti leggi , una considerazione dobbiamo evidenziare. Purtroppo , e dico purtroppo, il solito modo ITALIANO di affrontare gli argomenti e i problemi, non porta niente di buono nè per le tasche dei cittadini tutti , nè tantomeno per il valore assoluto della salute pubblica.
Messo sul tavolo il problema delle infrastrutture oramai decrepite della rete idrica italiana, nessuno si è minimamente posto il problema del perchè si è giunti a tale degrado oramai ingovernabile.
Chi non conosce il caso del famigerato acquedotto pugliese, si potrebbero scrivere tomi sulla conduzione e gestione di un servizio di per se indispensabile : la distribuzione di un bene primario quale è l'acqua. Lo stesso perde nella distribuzione milioni di litri di acqua, ma allo stesso tempo ha ingrassato le tasche di molti amministratori.
Ancora una volta da questo blog , al limite col rischio di esser tacciato di "saccente", si indica il problema alla base di ogni male : l'ignoranza . Ignoranza della storia, ignoranza dei dati e ignoranza delle conoscenze tecniche. Tutti gli addetti ai lavori e i disquisitori sull'argomento sono interessati a tutto meno che risolvere veramente il problema della rete idrica. Ed è strano a dirsi , siamo il popolo che della costruzione e manutenzione di acquedotti ha fatto scuola se non nel mondo in europa di sicuro.
Ahimè conoscenze e tecniche andate perse nel dimenticatorio di cui noi italiani siamo fanatici sfegatati.
La verità è che la struttura idrica avrebbe bisogno di ingenti somme di investimenti per poter sperare di migliorare la resa e il servizio offerto . Ingenti somme che nella crisi attuale non ha disponibili nè il settore pubblico nè tantomeno il settore privato . Questo è il dato di fatto.
In questo scenario si colloca la proposta di assegnare (con la partecipazione del pubblico) a enti privati la "gestione" della distribuzione del suddetto bene. In questa proposta ci si ispira al concetto che "il privato è più bravo" , quindi auspicabile "cedere" questa gestione a elemnti che hanno esperienza di conduzione aziendale di un bene/servizio . Ai tanti che si oppongono si ribatte che "non si cede la proprietà del bene primario" che rimane difatti pubblico.
Ora due semplici e banali considerazioni:
La prima è che anche se un bene è pubblico, e la fruizione viene privatizzata , sarà sempre di più trattato come un "prodotto" da vendere e da cui trarre il massimo profitto possibile per i soci/proprietari della società.
Questo è il concetto di gestione manageriale privata di un qualsivoglia "bene/servizio/prodotto", massimo profitto a minimo costo, chiaro e lampante come il sole.
La seconda , ancor più critica, è il fatto che se si cede la gestione della distribuzione, lasciando gli oneri della manutenzione al pubblico, non si fa altro che cedere i guadagni e assumersi i costi per le generazioni a venire. Per quando detto in precedenza si capisce bene, che è il settore della manutenzione ad esser maggiormente interessato da interventi che dovrebbero essere urgenti, anzi urgentissimi.
Si capisce che il magico ingegno italiano ha cavato il coniglio dal cappello. I profitti al privato e gli oneri al pubblico. Siamo al cospetto del solito disegno manageriale italiano che ha coinvolto nell'ultimo secolo tutte le realtà industriali italiane, accrescendo i profitti dei finanzieri italiani, affossando le casse del debito pubblico.
Io proporrei a lorsignori che sono al quadro comandi di rovesciare i termini.
Lasciamo la rete di distribuzione in mani pubbliche e relativi profitti e deleghiamo al privato (a prezzo fisso) gli oneri della manutenzione degli impianti e la messa in ordine dell'intera rete; scommettiamo che nessun imprenditore in questo scenario prenderebbe in considerazione l'offerta ?
Buona acqua a tutti.

venerdì 12 giugno 2009

La coerenza degli italiani

(foto di Garimar)

IO non posso certo lamentarmi

La vita è questione di carattere, di profonda conoscenza di se stessi e di impegno continuo in qualcosa in cui si crede ciecamente. A fronte di delusioni e cocenti sconfitte, l'unica forza che può sorreggerci è il credere nel proprio pensiero e nel misurarsi continuamente con la realtà del quotidiano.
Il nostro agire contribuisce alla formazione del bozzolo in cui viviamo.
Siamo immersi in un aria che respiriamo , ma che muoviamo e agitiamo con i nostri movimenti. Il vento che sentiamo, non è solo quello atmosferico, ma è il frutto degli spostamenti di aria che noi causiamo con le nostre scelte.
La vita fatta continuamente di scelte , di decisioni più o meno coerenti con il nostro pensiero.
Non è facile mantenere la coerenza tra il nostro agire e ciò che intimamente pensiamo, non è facile per niente. Non possiamo fare a meno di considerare che la nostra declamazione "siamo liberi", si scontra con i condizionamenti e i bisogni e le necessità del mondo e del modo in cui viviamo.
Poco importa che nessuno di noi possa tirarsi indietro e dire "io non ho colpe", quello che in estrema sintesi appare evidente è che siamo tutti artefici del nostro destino.
Noi , popolo italico , in più abbiamo nel DNA storico, un forte spirito individualistico. Siamo discendenti dell'epoca dei comuni , quando i paesi stranieri erano già popoli , noi dimentichi del nostro antenato romano, eravamo ridotti solo a villici di borgo. Come villici siamo cresciuti, portandonci appresso quell'arte del vivere frutto delle fatighe quotidiane del fattore nei confronti del padrone. Ed eccoci qui sempre pronti a mettere in evidenza unicamente il proprio io , il proprio orto , il famoso italico detto "tiramm' a campà".
Ci diamo le arie di popolo progredito , ma dopo l'epoca rinascimentale niente e nessuno è venuto a dare lustro ai nostri anni duemila.
Siamo italici fin nell'anima, individualisti fin nel midollo , e ne andiamo fieri.
Lo siamo in ogni tempo e in ogni dove. Ai semafori, in coda alla posta, al ristorante, al supermarket, al lavoro, in banca, all'ufficio delle tasse, dal dottore, al parco divertimenti, al cinema, lo siamo sempre , ed è in noi la voglia immensa di dimostrarlo come rivendicazione dei nostri antenati villici nei confronti dei padroni. Siamo i furbi più furbi degli altri , e ogni giorno , ogni ora della nostra vita siamo concentratissimi a dimostrare solo e unicamente questo : io son più furbo di te.
Siamo negli anni duemila, epoca incontrastata del berlusconismo, e tutti ci chiediamo perchè questo movimento , questa idea di padronismo, abbia preso così piede nel nostro paese. Ci chiediamo come questo possa essere successo, dato che a parole, siamo tutti ma proprio tutti , contrari.
Ci dimentichiamo di colpo chi siamo e da dove veniamo : tutti noi abbiamo nel nostro intimo il desiderio e il mito del padre padrone e aspiriamo in modo voluttuoso a diventarlo.
Eccoci pronti a denigrare chi lo è diventato , ma dietro le quinte prontissimi a lanciarci nella stessa identica scalata personale.
Cosa conta il vicino, la solidarietà, il gruppo, l'insieme, quando io posso farcela, io dimostro di esser più bravo e quindi vado avanti e mostro a tutti il mio potere.
Allora contenstiamo , urliamo, ci agitiamo sulle nostre amate poltrone, declamando insulti e sberleffi verso il dittatore di turno, ma poi nelle dimostrazioni ricadiamo nell'italico detto :vai avanti tu .
Proprio nelle odierne vicende si può trovare una risposta e il senso di quanto esposto.
In occasione della protesta dei lavoratori Telecom per i tagli occupazionali previsti dal piano di riorganizzazione dell'azienda in aperto contrasto con accordi appena firmati , il comportamento di quanti hanno ritenuto di non partecipare è illuminante dello spirito italico.
Una frase spiega in poche parole il vero carattere degli italiani, una frase che è pronunciata da molti di questi lavoratori : "IO non mi posso certo lamentare".
Ecco la soluzione, il vaso di Pandora che aperto spiega ai più , alla massa, del perchè di questo stato di cose italiche. Non solo , si badi bene, per la vicenda Telecom, ma a più largo raggio , per ogni vicenda che interessa questo suolo del bel paese.
"Io non mi posso lamentare" .
Ecco che è assurto a protagonista assoluto l' IO, l'individualismo che nulla vede e nulla sente, al di fuori del proprio orticello.
IO non mi posso lamentare, che mi frega del mio collega, del mio vicino, del mio conoscente?
Niente, assolutamente niente.
Del resto si dice sempre che la pagnotta a tavola dobbiamo portare !
Si è vero lo diciamo , ma riportiamo questo detto erroneamente, il più esatto sarebbe : la pagnotta sulla MIA tavola devo portare.
Il male del "lavoro italiano" non sono nè gli imprenditori , nè i sindacati , o meglio , non sono loro i primi colpevoli di questo stato di cose; i primi colpevoli sono proprio quei lavoratori , tutti i lavoratori che contribuiscono a questo cancro che ha invaso tutto l'ambiente.
Certo imprenditori e sindacalisti non sono stinchi di santo, ma i lavoratori sono veri e propri diavoli.
Bene appenderemo sulla testata del nostro letto , dove dormiremo sonni tranquilli, il detto : Io non posso certo lamentarmi.

giovedì 28 maggio 2009

La moda delle domande


4 domande serie a TELECOM

(da www.zeusnews.com del 28-05-09)

Antonio Migliardi è il capo del personale di Telecom Italia, ma affettuosamente i 65.000 (ma ancora per quanto?) dipendenti lo chiamano "padre Tonino". Ha iniziato la sua carriera in Sip molti anni fa ma poi è stato uno dei protagonisti dell'ultima Alitalia, quella poi finita come si sa.

A "padre Tonino" molti dipendenti Telecom vorrebbero porre alcune domande che, probabilmente, non avranno mai risposta.

1) E' vera la voce che gira in Telecom per cui il suo "bonus" per il raggiungimento di 9.000 dipendenti in meno si aggirerebbe su una cifra intorno al milione di euro in 2 anni?

2) Perchè Telecom Italia - che si accinge a licenziare 470 dipendenti entro luglio - avrebbe distribuito 40 milioni di euro di premi, ad aprile, ai suoi massimi dirigenti?

3) E' vero che Carlos Lambarri, il responsabile dei call center messo lì da Telefonica, vorrebbe che si vada giù pesante con i tagli al personale 187 e 191 e 1254 (per ricorrere più massicciamente agli appalti esterni) e che quelli attuali sono solo un assaggio?"

4) E' vero che è in discussione all'interno del top management aziendale una strategia per boicottare lo sciopero nazionale del 12 giugno?

Solo quattro domandine facili per padre Tonino, meno imbarazzanti di quelle per Papi.