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sabato 26 luglio 2014

Rinunce & Cuore

(foto di Garimar)

Rinunce & Cuore

Adulti, cosa vuol significare in genere quando indichiamo : esser adulti ?
Esiste per caso un età definita , o un momento  nel quale passiamo dallo stato di adoloscente, o giovane che dir si voglia, allo stato di adulto ?
Cosa possiamo dire in merito all'esser Adulto ?
Una cosa ho appreso nel percorso del tutto personale della storia passata,  quella che Adulti non si diventa mai,  solo una chimera, un modo di dire  per indicare un qualcosa di indefinito , un comportamento generico in base al quale poter giudicare i fatti o i misfatti di una persona. 
Modi di dire quali  "non ti comporti da adulto" , "non sei maturo",  "non hai responsabilità" sono solo delle etichette per poter affermare  la nostra contrarietà di fronte ad atteggiamenti o comportamenti che non riusciamo a comprendere. 
Adulto per me vuol solo dire:  persona che è in grado di fare rinunce, e nonostante tutto continua con volontà a proseguire. Questo la mia storia mi ha insegnato.
Due gli episodi base che hanno dato il senso di ciò che poi nel corso della vita si è confermato. 
Da bambino , come tutti i bambini, ero attaccatissimo ad un giocattolo ,  ricordo ancora "meraviglioso" , avrò avuto cinque o sei anni , ero affascinato da un camion di plastica che mi portavo sempre appresso con la cordicella. Se non che , in una delle sue fughe ribelli , mia sorella  portandosi appresso questo mio oggetto  lo perde o lo scambia non si sa, insomma se ne perde traccia. 
Questo primo episodio , mentre per i miei genitori si concludeva con un grosso sospiro di sollievo per il ritrovare senza danni la figliola , per me si risolveva unicamente con la perdita del giocattolo preferito. 
Un secondo episodio , identico per sofferenza, pochi anni piu' tardi , quando vivendo con i nonni , avendo questi un negozio di articoli scolastici e di giocattoli , mi innamorai di una "meravigliosa" pistola da gringo (a quel tempo questi erano i sogni di tutti i bambini, non esistento iPhone, iPad, ..), ebbene esprimo il sogno quale regalo di Natale. Il giorno di Natale ansioso in attesa del pranzo ( a quel tempo i regali erano il fulcro del pranzo di Natale in famiglia) , mi vedevo pronto per conflitti a fuoco e sparatorie. Poco prima di pranzo , mio zio si reca al negozio per prendere il gradito oggetto, se non che , una volta aperto, un cliente alla ricerca di un regalo dell'ultima ora, si presenta scegliendo proprio quella pistola per il proprio figlioletto. 
Facile immaginare la mia delusione a pranzo quando invece di quella pistola "meravigliosa" da gringo , ricevetti un altra pistola - forse anche piu' bella - ma senza dubbio  "diversa" , e a nulla valsero le promesse di riceverla in un secondo momento , per me quel natale fu orrendo, con un sogno infranto. Inutile dire che quella pistola da gringo non arrivò mai. 
Questi due episodi , educarono il mio carattere alle rinunce, a dover esser delusi , ma in ogni caso  , costretti a dover fare a meno di quanto si poteva sognare. In effetti il corso della mia vita poi in quella direzione si è avviata. Come si dice il buongiorno si vede dal mattino . Molte altre cose  sono intervenute e ho conquistato, ma sempre  è capitato di dover rinunciare a quello che piu' desideravo, avevo altro , ma non quello. 
Ho imparato quindi che per quanto si abbia e si possa volere,  occorre fare i conti sempre con una rinuncia di cio' che poi è più importante per noi.
In fondo forse, questo è quel diventare Adulti , icona di tutti i discorsi educativi familiari.
Mi son ritrovato a vivere in case non mie e di cui non avevo nessuna passione, e di converso a dover sempre sospirare di raggiungere la mia vera casa.
Anche questa è arrivata tardi a fronte di conquiste e  posta in capo al mondo , dove la terra finisce, lontano da tutto e da tutti ,  raggiungerla per pochi , pochissimi giorni della mia vita , porta  a maggior ragione a dover rinunciare .
Alla soglia dei sessanta , dover constatare di non aver mai vissuto a lungo presso la propria abitazione , è una considerazione amara, per certi versi di un sottile gusto maligno che ti mangia il cuore giorno per giorno . 

Come una beneamata canzone di un grande diceva "no, tu no".

Naturalmente tutto questo non puo' esser compreso da chi proviene da esperienze opposte. Per assurdo , invece, chi ha sempre vissuto tra le proprie quattro mura , non vede l'ora e sogna continuamente di scappar via. 

Altro modo di dire : nessuno è mai contento di ciò che ha . 

Alla fine l'arte della rinuncia diviene un modo di essere, un modo di vita e una sorte di compagna intima dei propri sogni , quale presenza affiancata al proprio cuore che inesorabilmente continua a battere. 

Per altri termini l'arte della rinuncia , altro non è che la benzina che alimenta il motore del nostro cuore, spingendolo a battere sempre, e ad anelare ancora-

martedì 11 dicembre 2012

Le sensazioni di pelle

(foto di Garimar)

Viaggi

 Strano come si possa provare maggiore emozione quando siamo ciechi e magari anche sordi. Delegare al solo senso del tatto e dell'olfatto la percezione di quanto ci circonda ci induce sensazioni inaudite.
Si pensa subito all'eccitamento , alla morbosità di un incontro al buio, alla speranza di una serata al buio con una sconosciuta o sconosciuto . Tutto lecito quando si parla di emozione e di piu' direi di sensazioni. L'animale uomo è uno strano animale. Si puo' eccitare per una parola, per un gesto, per una visione, ma molto di piu' per una immaginazione. Perchè si scopre come il nostro corpo e in fondo il nostro cuore, riesca a riscaldarsi per cose del tutto immaginarie, per pensieri indotti in noi stessi, indipendentemente da chi ci sta di fronte.
Esperimento: poniamoci su una spiaggia deserta e osserviamo e sentiamo. Di sicuro ci emoziona, il mare piace a tutti (a parte poche eccezioni) , sentiamo l'odore, il rumore delle onde, perfino qualche gabbiano passante rasente, il vento, la sabbia sotto i piedi. Sensazioni che ci inducono emozione, visione che riempie il cuore e la mente. Tutto sublime, molto lindo e lucido come i nostri occhi. Poi chiudiamo tutto , chiudiamo gli occhi, solleviamo i piedi, estraniamoci dall'ambiente e ascoltiamo solamente e odoriamo, sentiamo l'aria sulla nostra pelle. Facciamoci trasportare dalla nostra mente, abbandoniamoci a questi due unici sensi e vediamo che un immagine si forma nella nostra mente. Intraprenderemo un viaggio molto piu' profondo , e rilasciando ancor di piu' la mente, attraverseremo il buco nero della percezione per tuffarci nell'abisso dell'emozione pura. Eppure siamo nello stesso luogo di prima, ma la sensazione è molto piu' profonda. La nostra immaginazione è il mezzo piu' potente per costruire la nostra vita. Immaginazione che trasforma la realtà. Un arma potentissima

venerdì 20 aprile 2012

Lo Sfidante

Potrebbero volerci anni 
per convincerti a cambiare 
e poi potrebbero volerci anni 
per agire di conseguenza.
Spero solo ti rimanga il tempo sufficiente

John Michael Abelar

lunedì 6 dicembre 2010

Pazienza

(foto di Garimar)

Regalo di Natale (ovverosia Babbo Natale)

Il nostro comportamento , le nostre reazioni ai fatti della vita , le nostre emozioni che ci caratterizzano sono il frutto di prime esperienze che ti colpiscono e ti formano nei primi anni . 
Per alterne vicende della famiglia , ho vissuto nell' infanzia con i nonni, assieme ai nonni, presenti  i due figli maschi  miei zii, grandi rispetto a me e che in definitiva sono stati i compagni e gli idoli del mio esser bambino. I nonni avevano una attività di cartolibreria del paese; negozio pieno di matite, penne, quaderni e libri. Io spesso mi aggiravo tra scaffali e pacchi di materiale scolastico. Naturalmente erano anche presenti giocattoli  e dato che all'epoca non esistevano i grandi centri commerciali, era il negozio il luogo dove potevi vedere gli oggetti dei tuoi sogni. Assistevo anche all'ordinazione in anticipo del materiale , come ogni buon negozio, le stagioni erano sempre molto anticipate, e il materiale natalizio si ordinava in estate se non in primavera. Vivere in questo ambiente di forniture scolastiche mi ha fatto apprendere da subito le tematiche del commercio, l'orario dell'apertura e chiusura, le prenotazioni, le vendite e la classica "nota" , anticipo dei tempi per il moderno finanziamento a tasso "zero". 
Allo stesso tempo era come vivere nel mondo dei balocchi , perchè essendo bambino come tutti i bambini vedere confezioni di fucili, pistole, soldatini, macchinine veniva facile esprimere desideri con la più classica delle letterine a "Babbo Natale". 
Un particolare Natale ricordo ancora oggi,  avevo visto una particolare pistola come le colt del mitico Far West, mi piaceva da morire, era bellissima, con il calcio che mi sembrava enorme, e il grilletto tutto cromato. 
Era l'oggetto dei miei desideri. L'osservavo con occhi sognanti ogni giorno in attesa del più classico giorno di Natale. Diligentemente avevo descritto sulla letterina la pistola dei miei sogni , bella lucida, con il grilletto argentato come quella che è nella vetrina del negozio della nonna , (per me la cartolibreria era della nonna piuttosto che del nonno). 
Finalmente arriva quell'anno il Natale e ricordo ancora l'ansia dell'attesa del giorno all'ora di pranzo , quando già sapevo che davanti il portone di ingresso al suono del campanello avrei trovato un pacco con dentro la mitica pistola (era la consuetudine della casa della nonna per il Natale). 
Vivendo  periodicamente a contatto dei grandi (nonni e zii) , ero anche smaliziato, avevo oramai capito che Babbo Natale non era un signore vero, e che molto più realisticamente il Babbo Natale sarebbe stato lo zio che doveva portarmi all'ora giusta il più bel regalo del mondo. 
Finalmente arriva l'ora di pranzo e prima di sederci tutti a tavola ecco il campanello, mi precipito alla porta apro e c'è un pacco, una scatola , tutto come previsto, Babbo Natale mi ha accontentato, felice al colmo  apro ...e delusione delle delusioni non c'è la mitica pistola !!!
C'era un altro giocattolo che non ricordo neppure, e la mia disperazione pare che sia stata come un frastuono di temporale, non perchè mi fossi messo a piangere, no, ma perchè la mia faccia deve aver preoccupato tutti , mamma, zii, nonni e soprattutto nonna. 
I grandi si mettono a parlare, io disperato con il cuore rotto non so che fare , sono mortalmente ferito , non so cosa dire, pensare, gridare o stare zitto. Il nonno mi aveva insegnato che non bisogna mai lamentarsi , e quindi io diligentemente ricacciavo le lacrime indietro, la mia faccia era una maschera di dolore. Gli zii parlavano, era successo che al momento di ritirare la pistola dalla vetrina, si era presentato un signore (si dice oggi  quello dell'ultimo momento) che cercava un regalo per il proprio figlio, e aveva trovato una bella idea quel pistolone lucido lucido.  Mio zio aveva pensato bene di fare la vendita , non pensando affatto al nipote che aspettava da tanto proprio quel pistolone. Del resto come negozio si poteva ordinare un altro pezzo,  quale era il problema?
Così è andata la cosa,  i nonni e gli zii furono anche di parola, perchè tempo dopo mi portarono dal grossista fornitore , addirittura di persona per vedere e scegliere la pistola, naturalmente quella stessa pistola non c'era più, molti altri modelli erano disponibili ma non quella,  e infatti mi fu presa un altra, forse anche più bella, ma non quella che io avevo accarezzato, guardato per tanto tempo. 
Penso che questo sia stato l'episodio che mi abbia fatto apprendere dolorosamente cosa sia la pazienza, cosa sia rimanere delusi e cosa sia "non lamentarsi".  Penso che sia stato il momento in cui ho capito che non importa quanto tu desideri una cosa, la vita ti presenterà sempre qualcosa di diverso, magari di simile, ma sempre diverso da quello che tu immagni e sogni.
Ero un bambino eppure in quel momento credo che sia iniziato il mio cammino verso le difficoltà, e forse è stato il preludio a tutte le difficoltà che poi ho incontrato ed è stata la scuola che oggi mi porta a dire pazienza.
Pazienza quando qualcosa non và per il verso giusto, pazienza quando qualcosa non è esattamente come la sogni, pazienza quando non ottieni quello che ti sembra giusto, pazienza quando la vita ti presenta il conto, pazienza quando ti senti rodere dentro e non puoi far niente per cambiare, pazienza quando ti senti male e nessuno può far niente, pazienza quando una persona che ami ti fa del male,  pazienza quando non trovi quello che vuoi e che cerchi disperatamente. Pazienza la parola della mia vita che da quel giorno ha battuto i colpi del mio cuore. 
Non sono in grado di dire se sia stata un buona lezione o un cattivo esempio quel Natale, di fatto è stata la mia realtà, per cui l'ho portata dentro fino ai giorni di Internet, dei centri commerciali, dei grandi Megastore, delle gallerie di negozi super assortiti, dei meravigliosi cataloghi . Ma soprattutto fino ai giorni in cui sentimenti emozioni , desideri e sogni presenti , come in quel giorno di Natale, sono depositati in attesa di vedere un esito , una svolta, un risultato , oggi come allora c'è l'ansia di sentire quel campanello al portone, l'ansia di  sentirlo e  precipitarsi a vedere cosa c'è, cosa è arrivato; naturalmente è presente quella paura di antiche origini ,  il terrore di veder andar a vuoto tutti i desideri e le illusioni , paura di trovare aprendo il portone, qualcosa che non sia quello sperato, desiderato. 
Giorni in cui si sogna e si desidera oggi come allora, giorni che nonostante il "modernismo" presentano le stesse cose di quaranta anni fa, le stesse situazioni di un bambino che sogna e desidera quello che considera un oggetto bellissimo e indispensabile, e sono giorni in cui l'uomo  sente dentro di se ciò che manca e  lo vede lì in una vetrina bellissima: il suo sogno. 

venerdì 8 ottobre 2010

Dove siamo finiti

(foto di Garimar)

Dove sono finito

Appartengo ad una generazione che è l'ultima delle generazioni. 
L'ultima delle generazioni ad aver avuto sogni, speranze, illusioni  e progetti.
L'ultima generazione in cui la vita rappresentava ancora una magica avventura e un viaggio alla scoperta di cose e luoghi meravigliosi, la generazione che è stata l'ultima a giocare nel cortile, l'ultima a vedere le trasmissioni in bianco e nero, l'ultima a vedere ancora i carri trainati da buoi, e le biciclette usate come normale mezzo di locomozione, l'ultima a fare colazione col "panino di birra".  Appartengo ad una generazione in cui il primo pensiero era il saluto al vicino e l'ultimo pensiero il saluto a chi ti vuol bene prima di dormire. Una generazione , l'ultima,  che considerava ancora la festa di ogni Santi  al posto di quella di Halloween, la generazione che festeggiava il Natale con un cenone in famiglia e non con un veglione. Appartengo ad una generazione, l'ultima, in cui i contatti si mantenevano a voce, o al massimo dal telefono fisso, per la maggiorparte con lettere e cartoline scritte con le antiche "bic nero di china".
Appartengo ad una generazione, l'ultima, in cui a 10 anni si indossavano i pantaloni corti, o all'inglese nelle cerimonie, Appartengo ad una generazione , l'ultima, per la quale il dolce domenicale era la fetta di pane bagnato con l'acqua e lo zucchero sopra. Appartengo ad una generazione  per la quale lo stare assieme agli amici era più importante che giocare ai videogiochi, anche perchè videogioco  era un termine sconosciuto. 
Appartengo ad una generazione per la quale il massimo della tecnologia era il registratore a bobine "Geloso"
, e le feste tra ragazzi (ambite, ambitissime) si organizzavano con il "mangiadischi".
Appartengo ad una generazione, l'ultima, che considerava la festa di uno di noi  la festa di tutti, agognata , sospirata, anelata da tutto il gruppo. Appartengo ad una generazione dove la solidarietà era un termine sconosciuto , ma che di fatto  ci si aiutava l'un l'altro con fatti e non con un sms da un cellulare. 
Appartengo ad una generazione , l'ultima,  che faceva dei propri sogni la propria vita, che faceva delle proprie risate il pranzo, e che faceva dei propri entusiasmi il sonno riparatore. 
Appartengo ad una generazione , l'ultima, che si è poi rilevata proprio l'ultima, e quella che ha fallito ogni obiettivo, e ha trasformato - o meglio -  lasciato trasformare senza intervenire , il mondo come è oggi. 
Appartengo ad una generazione, che ha bellissimi ricordi , ma molte colpe.  Una generazione, la mia, che ha fatto si che i bambini di oggi siano senza sorriso, senza sogni, senza naturalezza e senza cuore. 
Appartengo ad una generazione che ha svilito ogni cosa, e dimenticato la propria orgine e fatto si che il mondo cambiasse - in peggio - senza nessun dubbio sull' operato di noi tutti. 
Appartengo ad una generazione che nonostante i buoni propositi , e la buona gioventù, si è trasformata in una generazione di cannibali che mangiano se stessi l'un l'altro e mangiano il mondo senza alcun criterio. 
Appartengo ad una generazione che ha ucciso l'essenza dell'essere vivi , e che ha seppellito il senno sotto un manto di opportunità che volgarmente chiamiamo "business".
Dove siamo finiti e dove sono finito , è solo una considerazione per capire e concludere che non dipende mai dagli altri, cio' che ci accade e accade attorno a noi, ma dipende da noi, da noi e dal nostro pensiero , prima, e dal nostro operato poi, se le cose son così come sono. 

Sono io infatti che ho contribuito a questo e non altri, sono io che ho fatto questo mondo così com'è, e sono io che ho dimenticato il cortile, la bicicletta, il pane e zucchero ...sono io . 

Certamente  sarà tutto etichettato come pessimismo cosmico, come qualunquismo citato per sopire antiche e nuove recriminazioni. I più faranno tale considerazione . Ma la realtà è che ognuno di noi conosce bene che l'ultima generazione, quella mia,  ha fatto si che il mondo fosse distrutto e che  ai nostri figli fosse derubato il futuro.

mercoledì 8 settembre 2010

Quando io amo ....

(foto di Garimar)

...Amo totalmente








L'amore è qualcosa che ti prende dentro,
all'improvviso con una forza inesauribile.
L'amore è gioia irrefrenabile e risate,
seguite da pianti osceni.
L'amore sono le montagne russe della vita,
il vento impetuoso scompiglia i capelli
e rende lacrimosi gli occhi.
L'amore è un susseguirsi di momenti, ore, giorni,mesi e anni
belli e brutti, calmi e tempestosi.
L'amore è un miscuglio inestricabile
di bisogno, esigenza, ossessione,pensiero, desiderio
come il nodo gordiano.
L'amore è durezza e dolcezza, è salato e zuccheroso,
è bruciante e freddissimo come attraversare il deserto sotto
il sole cocente e poi sentire freddo nelle notti lunari.
L'amore è sole e luna, stelle e pianeti
universo sotto gli occhi e ancor più nella testa.
L'amore è totale bisogno dell'altro dentro di se.
L'amore non ha parole come se o ma, l'amore ha solo
il verbo avere e il verbo dare e il verbo essere.
L'amore è avere la pelle sudata e mischiare i propri sudori
con quelli del proprio amato.
L' amore è bellezza, serafica beatitudine dell'altro
e riflessione negli occhi dell'altro.
L'amore è tenersi per mano tutto il giorno e tutta la notte
e non voler lasciarsi neanche per andare in bagno.
L'amore è mangiare e bere dallo stesso piatto.
L'amore sono le carezze, i baci, i tocchi, lo sfregamento,
e i morsi, i graffi gli schiaffi, la goduria e il godimento ,
la sofferenza e la delirante esternazione del dolore.
L'amore è dolcezza infinita, seguita da irrequietezza infinita.
L'amore è desiderio seguito immediatamente da un altro desiderio.
L'amore è telefonarsi ogni secondo per dire ti amo.
L'amore è non stancarsi delle parole, e dei silenzi.
L'amore è girarsi sorridenti al mattino
e con gioia e infinita dolcezza dire buongiorno.
L'amore è baciare gli occhi chiusi la sera.
L'amore è guardarsi e piangere e poi passare alla risata
e poi alla serietà, e poi alla risata ancora.
L'amore è toccarsi e ritoccarsi, è provare desiderio
dopo averne appagato il corpo arso dall'affanno.
L'amore è avere l'acqua salata addosso e leccarsi le goccioline
e sentirsi poi come in un ruscello di acqua freddissima di montagna.
L'amore è lavoro e piacere assieme, è costruzione e distruzione.
L'amore è realizzarsi e annullarsi in un unica emozione
che copre te stesso e tutto il tuo mondo.
L'amore è annullamento di ogni società, basando su un unico fondamento :
la coppia in tutto e per tutto.
L'amore è lavorare e sorridere, essere tristi ma forti,
l'amore è problemi e soluzione, ogni giorno immergersi
in un problema continuo e continuamente trovare e sorridere della risoluzione.
L'amore è annaspare come morire affogati ed aggrapparsi
con disperazione a questa ciambella di salvataggio.
L'amore è periglioso viaggio in mare tempestoso,
ma anche volo calmo in cieli azzurri.
L'amore è bene e male uniti, l'amore è passione e riflessione uniti,
l'amore è esigenza e introspezione eclatanti.
L'amore è delirio, è morire e rinascere continuamente.
L'amore è cucinare e apprezzare, cucinare e combinare pasticci.
L'amore è pulito e sporco , lucido e opaco.
L'amore sono gli occhi cangianti attraversati da lampi di fuoco
e da distese d'azzurro.
L'amore sboccia e appassisce ogni secondo , continuamente,
come l'acqua che bolle nella pentola, in un borbottio sommesso.
L'amore è struggente ed eclatante, l'amore è gridare , urlare,
e indipendente dal dove come e perché.
L'amore è tutto questo e altro ancora, perché
attinge a tutta la letteratura mondiale per esprimersi
con parole che umanamente non sono sufficienti.
L'amore bisogna viverlo per comprenderlo.
E non basta ancora, occorre morire per comprenderlo.
L'amore ti travolge, e ogni giorno ti stritola in una morsa
pesantissima che ti toglie il respiro.
L'amore ti ritrova a sera stanco e anche forte per poi buttarti
in un nuovo giorno ancora più pressante nello stomaco.
L' amore è sentirsi male tutti i giorni e guarire ogni secondo.
L' amore è respirare la stessa aria dell'altro, e condividere
la stessa acqua.
L'amore si ciba di se stesso , mangiandosi e rigenerandosi ogni giorno.
L'amore , infine, è ritrovarsi accanto seduti di fronte
al sole calante , tenersi per mano e pensare all'unisono :
è stata una vita bellissima con te.

E tutto questo è per te.


giovedì 26 agosto 2010

Il tempo

(foto di Garimar)


Solo diritti

Viviamo , oramai è certo, in una società strana, piena di incongruenze e di rovesciamento di quello che sono i valori.
Viviamo oramai immersi in un fluido mieloso che avvolge il nostro spirito e lo addormenta dinanzi a fatti di coscienza, dinanzi a reflussi morali, dinanzi a doveri sociali.
Oramai tutto è consentito e lecito , e niente è da considerare riferimento se non la nostra smisurata voglia di desiderio verso ogni cosa.
Viviamo in una società che ha fatto dell'impegno un icona, quando non siamo impegnati per lavoro , lo siamo per interessi personali, quando non siamo impegnati lavorativamente siamo impegnati per il nostro diritto al relax, quando non siamo impegnati nei piccoli doveri quotidiani lo siamo per ritrovare il benessere del nostro corpo.
Urliamo che abbiamo da fare, abbiamo delle attività da seguire, e quando riposiamo urliamo che abbiamo il diritto al relax per cui ogni cosa ci disturba deve esser eliminata.
Vediamo solo il nostro orto e non ne vogliamo sapere di guardare affondo, di fermarci, di osservare, e di riflettere. Non abbiamo tempo, troppo di fretta tutto, mangiare, dormire, lavorare, divertirsi,bagnarsi.
Impegno , è la parola abusta di questi tempi.
Sono un uomo impegnato, sono una donna impegnata.
Sempre impegni, di sopra, di sotto, di lato.
E , paradossalmente , viene guardato con diffidenza e sussiego, chi si presenta scanzonato e libero da fantomatici impegni : fannullone viene etichettato tale personaggio.
Chi non ha impegni viene allontanato con fastidio, additato come un nemico come un qualcuno da evitare, perchè è un virus che potrebbe intaccare la nostra salute. E la nostra quiete interiore. Comodo e pulito, siamo in pace con noi stessi e non vogliamo esami interiori di sorta.
Siamo troppo impegnati a seguire percorsi comuni e strabattutti, consunti, che fanno tutti, non abbiamo tempo anche solo per pensare di prendere in considerazione una alternativa.
Un alternativa per noi e il nostro tempo.
Secondi , minuti, ore, giorni, mesi passati ad inseguire stereotipati clichè, e così passiamo la nostra vita per impegni che non sono della nostra natura, sprecando di fatto questo infinitesimo lasso di tempo che è la nostra vita su questo pianeta.
Saremo impegnati fino in fondo, fino all'ultimo minuto della nostra esistenza, e saremo altrettanto sicuri che alla nostra fine il macigno dello spreco ci peserà addosso inamovibile. Un tempo sprecato ad inseguire vacui fantasmi .
Saremo stati uomini impegnati e saremo morti.
Non ci viene mai il dubbio che ci sia qualcosa di sbagliato nel nostro mondo e nel nostro modo di vivere, mai il dubbio di un alternativa valida per il nostro cuore che ci sfugge ?
Siamo così poco saggi in questa moderna società, che abbiamo perso la facoltà del dubbio, dell'incertezza e riteniamo che la nostra strada sia l'unica giusta.
Siamo così uguali uni agli altri che formiamo una melassa di coscienze tutte uguali tutte grigie, tutte uniformi al comportamento usuale che riteniamo l'unico possibile degno di nota.
Impegnati.
Impegnati e morti nell'anima.

mercoledì 18 agosto 2010

Arrivi e partenze

(foto di Garimar)

Estate per te

Arrivi , partenze, incontri, appuntamenti, e anche scontri.
Estate tempo di viaggi che partono e si concludono all'interno di noi stessi.
Si passa dal mal di pancia e ansia della prepartenza alla malinconia e mal di schiena del ritorno, per ritrovarsi , infine, dove eravamo , come eravamo nella stessa identica posizione come se non avessimo mosso neanche un passo.
Estate, tempo di chilometri percorsi senza pensiero, con sorriso e speranza. Tempo da passare in compagnia dei nostri pensieri. Un tempo nel quale non ci pesano più, come per incanto, i metri , i chilometri di spostamenti. In inverno , al contrario, quanto ci diventa pesante anche spostarci di cento metri, sembra che tutto ci pesi addosso. Eppure siamo sempre noi, sempre gli stessi che eravamo ieri e che saremo domani, solo intorno è cambiato qualcosa. Intorno eppure non intorno. In effetti è il non intorno a farci compiere cose che ci appaiono meravigliose, questo non intorno altro non è che il nostro "interno". Si questa è la magia della vita, ogni cosa, ogni luogo, ogni sensazione vive all'interno di noi stessi.
Siamo solo abituati a capire e sentire questo nell'estate.
Ma noi siamo in grado di far questo ogni giorno della nostra vita, ogni ora del nostro cammino, ogni minuto del nostro respiro, tutto può esser un immenso e meraviglioso viaggio, se solo diamo retta alla nostra grandissima capacità di sentire le sensazioni.
Arrivi e partenze per ogni luogo , con un itinerario che ci conduce inesorabilmente all'interno di noi stessi , per apprendere infine quanto possiamo esser felici con così poco : la consapevolezza di essere unici con ciò che percepiamo.
Andiamo, veniamo, corriamo, ma siamo sempre noi che possiamo anche fermarci e guardare non con i nostri meravigliosi occhi pieni di colori, ma col cuore, e sentire in conclusione del nostro viaggio che c'è sempre un nuovo inizio, un nuovo mal di stomaco per una nuova partenza, una nuova ansia di iniziare ancora un lungo viaggio.
Il ripetersi continuo di questa forza ci fa vivere come solo noi possiamo fare, sia in estate che in inverno, sia nella gioia che nel dolore. Possiamo fare tutto, ogni cosa non ci è vietata, sono solo i nostri sensi limitati e la nostra mente poco allenata a costituire quelle che sono le barriere del cuore.
Il viaggio di spostamento anche se da fermi ci porta verso scenari inimmaginabili, rendendo la nostra vita di accesi colori che vanno al di là della nostra vista.
Partiamo e arriviamo nel luogo dove vogliamo, dentro di noi , per cogliere quell'attimo di estasi, e di gioia che ci fa capire che "noi siamo".
Questa è l'essenza della felicità basata solo su di noi , e quindi eterna, facendo si che l'estate non finisca mai.

giovedì 5 agosto 2010

Le madri e i padri



Le paure

Sempre più spesso in questi anni post duemila, incontro e sono testimone diretto , del dissolvimento della tanta decantata unione amorosa tra gli umani.
Sempre più spesso , oramai, si incontrano persone donne ed uomini che escono da situazioni a dir poco incresciose e situazioni familiari fallimentari.
Ma ancor più spesso si ascoltano parole di sconforto e paure da donne , madri, prese da ansie, paure, che sfiorano il terrore. Le urla di queste donne e madri oramai sono oltre la soglia della percezione locale, ma sono piuttosto un movimento convulso generale che coinvolge una massa di persone come un onda oceanica. Come il mare in tempesta queste disperazioni travolgono tutto e tutti , andando poi ad infrangersi contro bastioni rocciosi durissimi.
Oramai in tutti gli ambiti familiari c'è una coppia che si rompe, c'è un amore che finisce, c'è una famiglia che si dissolve; quasi sempre , anzi sempre, sono situazioni che scoppiano come bolle di sapone oramai estese al massimo.
La donna , la madre sempre scoppia in una esclamazione di paura e terrore per l'avvenire dei propri figli e il futuro incerto che si spalanca all'orizzonte.
La madre è sempre la protagonista di questo dissidio , perché è indubbio che la discendenza carnale implica un legame corporale che è difficile da dissolvere anche sotto le peggiori tempeste spirituali. Allo stesso tempo i padri hanno meno presente questo legame carnale e da un certo punto di vista subiscono meno il peso della responsabilità dello scioglimento familiare, ma di converso ne subiscono gli effetti a più lunga distanza.
In ogni caso è indubbio che l'essere più debole in questa situazione è la madre, la donna, spesso vituperata , spesso sovraccaricata di responsabilità che vanno ben oltre le proprie legittime possibilità ; e in questa debolezza la donna si sperde.
La frase più abusata e ribadita è "sopporto per i figli", "non posso farlo per i figli".
E proprio in questa ammissione c'è il contrasto e l'annichilimento di esser pensante.
Se da un lato l'amor di madre , cui si accennava prima, giustifica tale affermazioni, dall'altra la considerazione di questo pensiero provoca malesseri che si trascinano anni concludendosi proprio con il danno che si vuol evitare : non far soffrire i figli.
Un gatto che si morde la coda, in un giro vorticoso di causa effetto, ben difficile da rompere.
Al solito è il mondo animale che ci viene in soccorso , con i suoi esempi , ed è ancora la natura che ci offre l'insegnamento che abbiamo smarrito nel corso di secoli di erudizione e civiltà.
Cosa fa mamma orsa, mamma gatta, mamma delfino, mamma tigre, quando deve accudire una nidiata di cucciolotti ? Essenzialmente li cura e li preserva dai pericoli del mondo , ma senza esagerazioni , e soprattutto dando i giusti insegnamenti , che non sono solo le "coccole" o il cibo pronto , ma sono gli insegnamenti sugli "strumenti" che servono per affrontare questo mondo.
Perché è pur vero che occorre procurar il cibo ai figlioletti, ma è anche vero (e gli animali ne son molto più coscienti di noi umani) che un giorno ognuno dovrà pensare per se.
Ecco quindi che gli animali ci fanno vedere che si dedicano alla cura della prole, ma ci insegnano anche che non bisogna nascondere la durezza della vita. Nascondendo le difficoltà, o rendendole semplici non faremo mai un grande favore alle nuove generazioni.
Ammazzando noi stessi alla ricerca spasmodica della vita facile per i figli , non facciamo altro che aprire la strada a insuccessi e fallimenti che a loro volta subiranno, per di più quando i genitori non ci saranno più.
Ecco perché è poco lungimirante nascondere la testa sotto la sabbia e far finta di niente.
Per queste ragioni una madre donna piena di paure e depressioni (seppur giustificate) non potrà mai assicurare una crescita attiva ai propri figli, questi figli subiranno sempre l'influsso negativo delle vicende, anche con gli sforzi volti a nascondere la realtà.
Per capire cosa significhi bagnarsi non c'è niente di meglio che camminare sotto la pioggia senza ombrello.
Le donne che si sentono sole, le madri che pensano di non farcela, le signore che vedono tutto nero e che si sentono eternamente sole devono cambiare modo di ragionare se vogliono sul serio donare ai propri figli un minimo di amore.
Facendo sforzi nella direzione opposta , nella direzione della sopportazione, della trascuratezza di se stesse , faranno solo un danno ai giovani che un giorno saranno a loro volta genitori.
A parte questa considerazione semplice, c'è da aggiungere che occorre farsi forza anche dal pretendere una presa di coscienza dai padri. Diciamo la verità, agli uomini fa anche comodo dimostrarsi duri e forti , da uomini appunto, di fronte a fallimenti e cadute. E' facile farsi forti quando la donna assume su di se il peso degli oneri, se non altro educativi e/o caratteriali.
Del resto una frase maschile al riguardo ricorrente è : provvedo al mantenimento.
Ecco la società moderna , basta staccare un assegno per sentirsi con la coscienza a posto. Del resto non facciamo la stessa cosa con il senso comune della solidarietà ? Noi italiani poi siamo dei campioni per gli appelli alla solidarietà. Facciamo un offerta, una donazione e il nostro cuore è in pace, abbiamo fatto il nostro dovere verso il mondo. Allo stesso modo nella stragrande maggioranza dei casi , stacchiamo assegni e siamo col cuore in pace. Poi del resto non è forse vero che siamo impegnati in lavori e attività pressanti che realizzano "il nostro essere uomini" ?
Comodo no ? ....come una coperta di Linus
Ebbene , se proprio le donne vogliono far qualcosa di valido , chiamino , battendo i pugni e anche i piedi , i loro uomini alla responsabilità, nessuna battaglia è più giusta come difendere i doveri dello stato di genitore. Anche di fronte alla separazione e alla fine di un rapporto, esser troppo remissivi e comprensivi non si rende mai giustizia ai propri figli, i quali figli del resto, non dimentichiamo , sono molto più robusti e resistenti di quando si voglia credere.
E infine un ultima osservazione, trascurare se stessi in nome di supposti doveri , alla lunga non rende mai un risultato buono, da tutti i punti di vista. Trascurare la propria vita non può mai portare a salvataggi né di amori , né di relazioni sociali. Lasciare da parte i propri desideri e aspirazioni , pur con i dovuti paletti che la vita moderna impone, uccide noi stessi e di conseguenza coloro che vivono a noi vicini e che dichiariamo di amare in maniera superlativa.
In buona sostanza dal dichiarare concetti ed applicarli in pratica c'è una distanza abissale, un oceano, dire : "amo mio figlio" e vivere facendo si che ciò sia vero c'è una bella differenza.
Siamo tutti bravi con le parole, ma solo i comportamenti portano al risultato, non le parole.


giovedì 1 luglio 2010

Avvenimenti e il senso di responsabilità

(foto di Garimar)

Ovvero parlare per luoghi comuni

Recenti avvenimenti e conseguenti discussioni portano a riflettere sul senso che avvolge tutta la nostra vita. Parole e commenti hanno portato a capire che in effetti viviamo per sentito dire, o meglio , viviamo secondo canoni e dettami che ci sono inculcati , e per assurdo non capiamo.
Da questo discende che non solo viviamo per modelli non nostri, ma addirittura ragioniamo secondo schemi precostituiti e imposti da luoghi comuni che nulla hanno a che fare con la nostra natura di esseri pensanti.
La conclusione ovvia è infatti che oramai poco abbiamo a che fare con i nostri progenitori , i nostri avi , che magari saranno stati anche meno progrediti ed eruditi, ma di sicuro usavano molto più di noi il cervello.
Il discorso è imperniato sul senso di responsabilità, oramai in questa società fritta e ritrita , il mondo moderno come lo conosciamo, ruota attorno al concetto del senso di responsabilità.
A ben vedere, la generazione degli anni duemila usa e abusa questo termine, mettendola tutta sul senso di responsabilità . Non c'è campo in cui non si fa appello al senso di responsabilità, dalla politica, all'economia, dalla socialità alla medicina, dalla professione al divertimento, dalla famiglia alla religione.
E anche quando al giorno d'oggi , ci indigniamo , e questo avviene sempre più spesso, concludiamo ogni discorso sempre con il senso di responsabilità.
Io sono una persona responsabile è la frase più abusata e sfruttata in questi anni post moderni.
Ogni avvenimento non fa che sollecitare il nostro senso di responsabilità, non fa che spronarci ad esser sempre e più responsabili.
E la domanda sorge spontanea : come mai con questa fortissima spinta al senso di responsabilità, il nostro mondo va sempre più a rotoli ?
Qui nasce l'arcano, è evidente che qualche rotella è fuori posto , e qualche ingranaggio non gira nel verso giusto .
Recenti eventi di disastri ecologici non fanno altro che sollecitare la nostra coscienza di consumatori, e ci spingono a dire dobbiamo essere più responsabili.
Recenti eventi economici ci portano a concludere che dobbiamo essere tutti più responsabili delle nostre abitudini e che per evitare il crollo dobbiamo moderarci.
Recenti eventi politici ci indignano spingendoci ad assumere in prima persona responsabilità di cittadini attivi per cercare di dare un segnale di cambiamento.
Recenti eventi religiosi ci spingono ad assumere posizioni spirituali responsabilmente, avendo più fede in ciò che recitiamo a menadito.
In ogni aspetto della nostra quotidianità non facciamo che ribadire che noi siamo responsabili e che gli altri , solo gli altri sono degli incoscienti, e che è per questo che le cose vanno male.
Quanta verità, in estrema sintesi è dentro di noi ?
Siamo sul serio convinti che siamo responsabili in prima persona e che ciò accade è al di fuori della nostra volontà ?

Recentemente un evento triste ha fatto insorgere le coscienze di molti nell'affermare che da persone adulte , in specie in presenza di legami familiari, occorre adottare uno stile di vita responsabile.
A causa della famiglia dobbiamo essere più responsabili , più adulti se vogliamo assicurare nei limiti del possibile un avvenire ai nostri discendenti, ai nostri figli , ai nostri nipoti.
Già...tutto vero ?
L'uomo come animale ha solo questa legge , assicurarsi la procreazione e la continuità della specie.
Tutto bene quindi ?
Si sembrerebbe di si , se non che, è tutto falso come il vetro più comune spacciato per smeraldo.
Semplicemente stiamo recitando a soggetto e il copione non è scritto da noi.
Come spiegare altrimenti , con queste premesse, il fatto che continuiamo a fare gli schiavi ed accettiamo tutto per un tozzo di pane , come spiegare che prestiamo la nostra opera in attività che ammazzano il nostro pianeta, come non vedere che la nostra figura e la nostra opera viene sfruttata per estorcere denaro ai più, come far finta di niente sapendo che quegli stessi figli che diciamo di proteggere li abbandoniamo in mano ad mezzi che ci alleviano la fatica ( e diciamolo una buona volta che è una fatica) di crescerli e ascoltarli , come spiegare a noi stessi che di fronte a nostro figlio facciamo i protettivi e poi di fronte a coloro che ammorbano l'aria e l'acqua e il cibo pieghiamo inverecondamente la testa facendo finta di niente. Pensiamo che evitare una marca di prodotto o l'altra mette a posto la nostra coscienza, del resto se al mercato quello c'è...non possiamo che scegliere il meno peggio.
Come spiegare che ci sentiamo professori di fronte a chi per mero egoismo abbandona la famiglia (per volere o per disgrazia) mentre poi con altrettanta sagacia noi in prima persona deprediamo il pianeta togliendo di fatto non solo ai nostri figli ma a tutte le generazioni future la possibilità di avere un qualsiasi futuro ?
E' strano come affermiamo da un lato la nostra responsabilità e dall'altra ci diamo al più infame saccheggiamento che l'uomo possa compiere . Stiamo mangiando la nostra terra a ritmi mai raggiunti nei secoli passati , e affermiamo di essere responsabili ?
Ma responsabili di cosa ?
Viene da chiedersi , prima di parlare il cervello lo colleghiamo , o diamo fiato alle trombe come ci viene in un concerto di suoni cacofonici ?
Conosco solo persone responsabili , mi presentano solo persone responsabili, vedo in giro solo persone responsabili , e il modo cade così in basso, come mai ?
C'è da augurarsi sul serio che sia in arrivo un cambiamento , una fine, uno stravolgimento , ma che sia delle nostre coscienze, dei nostri valori , e che ci riporti ad una condizione di affermazione senza tentennamenti e soprattutto ad una condizione di coscienza naturale.
Che la fine del mondo , questo mondo arrivi al più presto , perchè non se ne può più.

sabato 8 maggio 2010

Notte di NO-TE

(foto di garimar)

NO-TE









Notte di fondo pensiero
di spiro e imago
di ansia e desio.
Notte infinita
lunga e vogliosa
pesante , ansante
le mani, le tue.
Notte di NO-TE
lontana ed assente
possa il giorno scacciarti
lontana e vicina.
Notte in miseria
dell'animo tradito
il tuo corpo distante
come il pensiero.
Notte l'assente
il NO-TE presente.
L'ansia del riso
lo spiro infinito.
Notte di NO-TE
diventa un macigno.
Il tuo respiro
non sento
il tuo corpo non tocco.
Notte andante
sapiente e dolente
ma non più bella
del giorno assassinio.
Notte di NO-TE
diventa un amore,
sopito e stranito
mai esaudito.
Notte di NO-TE
porta solo al fine
il giorno invitante.
Notte di NO-TE
sarà solo un ricordo
come il tuo volo
mai finito.

lunedì 26 aprile 2010

Lettera ad un bambino mai nato

(foto di Garimar)

Il passato, il presente e il futuro

Generalmente si scrive una lettera per qualcosa che è si vuole ricordare, o celebrare. Si scrive per lasciare un segno e rimarcare qualcosa che si ritiene un punto fondamentale, un punto di arrivo della propria vita.
Alcune volte le parole scaturiscono come un fiume in piena, sommergendo il sentimento e imperversando sul cuore tumultuoso. Altre volte , al contrario le parole creano una coperta pietosa dei nostri dolori e dei nostri pianti. In ogni caso la lettera segna un momento della nostra vita, come un cartello innalzato a indicare : io sono qui.
Facilmente intuibile l'argomento dal titolo, essendo il bambino mai nato quello che in tutti noi alberga fin da quando siamo su questa terra.
Si pensa erroneamente che tale mancanza sia maggiormente sentita dal genere femminile, ma in questo caso ci si riferisce quasi esclusivamente al bambino come figlio, come essere generato, carne della propria carne, sangue del prorpio sangue. Allargando il concetto, siamo coinvolti tutti , inequivocabilmente, dal fatto che la nostra vita viene vissuta in attesa di un bambino che probabilmente mai nascerà. Sono queste le nostre emozioni, i nostri pensieri più reconditi, i nostri desideri e in alte parole le nostre immaginazioni.
Niente può rappresentare meglio questo bambino se non gli occhi di quell'uomo che in fine della sua vita si guarda intorno e non vede altro che un volto di bambino.
I motivi di questo sono vari, innumerevoli, imprevedibili. Le vite di tutti noi sono diverse seppur eguali , e sono sempre attanagliate dagli stessi incubi e paure. Le vite di tutti noi hanno bambini mai nati, bambini che chiamano disperatamente, che urlano il nostro nome, ma che noi sordi non sentiamo e non riusciremo mai a sentire.
A quel bambino mai nato dobbiamo chiedere perdono per la nostra incapacità di amare, di amare le cose belle e di amare la vita. Dobbiamo chiedere perdono a quel bambino per i nostri sopprusi, per i nostri torti, per le nostre prevaricazioni. Ma non verso gli altri, si badi bene, ma chiedere perdono , perchè verso noi stessi abbiamo abusato.
Perdono mio caro bambino per non esser stato, per non averti accolto e cullato , e fatto crescere come la cosa più preziosa al mondo . Perdono per non aver fatto si che questo mondo potesse essere arrichito dalla tua presenza e non impoverito dalle mie sporche esigenze.
Chiedo perdono per non aver dato niente a questa vita, avendo invece tutto preso senza chiedere.
Quel bambino mai nato che in noi è morto e in noi è stato sepolto con le sue risate, le sue speranze, le sue aspirazioni. Tutto sepolto sotto il manto spinoso dei nostri bisogni materiali.
Chiedo perdono per tutti quelli che non hanno osato, chiedo perdono per tutti coloro che avrebbero voluto ma non han potuto, chiedo perdono per tutti coloro che ci han provato e si sono arresi, chiedo perdono per coloro che non hanno pensato neanche due minuti . Chiedo perdono per tutti coloro e soprattutto per me stesso. Per aver aspirato e non aver realizzato, per aver sognato e non averci creduto, per aver pensato e non aver fatto.
A quel bambino mai nato che seppur senza vita sente e percepisce tutto, chiedo di perdonare noi tutti.

venerdì 16 aprile 2010

Cosa sono i sogni


(foto di garimar)
Sogno o realtà

Cosa sono i sogni nella vita delle persone , se non i muri di sostegno delle nostre aspettative e aspirazioni , le stesse che ogni giorno fanno sì da farci trascinare i piedi uno dopo l’altro nei sentieri fangosi che percorriamo.
Solo in questi sogni troviamo l’alimento del nostro cuore, che imperterrito pulsa testardo , fornendo la linfa vitale al nostro corpo che si agita imbelle nella giungla intricata delle nostre emozioni. Ognuno di noi, in effetti, si immerge nelle acque a volte limpide, a volte putride, di questi immaginari quadri di quello che dovrebbe essere la nostra vita. E con altrettanta consapevolezza ci accorgiamo che , questa nostra vita, quasi mai si ritroverà in questi scenari idealizzati , quanto invece spesso ci presenterà altrettanti scenari, magari anche più belli , ma del tutto inimmaginabili a priori.
Ebbene arriveremo al punto da considerare che non sono le realizzazioni ad esser importanti in questo nostro percorso terreno, quanto il fatto stesso di avere avuto sogni, immagini , magari allucinazioni in quei pochi momenti in cui riusciamo a liberare mente e cuore.
Dopo tanto penare, questo ci lascia sempre un tantino più ricchi di quanto non eravamo il minuto precedente, ricchi di sensazioni ed emozioni, essendo queste nutrite solo dai sogni e dai pensieri.
Animo e cuore sono i pilastri della nostra esistenza, oggetti e costrutti sono ciò che invece paradossalmente rappresenta l’evanescenza della nostra vita. Siamo in epoca in cui battezziamo ed etichettiamo tutto ciò che ci circonda come virtuale o reale, in base alla nostra concezione come i nostri sensi ci presentano.
Se solo ci soffermassimo un attimo a ragionare, ci accorgeremmo che niente di più reale è proprio quel nostro virtuale che ogni ora , ogni minuto intessiamo trama dopo trama solo col nostro cuore.
Riteniamo irreali i sogni e molto reale il nostro lavoro , riteniamo molto irreale l’idea dell’amore, e molto più pratico l’acquiescenza di una presenza al nostro fianco solo per paura di infinite solitudini.
Riteniamo molto folle chi segue il colore, e molto saggio chi si attiene alla semplice quotidianità del tirare a campare.Siamo in effetti tutti folli , in un mondo di folli, in una coscienza collettiva che ha sperduto il lume della ragione.
Quali cani affamati ci azzuffiamo a vicenda, in cerca di un boccone che si possa permettere solo di arrivare a sera ancora vivi….o meglio, per ciò che riteniamo sia vivere.
Questo è quello che ci vede impegnati in un minuto secondo del tempo universale, pulviscolo rispetto all’enormità dell’essere incommensurabile . Impegni e impegnati in un qualcosa che non ha senso , e non ha importanza, e per di più rappresenta uno spreco inumano di questo breve lasso di tempo che chiamiamo tutti “vita” senza sapere minimamente cosa questa parola voglia significare.
Sembreranno considerazioni amare, e depressive, ma vogliono solo essere un invito a considerare invece in un barlume di luce quello che davvero potrebbe darci un alito di vita.Quell’alito che in ultimo rimarrà in noi e rimarrà dopo di noi, essendo questo in fin dei conti ciò che conta. Lasciare un alito di vita al nostro passaggio.
Ho sognato , ho immaginato , ho perfino riso cullato all’idea dell’essere ciò che è, ed è stato bello.Il dopo è sempre stato diverso , lontano, cambiato, ma non ha importanza, perché l’esser vivi nel momento del sogno è l’unica cosa che conta nella nostra esistenza. Questo lo capiamo sempre quando incontriamo un'altra persona, un altro essere , un altro cuore. Lo capiamo entrambi ed entrambi rimarremo con questo alito interiore. E di questo devo ringraziare sempre il cuore incontrato , che come luce rimarrà in me. Cosa ci sarà, a dispetto di quello che ci circonda sul serio e che noi continuiamo imperterriti a chiamare “realtà”, non è poi così importante come si crede.


lunedì 22 marzo 2010

La mia vita

(foto di Garimar)

Il Dipendente

Ho trascorso la prima parte della mia vita ( direi più della prima parte) attenendomi ad un unico principio universale : l'onestà della propria coscienza.

Questo valore l'ho appreso per strada , man mano che avanzavo nei sentieri di quella che di solito definiamo vita. Ho sempre avuto un profilo basso , pur passando attraverso le manifestazioni del '68, pur osservando l'avvento dell'emancipazione , pur contribuendo ai movimenti new age, il mio profilo è sempre stato basso, il profilo di chi cerca di capire il perchè, e magari trovare qualche piccolo rimedio , per traguardare un obiettivo comune.
Ho altresì passato l'epoca dei figli dei fiori, l'epoca dei grandi raduni rock e hippyes con la speranza di un mondo migliore, un mondo rispettoso, un mondo verde , un mondo migliore per le genarazioni future.
Ho attraversato i tempi dei capelli lunghi, delle barbe fluenti , e dei primi movimenti ascetici appena allora affacciatisi sulla costa occidentale.
Diciamo che ho attraversato l'era dei sogni, delle speranze in cui tutto sembrava possibile e fattibile. L'epoca in cui tutti noi dicevamo : noi ce la faremo.
Son passati decenni, e mi ritrovo come dire , in una landa desolata.
Vento e pioggia sferzano la terra arida, e intorno cieli grigi incombono sull'animo.
Nessuno a portata di vista, e solo esoscheletri di umanità si intravedono tra le gocce sferzanti.
Mi volto , sforzo la vista, ma non riesco a vedere niente, non riesco a trovare niente, tutto ciò che posso percepire è un vuoto assoluto . Mi ritrovo dopo decenni a vivere una vita non mia, in un mondo non mio, con abitudini non mie, e sopporto decisioni non mie. Mi ritrovo a combattere guerre non mie, mi ritrovo ad accettare programmi non miei, ad acquistare beni non miei , mi ritrovo a respirare aria non mia.
Mi fermo un attimo e mi chiedo dove sono tutti quei sogni e tutti quegli amici che come me sognavano le stesse cose. Dove sono ?
Dove sono quelle masse enormi di giovani che cantavano e speravano all'unisono in un mondo più a misura ?
Eppure se guardo bene, e cerco bene, son cosciente che gli stessi avulsi fantasmi di uomini che sono assisi al posto di comando non sono altro che quegli stessi amici che con me hanno condiviso musica e sogni. Ma che fine hanno fatto ?
Cosa ne hanno fatto della loro vita e a cosa si son son piegati ?
Hanno ceduto e come schiavi all'impeto sessuale di energumeni dotati si son aperti . Potere ,denaro e convenienza.
Denaro e convenienza che hanno comprato l'anima e il sesso in nome di un progresso sociale e tecnologico che ha reso schiavo e nudo il mondo.
Son quegli stessi che erano nella piana del concerto a dettare ora le leggi e le regole per affamare i tanti e porre in schiavitù i molti. Rubare il barlume del sorriso per poter affermare :io sono - anzi - sono io.
Grandi imprenditori e finanzieri al comando di navi che poi essi stessi affondano per puro piacere di passare a condurre altre navi. Come in un grande gioco di monopoli dove noi siamo le pedine e i denari fruscianti son di pochi , pochissimi.
Mi guardo attorno e non vedo nessuno, come nella piana di Matrix , menti e coscienze addormentate al cloroformio della TV e alla tossina velenosa dell'informazione mediatica. Esoscheletri di umanità, che han dimenticato perfino cosa sia l'esser se stessi.
Esser se stessi per una volta , per rispetto , per orgoglio verso la propria vita, verso il proprio destino rovinato da altre menti, altre braccia, altri stomaci. Destino di folle deciso a tavolino per puro gioco del monopoli , con la sicurezza che comunque vada i pochi ce la faranno.
Ed ecco che quel "ce la faremo" dei molti , onesto, pulito, sincero , è diventato il "ce la farò" di pochi, pochissimi potenti racchiusi in lussuose residenze e auto oscurate per non far veder il loro volto sorridente di fronte all'esercito dei depressi.
Ci han rubato anche quel nostro "ce la faremo".
Il piu' grande furto universale , bestiale e diabolico. Il furto delle speranze e del diritto degli onesti ad avere una vita migliore.
Mi guardo attorno e ancora il vento e la pioggia sferza la landa desolata. Neanche un barlume di speranza rimane in me , e quel "ce la faremo" rimane solo un ricordo di luce di candela che non serve neanche a riscaldare un cuore spento.
Ci han rubato tutto , anche il pensiero , la gioia e la libertà del pensiero , dato che non abbiam neanche la forza di ragionare con la nostra testa e decidere con la nostra testa .
Fare una cosa perchè la riteniamo giusta indipendentemente da ciò che pensa qualcun altro .
Fare perchè lo riteniamo giusto per noi e per il nostro pensiero.
Anche questo ci han rubato, la capacità di presentarsi come esser pensante. Avendoci imposto di uniformarci alla massa e al pensiero comune, che proprio perchè comune...è indotto
e quindi non sincero.
La vita del dipendente. Da dipendente è vissuto e da dipendente è morto senza neanche aver la forza di dire : io sono - anzi - sono io!!!

mercoledì 18 novembre 2009

Posso dire anche la mia

(foto di Garimar)
La questione dell'acqua
Sull'affare dell'acqua ho già scrito negli anni passati , e sul lato destro del blog è inserito permanentemente il link ad un filmato sull'argomento :
Ma alla luce della nuova ondata di interrogazioni parlamentari, forzature e decreti leggi , una considerazione dobbiamo evidenziare. Purtroppo , e dico purtroppo, il solito modo ITALIANO di affrontare gli argomenti e i problemi, non porta niente di buono nè per le tasche dei cittadini tutti , nè tantomeno per il valore assoluto della salute pubblica.
Messo sul tavolo il problema delle infrastrutture oramai decrepite della rete idrica italiana, nessuno si è minimamente posto il problema del perchè si è giunti a tale degrado oramai ingovernabile.
Chi non conosce il caso del famigerato acquedotto pugliese, si potrebbero scrivere tomi sulla conduzione e gestione di un servizio di per se indispensabile : la distribuzione di un bene primario quale è l'acqua. Lo stesso perde nella distribuzione milioni di litri di acqua, ma allo stesso tempo ha ingrassato le tasche di molti amministratori.
Ancora una volta da questo blog , al limite col rischio di esser tacciato di "saccente", si indica il problema alla base di ogni male : l'ignoranza . Ignoranza della storia, ignoranza dei dati e ignoranza delle conoscenze tecniche. Tutti gli addetti ai lavori e i disquisitori sull'argomento sono interessati a tutto meno che risolvere veramente il problema della rete idrica. Ed è strano a dirsi , siamo il popolo che della costruzione e manutenzione di acquedotti ha fatto scuola se non nel mondo in europa di sicuro.
Ahimè conoscenze e tecniche andate perse nel dimenticatorio di cui noi italiani siamo fanatici sfegatati.
La verità è che la struttura idrica avrebbe bisogno di ingenti somme di investimenti per poter sperare di migliorare la resa e il servizio offerto . Ingenti somme che nella crisi attuale non ha disponibili nè il settore pubblico nè tantomeno il settore privato . Questo è il dato di fatto.
In questo scenario si colloca la proposta di assegnare (con la partecipazione del pubblico) a enti privati la "gestione" della distribuzione del suddetto bene. In questa proposta ci si ispira al concetto che "il privato è più bravo" , quindi auspicabile "cedere" questa gestione a elemnti che hanno esperienza di conduzione aziendale di un bene/servizio . Ai tanti che si oppongono si ribatte che "non si cede la proprietà del bene primario" che rimane difatti pubblico.
Ora due semplici e banali considerazioni:
La prima è che anche se un bene è pubblico, e la fruizione viene privatizzata , sarà sempre di più trattato come un "prodotto" da vendere e da cui trarre il massimo profitto possibile per i soci/proprietari della società.
Questo è il concetto di gestione manageriale privata di un qualsivoglia "bene/servizio/prodotto", massimo profitto a minimo costo, chiaro e lampante come il sole.
La seconda , ancor più critica, è il fatto che se si cede la gestione della distribuzione, lasciando gli oneri della manutenzione al pubblico, non si fa altro che cedere i guadagni e assumersi i costi per le generazioni a venire. Per quando detto in precedenza si capisce bene, che è il settore della manutenzione ad esser maggiormente interessato da interventi che dovrebbero essere urgenti, anzi urgentissimi.
Si capisce che il magico ingegno italiano ha cavato il coniglio dal cappello. I profitti al privato e gli oneri al pubblico. Siamo al cospetto del solito disegno manageriale italiano che ha coinvolto nell'ultimo secolo tutte le realtà industriali italiane, accrescendo i profitti dei finanzieri italiani, affossando le casse del debito pubblico.
Io proporrei a lorsignori che sono al quadro comandi di rovesciare i termini.
Lasciamo la rete di distribuzione in mani pubbliche e relativi profitti e deleghiamo al privato (a prezzo fisso) gli oneri della manutenzione degli impianti e la messa in ordine dell'intera rete; scommettiamo che nessun imprenditore in questo scenario prenderebbe in considerazione l'offerta ?
Buona acqua a tutti.

martedì 10 novembre 2009

Il colpo di fulmine

(foto di Garimar)


Cuore o ragione

Forse non sempre ci soffermiamo abbastanza a considerare gli aspetti , (oramai i pochi rimasti) della vita umana, o almeno quelli che riteniamo fondamentali.
Aneliamo nella nostra vita, e nel nostro percorso di esseri viventi , di provare quel famosissimo e idealizzato "colpo di fulmine", il botto del cuore all’incontro con un'altra persona. Il momento imprevedibile quando palpiti e trepidazioni e brividi di pelle si fondono in un insieme di sensazioni che sono difficilmente descrivibili se non vissute.
Quando e quanto aspettiamo questo unico istante di cui letteratura e filosofia parlano come un qualcosa che rappresenta l’apice dell’emozione umana, tanto, tantissimo.
Il fatto è che spesso tralasciamo di considerare aspetti e comportamenti che sono il presupposto perché ciò si realizzi nell’arco della nostra vita.
Dimentichiamo che siamo tutti esseri di questa terra e bene o male tutti , ma proprio tutti abbiamo stessi pensieri, stessi desideri e stessi bisogni. Certamente ci sono vari livelli di percezione e di sensazione, ma in genere l’animo umano si può ricondurre ad un unicum strato epidermico di emozione che avvolge la nostra parte sostanziale che è il cuore. Alcuni diranno e sostengono che la nostra parte sostanziale è la ragione, sede del nostro intelletto. Come si suol dire , usualmente si enuncia che è la ragione a rendere l’animale uomo “diverso”. Ma io sostengo che la diversità dell’essere umano non è tanto nella ragione, nella facoltà di pensiero, quanto nel cuore. Credo che nessun esser nell’universo (per ora) sia in grado di vivere per il cuore così come l’uomo.
Che questa capacità e volontà , sia perduta nei tempi e sia sconosciuta ai più, immersi come siamo - tutti noi, in un mondo freddo e prevedibile, è tutt’altro discorso .
Ora se noi pensiamo che ognuno di noi ogni giorno segue e rincorre problemi, desideri, bisogni, preoccupazioni, esigenze le più svariate ci rendiamo conto di quante e quali siano le situazioni in cui ognuno di noi possa venire a trovarsi.
Siamo presi ogni minuto , anzi osiamo dire ogni secondo, da pensieri truci e preoccupati, per il lavoro, per i figli, per la famiglia, per i fallimenti, per le scelte sbagliate che operiamo continuamente, per gli obblighi cui siamo sottoposti coscientemente e incoscientemente, Ma in piu’ ci aggiungerei anche che siamo presi (magari non spesso) da pensieri felici , gioiosi per piccole cose che possono capitare e capitano, anche da pensieri di euforia del momento, di una qualsiasi soddisfazione ci possa capitare nel nostro giorno. Orbene, diciamo che il nostro essere si porta appresso una bagaglio di sensazioni ed emozioni che variano ogni millisecondo e passano dal bello al brutto continuamente, sempre in movimento e in bilico tra il buio e la luce. Mai è scontato come potremo svegliarci domani : felici, rabbiosi , contenti o tristi.
Così ci accingiamo sempre ad affrontare il nostro cammino e camminando incontriamo altri esserei come noi a loro volta presi dal loro bagaglio emozionale.
In che situazione potremo trovare lei/lui/l’altro ??? non è dato di sapere.
Le possibilità sono innumerevoli, direi milioni di possibilità.
Ecco che incontriamo un’anima che potrebbe essere la luce dei nostri giorni , ma noi potremmo non percepirlo sol perché presi in un memento no, o sol perché distratti da altri pensieri. O viceversa potremmo percepirlo noi ma non l’altra persona , perché a sua volta presa da altre distrazioni.
Potremo dire che nella vita sono molto più numerose le occasioni mancate di quelle realizzate.
Da questo vien fuori una fotografia di gente che è delusa, infelice, rammaricata , presa da dissidi interiori più o meno espressi.
Spesso si mormora : ah se tornassi indietro!
Ma nulla cambierebbe , dato che le combinazioni di situazioni sarebbero allo stesso modo milioni , miliardi.
Ma in sostanza il colpo di fulmine anelato e sospirato lo abbiamo avuto magari più spesso di quanto non lo abbiamo sul serio percepito, lo abbiamo perso perché in un momento sbagliato.
Infatti al dettaglio della situazione in se, si aggiunge la variabile tempo. Il quando è fondamentale.
Non basta essere nella giusta situazione emozionale, occorre essere anche nel giusto tempo.
Insomma l’analisi porta ad un groviglio di intersezioni che appare impossibile, come dire “imbroccare” la combinazione giusta.
Eppure accade!
Eppure accade continuamente , ogni giorno a milioni di noi , anzi direi che accade ad ognuno di noi.
Questo è il miracolo del cuore. Ecco perché sostengo che l’essere umano non è solo “diverso” per la facoltà di ragionamento e pensiero , ma perché ha “cuore” un organo che gli permette di vivere dei miracoli, che gli permette di avere delle occasioni che la sola ragione e i meri dati escluderebbero a priori.
Alla fine scopriremo e ne saremo tutti concordi, che solo il cuore ha salvato la nostra vita.

sabato 18 aprile 2009

Le donne che non sanno amare 3# parte

(Madeleine Bernard, Paul Gauguin 1848-1903)

Donne incapaci di amare, incapaci di sentire.

Il primo bacio non si scorda mai. Il mio primo bacio risale ai miei anni liceali; magari qualcuno potrà considerare che sia una età tarda per tale emozione, ma per me era il momento giusto. Galeotta fu la giostra nel mio caso, esattamente il tunnel dell'amore , la classica giostra della mia epoca col carrello attraverso il tunnel degli orrori, fantasmi , scheletri, urla, luci viola, ma tramutatosi in un dolce viaggio sulla sua bocca dolce e la sua lingua amorevole e morbida. Una sensazione da scossa, come un tremore lungo tutto il corpo. Mai nella mia vita prima di allora avevo provato niente di simile, e forse neanche immaginato. Altri tempi , altri sogni, altre epoche. Ora quell'era appare sul serio come una epoca primordiale. Un bellissimo viaggio su quel carrello non piu' lungo di cinque minuti, ma per me eterno, rimasto nell'anima per sempre. Peccato scoprire che quel viaggio , quella sera, tu lo avevi accettato e proposto per far dispetto al tuo amico che ti piaceva ben piu' di me. Le donne crescono sempre prima dei maschietti, e cominciano a giocare con i sentimenti molto prima degli uomini , e con crudele efficienza immergono la lama della sofferenza nel petto degli uomini con una efficacia nefasta senza limiti, è nella natura dell'esser donna, ad iniziare dall'esser madre, ogni uomo ne ha una.

Abbiam vissuto gli anni migliori assieme , quelli della gioventù , quelli fondamentali in cui si costruisce la persona , si costruiscono quelle basi che poi costituiscono il nucleo profondo su cui basare un unione, una famiglia, la crescita dei figli , la costruzione della propria casa. Assieme si affrontano i primi problemi seri, l'idea del futuro, il sentiero tramite il quale passare nella selva della dura vita e arrivare a costruirsi una angolo in cui accudire la propria discendenza. Non siamo forse al mondo per questo ? amare e immettere nei nostri figli, sangue del nostro sangue , il nostro amore, e le nostre speranze di una vita sempre migliore, e dare cio' che chiamiamo felicità ai nostri eredi. Per questo affrontare i primi problemi è essenziae per conoscersi profondamente e sostenersi a vicenda formando il tronco unico su cui si innestano i rami dei nostri desideri. Il mio tronco si è spaccato, sotto i fulmini di una tempesta, e tu non hai voluto sostenere, e sostenermi, lasciandomi solo sotto la pioggia e il disgregarsi del mio ambito personale , lasciandomi solo a capire come trovare la strada per rialzarmi ancora una volta.


Sempre bruna e sempre molto dolce, ti ricordo affettuosa e volenterosa nel voler iniziare una storia, un qualcosa di posato e di solido , non so perchè ma ti innamori con tenacia e il tuo entusiasmo è bello. La tua positività è contagiosa, ed è impossibile non apprezzare il tuo esser reale e ben disposta. Il tuo ambito lo condividi e mi permetti di entrare in un ambito caloroso e molto accogliente. Il desiderio di entrambi si esplica in una attrazione sotterranea e sempre presente, il desiderio di tenerti per mano, sentirti, toccarti. La passione avvolge gli incontri , e il rossore delle guance è sintomo di partecipazione profonda del tuo esser assieme donna e amante, femmina e angelo. Poi pian piano vengono fuori le speranze, e i pensieri di cosa e come ottenere il futuro. Hai diritto ad avere ciò che meriti, hai diritto a sognare una vita normale, una casa normale, una famiglia normale. Ma io non posso assicurare tutto questo, perchè mi rendo conto all'improvviso che i sogni per tramutarsi in realtà hanno si bisogno si di volontà e tenacia, di impegno e dedizione, ma hanno bisogno irrimediabilmente anche di denaro. Inutile negare la realtà e la programmazione del futuro che io conosco molto profondamente perchè da sempre ben cosciente di ciò che è e di ciò che non è, di ciò che può essere e di ciò che non può essere.

Sei sexy, indubbiamente, ma non in modo spropositato, anzi, in un modo gentile e garbato che lascia intendere quel pizzico di malizia che in ogni rapporto ci vuole. Mi prendi anche per la gola, come non ricordare la prima torta? troppo buona e anche tu , troppo dolce carezzare le tue gambe. Intorno ci sono gli amici , gli altri , ma che importa? Forse l'intesa è solo nostra e da soli riusciamo ad andare avanti. Certo mi piaci, io ti piaccio? si forse ti piaccio ...ma quanto ti piace il mio modo di vivere? Piano piano inizia il tuo logorio, il tuo scavare nel profondo e nonostate le mie spiegazioni , e i miei chiarimenti non lo trovi congruente con cio' che tu pensi. O meglio, non con cio' che tu pensi, ma con ciò che tu intendi per vita. Hai un disegno tuo , e pensi che solo il tuo sia esatto, mentre il mio ti appare mal posto e senza nessun affidamento.
L'inizio della fine rappresentato dalla materia allora inestistente, e mancanza assoluta del credere nel domani. Mi guardo attorno ora, e l'unica reazione congruente puo' solo essere un sorriso , il sorriso che spero ancora alberghi nel tuo cuore martoriato.

Donne incapaci di amare, incapaci di sentire.

In altri tempi , in altri luoghi e in altre anime le stesse donne invece sono meravigliose, esseri eterei che illuminano sol con la propria presenza il cuore di ogni uomo.
Potrebbe la vita portare ad esser negativi in proposito , ad essere astiosi , e forse anche vendicativi, ma infine si comprende che non è mai un percorso negativo per quanto sofferente e privo di gioia. Si comprende come conta ciò che si è donato e non ciò che si è ricevuto , anche se si rimane senza un nulla presente, rimane pur sempre il fatto di aver vissuto . E cosa conta la possessione ? Non siam forse tutti perdenti nell'ultimo atto del nostro periodo vivente ? Per cui rimarrà in noi per sempre ciò che abbiam donato e non ciò che abbiam ricevuto . La nostra vita e il nostro cuore potrà sempre poggiare su ciò che abbiamo donato essendo il ricevuto molto incerto e traballante, sempre.
Donne meravigliose sempre, piene di una scorta di emozioni e di sensazioni che anche se per la durata di secondi possono dare significato ad anni di vita. Donne meravigliose che riempiono la terra, e danno al mondo la vera ragione del perchè siam qui e del perchè siam fin qui giunti.

- Fine

giovedì 16 aprile 2009

Le donne che non sanno amare 2# parte

( Berthe Morisot, Edouard Manet, 1832.1883 )




Donne incapaci di amare, incapaci di sentire.

L'incontro in una piazza virtuale , secondo il moderno mezzo comunicativo , lo scambio iniziale di messaggi presagisce una conoscenza impellente e imperitura per il prosieguo dei desideri. Parole, sogni, discorsi, telefonate. Man mano nel tempo il desiderio di approfondire, esporsi, guardarsi negli occhi e dire : ciao!. L'incontro un desiderio nascosto di sorriso e di sole. Sei sola , una vita difficile, mille difficoltà, il desiderio inconscio però di proseguire e avere ancora un po' di vita. Ti capisco mi capisci , condividiamo , vogliamo , proviamo. Poi all'improvviso il canonico ecumenico, religioso : non me la sento. Non me la sento ? La religiosa riunione ti consiglia il "non me la sento", preferisci il piu' sicuro inginocchiatoio e il rimemebrare e il cospargersi il capo di cenere. Religione negativista della vita, una morale cristiana interpretata ad uso e consumo del ben piu' laico possedere la "fedeltà" del credente. Rimani in quella chiesa , vicino a casa, parrocchia e parroco sono la tua nuova casa e il nuovo compagno rassicuranti per una vita che non ci sarà. Saluti.

Dinamica, carina, vispa, e goliardica, in poche parole "bella", in apparenza. Anche impegnata a dir la verità, ma come in un campo di battaglia , in guerra non si và per il sottile. Del resto tra una risata e una battuta è facile perdersi nella simpatia. Si pensa sempre che la passività femminile non attira , ed è vero, quanto invece possa esser entusiasmante la prorompente vivacità di un viso femminile sempre malizioso. Crederci non crederci ? dilemma , ma le cose al mondo vanno per come sono , imprevedibili a volte, e molte volte ben diverse da cio' che appaiono a prima vista. Arrivi come vento e come vento vai via, cosa sia stato nessuno lo sà, tranne io e te. Lo sappiamo bene , infine è risaputo, uno sfizio per te, un allegra oretta per me....dopo, molto dopo. Il piacere , forse, è stato reciproco, ma il tuo pianto di essere in ogni caso impegnata e il pentimento esposto, fanno solo ridere del tuo essere manifestamente una sfiziosa. Hai voluto esaudire la voglia e sei uscita piangendo per cospargere un velo di pentimento l'attività sessuale. Per certi versi anche tu una cristiana praticante, praticante molto .

Estate piena, località di villeggiatura nonchè nostra residenza comune, un pomeriggio assolato , una passeggiata con un amico che guarda caso si ferma a salutare queste due amiche, una delle quali sei tu. Incontro fortuito come fortuita conoscenza, se solo avessimo passeggiato dall'altro lato del lungomare. Una donna diversa, con cadenza quasi mielosa, interessata forse al mio entusiasmo per le piccole cose. Del resto le donne crescono prima, i maschietti son sempre tutti presi dalla semplicità. Mi hai presentato il mondo, ma nel farlo hai distrutto il mio , magari non era granchè come mondo, ma era fino allora reale, vero. Un rapporto lungo , lunghissimo , quasi eterno. Eterno almeno da parte di chi non ha mai avuto ardire di tradire , per ritrovarsi alla fine, dopo questo lungo , lunghissimo periodo su una panchina, dello stesso lungomare dieci anni dopo. Dieci anni , una vita passata da gioventù ad adulto , una vita passata a discutere e dibattere di tante mille cose andate storte. Soprattutto della tua voglia di evadere, e della mia nascente idea invece , che quel lungomare dovesse essere la mia casa. Son rimasto su quella panchina con le mie diatribe e dicotomie, mentre tu sei emigrata, volata, prendendo infine come tua, quella cadenza mielosa e profondamente nordica che è entrata in te.

Siamo in un gruppo , mi dibatto tra angosce e paure, di un amore rifiutato, ma del resto sempre il periodo vacanziero complice mi distrae. Paradossalmente lei per farmi dispetto , incontra altri ragazzi e ragazze, e gioco forza per non perderla accettare queste nuove amicizie. Io la conosco bene, per lei è solo un diletto, questi giovani invece credono di aver trovato la meravigliosa amicizia. Il tempo passa, finite le vacanze come previsto l'amicizia della mia amata và a farsi friggere, io invece continuo i rapporti proprio con quegli amici , e in quel gruppo trovo ristoro e diletto, e fin anche un nuovo interesse. Una lei , per certi versi simile, per certi altri ben diversa. Di sicuro accogliente , lei e la sua famiglia, una verve e una gioia di vita invidiabile. Come passare dalle stalle alle stelle. Forse, si dico forse , perchè nonostante il tempo passi in fretta , non riesco ad esprimermi , o non riesce a capirmi, o viceversa, non vuole capire. Forse son solo mie fantasie, forse è solo una mia reazione, ma tu del resto non hai mai dato adito . Eppure mi sei piaciuta tanto dopo tanta pena. Forse è proprio perchè mi hai conosciuto in quella situazione non ti sei mai interessata. Eppure conosco la tua storia, vedo che non sei presa neanche tu , eppure...eppure nessun cherubino che scocchi la freccia. Il tempo passa, le ore scandiscono, e presto si fa sera, e di te non rimane che un ricordo e un nome.

Telefonate infinite e parole sussurrate, siamo due esseri soli , ognuno con le proprie paure, certamente le mie, di sicuro le tue. Parlare e discorrere di tutto e incoraggiare verso la vita e il sorriso . Che fare ? continuare , chiedere di vedersi ? ma tu riluttante non si sa bene il perchè.
Dai , coraggio, non è un problema, forza e coraggio, coraggio e volontà, e quindi ? quindi niente, una scusa dopo l'altra, pare non esserci nessun pertugio per trovare un ora, un minuto , un secondo per vedersi. Passo vicino , ti sfioro , e tu accampi ancora una scusa per dire : non ho tempo adesso. Insistere e chiedere , chisà perchè , come una sorta di coltello nella piaga. Il voler capire, "chisà". Alla fine , ancora nel dire e del fare una battuta come di scherzo : magari ti piacciono le donne. "Chisà!" la risposta.

Ti fai viva all'improvviso , come una persona con una tristezza interiore di una vita negata. Come non pensare di risollevarti, del resto ti sei presentata per ciò che sei , niente hai nascosto, persona normale come me, come tanti di noi. Allora togliamo la tristezza , cerchiamo di squarciare il velo di grigio che copre il tuo volto. Certo possiamo , se lo facciamo assieme , magari è più facile. Ma come un martello sull'icudine arriva la richiesta di voler esser un pò con se stessa, per riflettere e ritrovarsi. La sensibilità femminile sempre esposta come lezione di vita per gli uomini , e allora come non capire? come non condividere questa scelta ? in fondo io stesso sostengo che occorre ritrovar se stessi per poter in seguito aprirsi ad un amore. Sparisci lontano, impossibile telefonarti e trovarti. Passano i mesi , i giorni e le ore. Dove sei , cosa fai dove vai ? Ed ecco un giorno che ti intravedo . Penso che ora chiamerai , magari mi dirai ....magari. Invece sono io a chiedere : "Allora come và?" , niente di previsto , anzi tutto imprevisto. "ciao scusa, non mi son fatta viva perchè ho trovato un affetto e non volevo farti del male". E meno male che volevi ritrovarti!! probabilmente oltre a ritrovarti hai anche trovato.

Donne incapaci di amare, incapaci di sentire.

- Fine 2# parte