sabato 6 settembre 2008

11 anni


11 anni


Viviamo una vita fatta di tante troppe cose , alcune volubili, altre temporanee, la quasi totatità costituiscono il nucleo di luoghi comuni e conformismi che costellano la nostra vita come una armatura medievale.
Viviamo i nostri giorni senza sapere un perchè, senza trovare un motivo valido che possa dare una giustificazione alle nostre delusioni, alle nostre aspettative mancate, alle nostre rabbie, alle nostre depressioni. Viviamo senza sapere perchè ridiamo, ridiamo forse per solitudine, per nervosismo, sempre piu' raro il fatto che ridiamo per il gusto di vivere. In realtà il gusto di vivere le generazioni moderne lo hanno perso da tanto....e forse anche gli antichi non se la passavano meglio di questa odierna umanità.
Ci affanniamo, troviamo scopi e obiettivi sempre piu' astrusi per darci una ragione, uno scopo , ma poi sono veramente obiettivi validi?
Anche il lavoro tanto decantato , cosa è in fondo ? cosa vuol dire, quando poi alla fine da questa terra ce ne saremo andati ? Grandi progetti, grande scoperte, grandi studi , per ottenere poi cosa? un giorno non ci saremo piu' e cosa mai avremo avuto da questa che si chiama "vita"?
Si dice, qualcosa di noi rimarrà, il nostro passaggio non sarà stato vano perchè saremo ricordati.
Si , in parte è vero , vero cio' che ci raccontiamo l'un con l'altro, convinti di stare affermando una grande verità.
Ma quale è la verità? forse ricordiamo anche solo una persona che sia vissuta piu' di 100 anni fa ? o 500 anni fa ? .....certo a parte i soliti noti....ma i miliardi di miliardi di cuori che son passati su questa terra chi li ricorda?.... sono vissute tutte queste moltitudini per cosa? ....
Si dirà per la continuazione della specie, la sopravvivenza, cosa che ci porta lontano dato che se consideriamo la totalità del genere umano , non è che sia una gran sopravvivenza , il fatto è che il 75% degli esseri viventi se la passa maluccio.
La matematica al solito ci viene in soccorso per dare un quadro oggettivo del nostro tempo.
In questo caso tempo si intende proprio in senso letterale del termine.
Assumiamo mediamente che la nostra aspettativa di vita sia di circa 75 anni , un valore abbastanza normale, e assumiamo di considerare dei vaolri medi, certamente molto spannometrici ma che poi non sono lontani dalla realtà.
Conteggiamo molto semplicemente il nostro tempo disponibile e suddividiamolo per tempo dell'infanzia, tempo dello studio , tempo del lavoro , lasciamo stare il calcolo preciso delle ferie lavorative, delle giornate libere e delle ore di sonno senza dubbio necessarie. Vediamo cosa viene fuori :

Anni di vita 75

Anni di infanzia 6

Anni di studio 13
Anni di laurea 5
Anni di lavoro 40
TOT 64

Differenza 11

La nostra vita è fatta di appena 11 anni.
Per 11 anni davvero vissuti , spendiamo tutte le nostre forze, tutta la nostra intelligenza , per vivere e CAPIRE, cosa siamo , dove siamo e cosa facciamo appena 11 anni.
La nostra vera vita è fatta di appena 11 miserrimi anni. Un lasso di tempo che nell'universo è meno che infinitesimale.
Di fronte a questo valore unitario , 11 anni, cosa vuol dire tutto cio' che abbiam sempre creduto?
Cosa puo' valere un qualsiasi discorso o una qualsiasi filosofia ?
Possiamo davvero dire di VIVERE, quando il calcolo matematico ci dice ....11 anni.
Tutto cio' che sopportiamo, recriminiamo, soffriamo per 11 anni di vita......una miseria.

Alla luce di questo valore , forse davvero tutto cio' cui diamo significato si sgonfia come d'incanto. Lavoro, economia, denaro, morale, religione e fede cosa possono mai essere per 11 anni appena di vita?
Lottiamo per esser vissuti appena 11 anni , e abbiamo solo 11 anni disponibili davvero se vogliamo capire cosa stiamo facendo , cosa davvero viviamo. Siamo su questa terra ma nulla sappiamo , su nulla ci soffermiamo nell'essenza. Concentrati come siamo per il restante tempo a inseguire significati e valori che sono vacui, vacui di significato in se.
Ci tartassano con il concetto della realizzazione e soddisfazione , dell'impegno e della responsabilità. Ma in cosa affondano questi concetti se non nel vuoto assoluto quando consideriamo che in nome di questi concetti , noi viviamo appena 11 anni ?
11 anni sono un niente, un soffio di vento e via.....siamo spariti anientati, come se non ci fossimo mai stati.
E soprattutto non avremo mai una seconda possibilità.

5 commenti:

Sabasan ha detto...

Non si vive per la domenica, lo sappiamo bene. La nostra vità e' quella del sabato. Si prepara la festa. Si vive per la festa. Non é vero che dobbiamo vivere ogni istante coscienti che sia l'ultimo, ma dobbiamo godere di tutti i momenti della vita, anche di quelli in cui soffriamo. La consapevolezza di esserci 75 anni e non 11. Perche' poi...?
A questo punto aggrappiamoci alla religione, alla conservazione della specie, alla materialità sfrenata...
Per il resto possiamo costruire teorie basate sulla legge dei grandi numeri...
Enjoy

progvolution ha detto...

Superata la fase della sussistenza l'uomo tende a porsi domande sugli obiettivi ultimi delle azioni. Non appena liberi dal giogo della necessità ci impegniamo a trovare un senso. Questa spinta ha creato le religioni. L'uomo non riesce ad accettare la sua condizioni di finitezza e quindi comincia credere, (o sperare, forse) che la vita terrena è solo una fase di passaggio verso una realtà ultraterrena, quella sì sensata. Così la mancanza di senso della nostra vita terrena viene assorbita dal senso assoluto di passaggio verso la verità.
Allora tutti gli sforzi, le azioni vane, le vanità passeggere possono avere un significato.
Quando questa idealità si diffonde dal singolo ai popoli nascono le grandi civiltà, tutte caratterizzate dal riuscire a compattarsi dietro un grande ideale ultraterreno, religioso un tempo, ma anche politico e economico in tempi recenti (del tipo: impegniamoci a diventare la nazione più influente o più ricca della terra).
L'uomo mi sembra trovare realizzazione e, quindi, riuscire ad accettare il vuoto di fini della propria esistenza, solo nel momento in cui riesce a sublimarsi in qualcosa al di là di sé: Dio, la Nazione, il benessere dei propri figli. Quando volontariamente decide di portare questa bandiera è capace di accettare e sopportare sforzi, fatiche, stenti e frustrazioni.
Ma quando i singoli e le collettività perdono questa spinta all'assoluto cominciano a brancolare nel buio. Pensano di aver diritto di essere felici ma il vuoto di ideali li divora all'interno. Cercano succedanei nelle tossicodipendenza da sostanze antidolorifiche (nel senso più ampio del termine, inglobando droghe, alcool, psicofarmaci, denaro, sesso). Ma non serve, sono placebo, lenimenti estemporanei. Ma anche questo è indice che in un modo o nell'altro l'uomo cerca di andare avanti cercando, con scorciatoie, di accettare l'assurdo di una vita in cui le nostre forze sono dedicate alla formazione di noi stessi o di servizi alla famiglia o alla società.
La società odierna secolarizzata in ogni aspetto, edonistica, alla continua ricerca del piacere effimero, della libidine mercificata, del profitto fine a sé stesso e quindi senza bussola, senza solidi motivi per continuare la vita sociale. Nessuna idealità, materialismo becero. La conseguenza è, semplificando, una infelicità diffusa. Quasi tutti (parlo dei paesi "progrediti"), immersi in una forma mentis materialisticamente totalizzante, pensano che l'infelicità sia la mancanza di "materiali" (soldi, di solito, o potere, o consumi vari) e con più foga continuano a rifuggere l'idealità a cacciare i materiali. Così facendo peggiorano, evidentemente, la propria infelicità.
Non per questo le idealità che hanno mosso i popoli sono mai state positive (religioni settarie, nazionalismi, imperialismo, colonialismo). Quindi non pare esserci sbocco. Bisogna scegliere tra illusioni vane o crisi personale.
Non è disperante. Si può trovare un senso come singolo. Basta accettare la ineluttabilità della fine, la consapevolezza che uno scopo non c'è. Capire di essere animali che cercano di sopravvivere il più lungo possibile senza un motivo plausibile.
Accettarlo è doloroso ma indispensabile. Una riflessione profonda su questa tematica potrebbe anche portare alla follia.
Come tutti, preferisco rimuovere e affondare nel subinconscio l'idea di morte e il senso di inutilità.
Horror vacui. Non bisogna guardare la cima, perchè la cima non c'è....
Ovviamente quanto penso può essere tacciato di nichilismo e forse lo è, ma perchè nascondersi dalla realtà?
Un'ultima considerazione. Gli anni netti sono quelli che più ci mettono in crisi, quando svuotati i tempi dagli obblighi "sociali" abbiamo il tempo di riflettere e disperarci. Ecco perchè le società totalitarie tengono sempre impegnate le menti dei sudditi.
Il lavoro forzato, il dogma ripetuto, gli slogan coatti, la propaganda strisciante, l'ottundimento televisivo sono strumenti per espungere il dubbio dalla vita delle persone.
Il dubbio è il nemico pubblico numero 1. Il dubbio, la valutazioni critiche di tutte le verità che ci somministrano, è corrosivo. Distrugge fanatismi, religioni, ideologie, fedi laiche, nazioni. Distrugge le speranza acritica. Non crede ai miracoli. Da maneggiare con cautela, però. può distruggere anche l'uomo. Allora invidio chi non ha strumenti culturali per interpretare la realtà. "Più accresco la mia conoscenza, più accresco il mio dolore". Trovo più sensata una condizione umana di imbarbarimento dedita al semplice soddisfacimento delle pulsioni primarie. Il gioco intellettuale è crudele masochismo nel cercare risposte e trovare altre domande che amplificano la crisi e il dubbio.
Grazie per lo spunto di riflessione.
Sussurri obliqui

Anonimo ha detto...

Ammesso pure che siano 11 anni, ma possono essere anche meno o se fortunati anche di più, siamo, poi, tanto sicuri che i famosi 11 anni siano di vita reale???, vissuta e goduta come giustamente speriamo che sia, dopo tanti anni di aspettative, sacrifici e rinunce??....malauguratamenente può essere anche una vita fantasma, quella dell'esserci come persona, ma non esserci come individuo pensante ed agente!!...allora la considerazione spicciola, quella del retrobottega, lontana dai numeri, ma vicinissima alla filosofia del contadino, con scarpe grosse ma cervello fino è che bisogna sforzarsi di essere fieri della vita che si ha e che bisogna viverla tutta, per ogni istante, con i continui binomi di salute/malattia, sofferenza/gioia, lavoro/relax, pianto/risata, trionfo/sconfitta, amore/solitudine, ecc. ecc.

Oggi, guardando l'inaugurazione dei Giochi Paraolimpici, e vedendo il sorriso degli atletti paraplegici, mi sono detta: La vita è bella per tutti!!!!

Ciaooooooooooo

nartek ha detto...

no in realtà il senso della conta è ben altro...non è tanto il numero ad essere importante...
potrebbero essere 12 o 13 o forse solo 9 , non ha importanza.

Ma è la vacuità del tutto e il senso dell'inutilità.....
a volte anche le parole ....non vengono capite nel loro significato , presi come siamo dalla morsa di cio' che "deve" esser per forza bello.

Si vive ponendosi delle domande oppure dicendo appunto: La vita è bella per tutti.

Progvolution invece giustamente ha indicato una strada :
il vivere senza un motivo.

In effetti ben pochi ne conoscono o si pongono la domanda del motivo di questa vita.

progvolution ha detto...

Provo una vaga irritazione per l'esposizione gratuita di un luogo comune logoro che suona "La vita è COMUNQUE un dono prezioso" e similari.
Fosse anche vero, rimane la tematica di fondo: perchè ho ricevuto questo regalo? Perché è preziosa?

Non basta barricarsi dietro affermazioni apodittiche senza spiegare i motivi di fondo. Se si elude la domanda si corre incontro a delusioni profonde. Affermazioni così positive in realtà cercano di rafforzare le convinzioni di chi le enuncia piuttosto di "convertire" il soggetto da convincere. Chi, con genuino entusiasmo, non ne dubito, le utilizza non fa altro che ripetere in modo acritico le "parole d'ordine" sentite dai pulpiti o nei libri new age.

Non disprezzo i dogmi, alleviano la vita di chi li fa propri, sollevando dal peso del dubbio, ma proporli a chi si pone in ottica scettica e anti-dogmatica dimostra l'incomprensione di fondo che rende arduo proporre considerazioni che vogliano andare oltre il buonismo speranzoso di coloro che neanche si accorgono di stare difendono altrui immotivate posizioni di pensiero.
Sussurri obliqui