domenica 16 novembre 2008

Ci son notti

(foto di Garimar)
Il buio e le stelle

Ci son notti che ti senti strano, e come uno straniero ti aggiri tra le terre amiche. Ci son notti che non dormi e ti agiti tra mille e mille pensieri alla ricerca affannosa di un recondito pensiero che come un serpente si insinua nei meandri delle proprie angoscie.
Ci son notti che sei fuori , a piedi scalzi
sotto il cielo , il cielo al di fuori delle grandi città, dove è ancora possibile vedere la luce delle stelle. Ci son notti in cui ti ritrovi di fronte a te stesso e al tuo pensiero.
Ci son notti che sei sveglio come preso da eccitazione, e non riesci a chiudere occhio, e ti aggiri come un segugio , sperando di trovare qualcosa che spieghi questo tuo stato. In queste notti vai ramingo , insensibile al giudizio degli astanti , ed in effetti i piu' ti guardano come si guarda uno che è fuori. Così come sei , a piedi nudi, e sdruciti vestiti ti aggiri sotto il cielo , che solo tu, pare, riesci a vedere. Tutti guardano te , invece che alzare lo aguardo in alto e assistere alla meraviglia della cose.
Ci son notti , in cui ti sovviene il ricordo di chi non c'è piu', e proprio nel tuo ricordo ancora vive.
Si pensa che solo i familiari stretti sopravvivino nel tuo respiro , ma non è così. Particolarmente ricordo le cose più strane, i dettagli piu' insignificanti, come il padre di uno dei miei amori, il signor padre che da tanto non c'è piu' , e che forse neanche sua figlia ricorda come ricordo io , o perlomeno, non per gli stessi dettagli. Ci son notti , in cui in effetti non ricordo lei , il mio grande amore, quanto lui, il padre, il signor padre. E di lui ricordo solo un dettaglio : la poltrona, su cui mi disse , in uno dei suoi quotidiani colloqui , si assise al ritorno dall'università il giorno della laurea. Questo dettaglio ricordo , certe notti sotto le stelle.
Ci son notti in cui vedo questi miliardi di puntini e mi chiedo perchè non tutti li vediamo, presi come siamo da altre luci ben piu' potenti e malevole.
Certe notti son così, ignudo sotto la luce lunare, a pensare cosa davvero si puo' fare. Cosa fare per poter pensare ancora ad un altro giorno, e poi un altro e un altro ancora. Ci son notti in cui tutto appare chiaro , lucido , trasparente, per poi tornare oscuro alle prime luci dell'alba.
In queste notti si scorge il corso della vita come la via lattea lassù brillante e piena di miliardi di miliardi di cose . La meraviglia delle cose per cio' che sono e che ci fan sentire piccini piccini, con le nostre grandi pensate.
Ci son notti che si sente l'inutilità dell'essere moderno.
Ci son notti in cui seduto sul muro sono in attesa di qualcuno che si fermi , e alcune volte , in effetti mi accorgo che anche per altri ci son notti. Ho intravisto da lontano altri cuori che son seduti a sentire il peso della luce, ho intravisto incertezze e paure, e la paura piu' grande di farsi trovare così sotto le stelle.
Ci son notti in cui gli sbagli sono noti e ti senti pronto a rimediare, ti senti forte, ti senti pronto, ma poi l'alba scioglie la corteccia dura del pavido timore che torna a galla.
Ci son notti in cui vorresti che non finisse mai....o che viceversa vorresti che finisca al piu' presto.

mercoledì 12 novembre 2008

Il principio e la fine

Da Sempre e per sempre


Siamo esseri viventi tra due momenti inconfutabili ,viventi tra un inizio e una fine.
Ci troviamo tutti presenti a questa realtà , impegnati a studiarla e spiegarla a noi stessi di fronte le nostre paure. Le domande da sempre e per sempre sono le universali : chi sono, dove sono , perchè sono , dove vado ?
E per trovare delle risposte l'uomo ha trovato il ricettacolo delle risposte in cio' che ritiene fede.
Fede in senso lato , fede in qualcosa o in qualcuno che possa suggerire possibili indicazioni se non altro ai quesiti fondamentali.
Infine il conforto assoluto viene individuato nella eternità dell'essere, nella persistenza dell' io , che possa sopravanzare la morte.
Non è forse la morte il portale arcano che da sempre l'uomo fugge?
Cosa ci sia al di là di questo portale non è dato di sapere, rimane il fatto certo , anzi certissimo , che tale portale tutti noi attende al varco , e tutti noi prima o poi lo dovremo comunque varcare.
E' questo in fondo il dramma di tutta l'umanità, l'ineluttabilità della morte, che tutti accomuna, buoni e cattivi, famosi e poveracci, ricchi e poveri, scellerati e scienziati.
Ma ecco che la sagacia umana ha esorcizzato tale paura, proprio con la fede, con la fede del proprio essere di fronte al divino. Comunque esso sia e comunque sia celebrato , è sempre identica la promessa fatta alle umane genti : la promessa dell'eternità.
In quale modo , a fronte di quali condizioni non è mai ben chiaro , e qui il terreno umano si apre in mille direzioni cercando ognuno la propria strada di conquista di questo premio.
Per cui, se da un lato ci poniamo domande, dall'altro percorriamo percorsi piu' o meno astrusi per cercare la meta che sconfigga quello che l'umano chiama scomparsa.
Rimane però un piccolo particolare, che spesso viene sottaciuto , quasi dimenticato, e in qualche caso fraudolentemente non citato.
Se esiste un continuum unico tra prima e dopo , una linea sottile che possa rappresentare questa eternità, necessariamente tale linea deve esser infinita. Nessun inizio, nessuna fine.
Ebbene , abbiamo molti dettagli e indicazioni sul dopo , come si possa affrontare , come si possa traguardare, perfino dettagliate descrizioni di come possa essere.
Manca del tutto invece un dettaglio analogo del prima.
Perchè è un fatto strano che se dobbiamo assurgere ad esseri eterni, chiaramente saremo eterni dopo, ma lo eravamo anche prima , altrimenti non si spiega come ci si possa trasmutare all'improvviso in qualcosa che è eterno. Eterno appunto senza un principio e senza una fine.
Per cui già prima dovevamo essere in questo stato.
Diciamo allora che la nascita e la morte son solo due momenti che attraversiamo, dobbiamo attraversare , ma sono solo un tratto (infinitesimale) di quella retta che è l'eternità.
Sicuramente se siamo anime non mortali , dovevamo esserlo anche prima, per cui lo stato di vivo è solo una parentesi tra il magico momento della nascita e il magico momento della morte.
Essenze sempre presenti che trasmutano in esseri viventi per poi tornare allo stato di essenza.
Il principio è ben noto scientificamente: nel nulla si crea nulla si distrugge tutto si trasforma.
Per cui se saremo dopo , lo siamo stati certamente anche prima.
Ma come mai del prima non c'è traccia ?
Certamente alcune filosofie o credenze , citano in qualche modo tale concetto , ad esempio coloro che sostengono che siamo solo esseri che rinasciamo continuamente e che riviviamo vite diverse sotto forme di vita diverse. Ma è solo un timido tentativo di indicare quel che è prima.
Se ci soffermiamo a non pensare tanto al dopo , cosa sarà dopo, come sarà dopo , e invece cominciamo a pensare come era prima, cosa c'era prima , forse ci ritroviamo un po' piu' consapevoli che il tutto , compresa questa cosa che chiamiamo vita , possa assumere tutt'altro significato.
Se la nostra anima c'è, ci deve per forza esser prima , altrimenti non possiamo immaginare greggi di anime disperse raminghe in attesa di assegnazione, sarebbe ridicolo il solo pensarlo; e altretttanto ridicolo pensare che l'anima nasca al momento della nostra nascita. Un anima che si crea in un preciso momento e dura per l'eternità, non regge il concetto.
Allora se le anime ci son sempre state e ci saranno dopo, di cosa parliamo quando ci affligiamo sulla vita?
Davvero siamo solo un transito, come in un tunnel che prima o poi finirà, per tornare alla luce del divino e riprendere il nostro stato di essenze eterne.
Il tutto naturalmente se così è.
Ma potrebbe essere invece , ed è tutt'altro che lontano dalla verità assoluta, che i nostri unici momenti sublimi sono solo proprio quella nascita e quella morte, e che oltre ciò , nè prima e nè dopo esiste null'altro che il niente.
Abbiamo due momenti sublimi tra i quali sono posti come tanti paletti momenti carnali di vita che uomini, piccoli come siamo, ci affanniamo ad ammantare di significati reconditi e di assoluti principi divini, quando invece siamo solo esseri che nascono e poi muoiono.

lunedì 10 novembre 2008

sabato 8 novembre 2008

Come ti fotto l'impiegato e l'operaio!

Il nuovo modello contrattuale

Un tempo lo zoccolo duro della società era costituito dalla base di operai e impiegati a reddito fisso , dai quali prelevare alla fonte i prelievi fiscali , impossibili da evadere.
Un tempo impiegati e operai si erano costituiti in sindacati per cercare di ottenere condizioni contrattuali perlomeno decenti e renumerazioni almeno consone ad un livello medio di vita.
Un tempo la classe operaia (che non è mai andata in Paradiso) poteva determinare scelte e indicazioni sociali rilevanti. Poi il sindacato , eletto a rappresentante dei lavoratori , si è fatto prendere la mano, e ha iniziato a rivendicare l'azione sindacale come diktact per costituire il trampolino di lancio verso il passaggio allo strato politico decisionale. Una sorta di sala di attesa per essere successivamente eletti in parlamento e da lì entrare nelle sale del Paradiso.
Naturalmente per ottenere questo, non bastava la larga base lavorativa di appoggio alle spalle, ma era necessario accattivarsi gli appoggi politici e imprenditoriali che potessero costituire una sorta di assicurazione per il passaggio successivo. Per questo il sindacato è dovuto scendere a compromessi e accettare condizioni che non fossero esclusivamente argomento di discussione. Intrallazzi e interessi personali hanno preso il posto di lotte e rivendicazioni. Con buona pace dei lavoratori, che francamente dopo i primi anni successivi al '68 , si sono addormentati in una sorta di sonno acquiescente.
Ecco che la nuova trattativa alla luce della globale crisi economica, non si deve intendere come una nuova lotta, quanto un nuovo tavolo in cui si scambiano concessioni al prezzo di un ingresso nei saloni della politica e della confindustria .
Il motivo di sottofondo che si sbandiera è la crisi economica e lo stato oramai ufficiale di recessione. Per cui trovato l'escamotage per i poteri forti (vedi Banche e industrie principali quali Fiat e Alitalia), il resto si puo' fottere tranquillamente per ricavare il possibile e ottenere vantaggi rilevanti per la parte imprenditoriali, (del resto la crisi la subiscono anche gli imprenditori , ma in maniera sostanzialmente diversa dai lavoratori).
Vero esiste questa crisi dilagante , sulle cui cause questi benedetti imprenditori di certo non possono tirarsene fuori come concausa - ma questo è un altro discorso - dunque si diceva , la parola imprenditore ha in sè un concetto semplice e determinante che però è stato accantonato nel corso degli ultimi decenni: il rischio di impresa.
Questo rischio di impresa, furbescamente, da parte del mondo imprenditoriale , si è sempre piu' addossato al tessuto sociale statale (e quindi tutti noi) , trattenendo per se la parte di profitto e interesse. In sostanza i guadagni sono per l'imprenditore, le perdite sono per i lavoratori e in ultima analisi per i cittadini tutti.
Il miracolo imprenditoraiale a rischio zero è stato costruito nel corso di questi anni.
Al che sono sbocciati come funghi imprenditri altisonanti : De Benedetti, Colaninno, Tronchetti Provera, Benetton per citarne solo alcuni.
Un famoso discorso di Tronchetti all'epoca di Telecom, era in sostanza :" il mercato esige regole di trasparenza , per cui non si puo' mescolare il bilancio della azienda con quello di chi la dirige" detto fatto, gli introiti di vendite di alcuni asset aziendali sono stati incamerati dall'imprenditore, mentre all'azienda è rimasta la perdita di valore azionario, lampante come il sole!!!
Caso piu' recente e molto piu' chiaro quello di Alitalia, sotto gli occhi di tutti noi.
Ma anche gli altri affari son stati sempre trattati con tale filosofia : il buono a me - imprenditore - il male a te azienda e lavoratori e allo stato e quindi a tutti i cittadini.
Con questo metodo credo che tutti possiamo improvvisarci imprenditori.
Ora alla luce di questa condotta generale imprenditoriale italiana, non è che i sindacati siano esenti da colpe e/o connivenze, anzi ne sono alleati preziosi.
Quindi in questa luce sono da valutare gli ultimi incontri per la determinazione del nuovo modello contrattuale. Farcito di termini altisonanti e questioni di principio , ma con la natura semplice e vera del "fottere la classe piu' debole" quella dalla quale si puo' prelevare ancora qualcosa , dopo il recentissimo prelievo fraudolento del TFR , atto del quale i sindacati sono i maggiori responsabili. (indovinate chi detiene molti dei fondi in cui sono investiti i soldi prelevati dal TFR come costituzione di pensione integrativa...)

Il nuovo modello contrattuale

Alcune valutazioni

La difesa dei redditi

Il lavoro proletario

Il conflitto di interessi sul TFR

mercoledì 5 novembre 2008

Yes we can


Barack Hussein Obama


Da ieri gli Stati Uniti d'America hanno voltato pagina, come dire son riusciti perlomeno a dare una scossa e un indicazione di voler a tutti i costi uscire da un torpore troppo a lungo sopportato.
Se son rose fioriranno, si dice in gergo, e probabilmente tutti sperano che lo siano. E' altrettanto vero che non tutto è oro cio' che luccica, ma per ora prendiamo atto di questo evento. Non tanto perchè un "nero" è finalmente alla Casa Bianca , posti di comando ben importanti nell'era Bush , erano già condotti da personalità "nere", quanto per il fatto che questo popolo è capace ancora di dare dimostrazione di crederci e rendere possibile qualcosa.
Si puo' dissentire da tante scelte e azioni degli Americani, in specie negli ultimi decenni hanno condizionato e causato tante crisi , ma dobbiamo dare atto che sul serio quel paese offre qualcosa che altri non possono e non vogliono offrire. Che ci piaccia o meno, che ci veda coinvolti o meno, questo paese immenso segna sempre un punto di riferimento , nel bene come nel male.
Change , tutti gridano, se sarà vero lo vedremo, come in ogni cosa ci son compromessi da tenere presente e compromessi da accettare.

P.S. : (06-11-08) dall' ultimo articolo di Paolo Barnard

E la prima cosa che si osserva è che un’attenta lettura del programma di Barak Obama lascia una sorta di vuoto mentale e nessuna idea precisa. Dalla Sanità alla politica estera, dall’economia alla scuola, veniamo trascinati attraverso una serie di proclami talmente generici da produrre un unico possibile interrogativo: ma che significano in pratica? Soprattutto, a voler essere un poco più precisi, dove sono le risposte del senatore Obama ai temi più cruciali della politica americana, ovvero ai temi più vergognosi della sua politica estera? E cioè: lo strapotere delle lobby economiche e di quella ebraica nelle stanze che contano a Washington, che il suo programma solo vagamente tratta; la politica scellerata oltre che immorale sul Medioriente?

martedì 4 novembre 2008

Siamo meno che niente

Spesso, troppo spesso dimentichiamo chi siamo , presi come siamo da ogni futilità
Dal mio sito :

domenica 2 novembre 2008

La vita e la pazzia


L'abisso

Siamo dei miserrimi esseri , presi come siamo dalla pienezza di "noi" come esseri superiori verso qualsiasi altro essere vivente di questa terra, anzi di piu', dell'intero universo.
Siamo così presi dalla consapevolezza di noi che non riusciamo ad essere nè obiettivi nè critici verso questo essere senziente che si chiama Uomo.
Siamo trastullati dal pensiero che un paio di palle accompagnate da un pene o delle grandi labbra con un clitoride sensibile diano il segno del nostro essere vivi , e superiori a qualsiasi altro animale di questo universo.
Questa sicurezza ci nasce spontanea e la culliamo man mano che avanziamo nei nostri giorni , facendo si che interiormente ci sentiamo tutti dei superman o catwooman.
Ma come facciamo a pensare anche solo per un attimo, di essere dei senzienti di spirito elevato se anche una pietra , una misera pietra qualunque ha molta piu' esistenza di qualunque di noi ?
Come facciamo anche solo per scherzo , a pensare di essere intelligentissimi, capaci di altisonanti emozioni e sentimenti, quando siamo qui solo per un attimo , per un tempo che in confronto anche solo a questa misera pietra, è solo un alito di vento.
Certo si dirà, che anche un attimo di un umano è pur sempre piu' importante di un eternità di un oggetto inanimato.
A tal proposito , ogniqualvolta discorsi simili si affrontano , si portano dotte citazioni di importantissimi personaggi storici che hanno cambiato i destiniti dell'umanità con la loro esistenza.
Napoleone, Aristotele, Gesù,JFK,Stalin,Giovanna d'arco, Elisabetta d'Inghilterra, Hitler,Augusto,Parmenide,Ramsese,Martin Luther King, Confucio,Cesare,Wojtyla,Suor Lucia,Cleopatra, S. Giovanni Battista,Galileo,Tesla,Hisemberg, S. Agostino,Einstein ect......
Ma anche per questi esseri ..."cosa è" e "cosa è stato" ?
Comunemente diciamo, che hanno cambiato i destini dell'umanità, ma anche loro son stati solo di passaggio, anche loro un alito di vento, e per di piu' ci ricordiamo di loro, ma non certo della loro famiglia, dei loro nipoti, dei loro zii, delle loro amanti, dei loro mariti, dei loro amori, dei loro desideri, delle loro angosce.
Anche loro di passaggio, come tutti noi.
Pazzia , pazzia pensare di affermare l'essere nel ricordo, nel ricordo di chi ? ci ricordiamo forse noi tutti di loro ? se non quando capita ? cosa intendiamo con il fatto di lasciare un ricordo???
un ricordo di cosa? .....una nostra foto ? un nostro discorso ? forse qualcosa di questo rimarrà, ma...il resto ?
I nostri desideri, le nostre paure...che fine fanno in tutto cio' ? chi si ricorderà dei nostri desideri , diciamo tra 150 anni ? chi si ricorderà delle nostre tragicomiche paure ? dei nostri sacrifici ?
Siamo qui in questo luogo, un luogo qualsiasi di una giornata qualsiasi, mentre camminiamo, per andare a lavoro per esempio, oppure per accompagnare i figli a scuola, o per fare la spesa, o ancora per bighellonare qua e là, o per fare l'amore, o per litigare, pensiamo un attimo a questo momento e a cio' che siamo. Poi estraniamoci, facciamo uno sforzo e pensiamo al posto (nel senso di volume di aria) che occupiamo.
Bene , fatto questo guardiamoci attorno cosa vediamo ?
Possiamo vedere persone, palazzi, alberi, cielo,macchine.....ma cosa altro vediamo attorno?
Non vediamo niente, perchè siamo sempre presi da noi stessi , come se la nostra vita fosse la cosa piu' importante per la terra. In effetti, per certi versi lo è, lo è per noi...ma poi ? possibile che sia importante solo per noi ? Certo , si risponderà, sarà importante per i nostri figli, per la nostra famiglia, per quanti ci vogliono bene....
Ma...
ma è importante per questa pietra ?
Il fatto che noi in questo momento occupiamo questo spazio , per questa pietra quanto è importante ???
Quanto è importante per un oggetto che ci sarà quando noi non ci saremo piu' ed è qui da molto ma molto prima di noi ?
Quanto ?
ZERO.
La nostra esistenza , degnissima di esseri umani senzienti, capaci di elaborare teorie della relatività, di elucubrare su complessi temi filosofici, capace di unire miliardi di persone in un sentimento religioso comune, ha importanza zero per questa misera pietra che è qui da sempre e ci sarà per sempre.
Caspita che successo, che eclatante successo !!!!
Per questa pietra contiamo meno che zero anche se siamo fighissimi!!!
Di certo, qualcuno dirà, potremo sempre dare un calcio a questa pietra, vendicandoci della sua impudenza.
E che avremo risolto?
Quella pietrà sarà un po' più in là, noi ben presto non ci saremo piu'.
Bene ora togliamoci dallo spazio occupato , estraniamoci e portiamoci come essenza al di fuori del nostro corpo e osserviamo l'intorno. Cosa cambia?
Niente....assolutamente niente, il fatto che ognuno di noi ci sia o non ci sia , non cambia assolutamente niente , nella scala generale delle cose.
Questa è la cruda realtà delle cose; anzi a dir la verità e in tutta coscienza se non ci fossimo del tutto , le cose andrebbero sicuramente molto meglio.
La verità nuda che scopriamo ci dice che le domande " che senso ha la vita" hanno una verità in sè, il senso è proprio la domanda e non la risposta, dato che risposta non esiste.
La vita come pazzia nella ricerca della risposta. La ricerca di una risposta che non c'è.
La pazzia della vita , di vivere qualcosa che pensiamo reale , e che reale non è.
Anche se ognuno di noi è e si sente impegnato per qualcosa che ritiene ben reale: figli, lavoro, casa, soddisfazione personale, successo, affetti, guadagno, sesso, solidarietà, pietismo, moralismo.
Come prostituirsi alla vita, lo siamo tutti, prostituti di noi stessi e in maniera ben peggiore della piu' grande meretriche che ognuno di noi conosce. Prostituiamo la nostra esistenza in nome di falsi concetti e false realtà, nascondendo ai nostri occhi cio' che è.
Chiamiamo pazzi chi non si allinea a questo modo di fare, chiamiamo ed etichettiamo out tutto cio' che non è con noi , quando sappiamo benissimo che i pazzi siamo noi . Gli scellerati dell'abisso in cui ci dimeniamo pensando di vivere sotto cieli azzurri e liberi , liberi da noi stessi.
Pazzi coloro che non ragionano , o almeno non ragionano come noi vorremo che si ragionasse.
Ma perchè esiste un modo giusto di ragionare ?
esiste un qualcosa che è ragione ? e tutto il resto è pazzia ?
E chi lo dice? Forse esiste questa certezza di cui ci ammantiamo giorno per giorno fino all'ultimo nostro respiro ?
In realtà sappiamo che dentro di noi e intorno a noi c'è il ...nulla!!!