martedì 6 gennaio 2009

Tanti anni fa

(foto di Garimar)
La Befana

Tanti anni fa, aspettavo la Befana con ansia e pieno di eccitazione per i regali che avrei trovato sotto il camino. Allora non era usanza del Babbo Natale nordico, i regali arrivavano con la vecchina , un unico momento di scoperta e rivelazione.
Regali e caramelle, e qualche carbone (vero).
Non esistevano le calze coloratissime e profumate che si usano oggi, ma si appendevano gli usuali calzettoni , quelli di tutti i giorni.
La sveglia era all'alba, per precipitarsi urlando a scoprire quale pacco era stato destinato dalla vecchina.
Nessun arnese tecnologico , o marchingegno wi-fi o bluetooth.
Oggi crediamo di essere dominatori del mondo sol perchè possediamo l'ultimo telefonino figo che ci permette di comunicare col mondo, l'ultimo ritrovato della tecnica che ci permette di esser sempre connessi.
Comunicare cosa? esser connessi a cosa?
Cosa comunichiamo oggi se siamo vuoti dentro? parliamo di tecnica e di diavolerie elettroniche sentendoci potenti e ultramoderni, ma in realtà lo siamo sul serio?
E' vero , gli ultimi lcd/plasma si vedono una meraviglia, il terminale ultrasottile lo teniamo in tasca, l'access-point ultrapotente ci connette in un miliardesimo di secondo. E allora?
Cosa abbiamo concluso ?
Facciamo telefonate per dire il nulla, scriviamo messaggi che non significano nulla, milioni di parole scritte e lette e dimenticate.
Immersi nella nostra tecnica che ci sovrasta e ci comanda a bacchetta, ci illudiamo di esser liberi , e siamo costretti peggio che nelle celle di Alcatraz.
Un tempo si correva al camino e si era felici se si trovavano le bocce, o il trenino, o ciccio-bello, o la pistola da cowboy.
In effetti un tempo si giocava, si giocava con gli amici ad indiani e cowboy, infinite battaglie e scorribande nei campi. Dove sono quei bimbi oggi ?
Tutti connessi , o al nintendo, alla playstation soli , soli fin da giovanissimi presi dal terminale, dall'ultimo schermo che trasfigura tutto.
Non vedo da secoli ragazzini giocare ad indiani e cowboy, anzi meglio non vedo da secoli ragazzini giocare.
Vedo sempre , invece, padri e madri presi (loro piu' dei figli) dalla tecnica.
Il padre super impegnato col suo blackberry ultrafigo, la madre super manager con l'ultimo iPhone a ciarlare di niente e accarezzate il touch-screen neanche fosse suo figlio.
Siamo preoccupati che tutto sia all'ultimo grido e perfettamente funzionante e abbiamo perso il perchè delle cose.
Urliamo che siamo potenti e ultrafighi, ma non sappiamo il perchè delle cose.
Facciamo cose incomprensibili perchè ci siam fatti prendere la mano da cio' che è solo parvenza.
Comunicazione è la parola di questo secolo , ma non abbiamo niente da comunicare , perchè ci siamo concentrati piu' sul mezzo che sul contenuto. Siamo presi dalla scatola, non da cio' che è dentro.
Che delirio universale quello di esser sull'ultima release, sull'aggiornamento all'ultimo secondo....avendo perso quello che in effetti è la sostanza.
Tanti anni fa c'erano le calze piene di dobloni dorati, di caramelle "Rossana" e di cioccolatini "Perugina" ed eravamo felici (ma sul serio) di aver quelle poche cose. Si parlava, si urlava, si rideva, si rideva sul serio e non forzatamente.
Quanto tempo che non ridiamo? ....interrotti sempre da trilli e SMS che spezzano la nostra giornata, e senza i quali andiamo in crisi di astinenza.
Siamo sul WiMax figo...e intorno abbiamo il deserto....fighissimo!!!!
Moriremo con l'ultimo Nokia in tasca...sarà una bella morte.

sabato 27 dicembre 2008

Un altro Illuminismo

(foto di Garimar)
Di Paolo Barnard



"Qui si tratta di immaginare un altro modo di essere uomini e donne insieme, un altro Illuminismo. Niente di meno, o siamo morti. Chiaro?"

http://www.paolobarnard.info/intervento_mostra_go.php?id=63



Diamoci da fare tutti , perchè solo da noi dipende il nostro futuro , il nostro futuro e quello dei nostri figli e nipoti. Solo da noi puo' dipendere e da nessun altro, cerchiamo di fare qualcosa per questo mondo. Non abbiamo scuse o motivi per astenerci. Se un barlume di vita alberga ancora nei nostri cuori, dobbiamo muoverci subito, per far si che la nostra non sia una inutile esistenza.

Per noi , per tutti, per il futuro.


La proposta di Paolo Barnard:
" Ognuno di voi si impegni in questi giorni a immaginare uno o più Nuovi Diritti. Ma intendo nuovi, dirompenti, cioè sogni, quello che vorremmo come ideale assoluto, non importa quanto sembrino inapplicabili o antistorici. Immaginateli, scriveteli in poche righe, non scrivete trattati di seimila parole, ma 3 o 4 righe al massimo (leggete sotto), fatelo pensandoci bene senza fretta. E inviatemeli. Faremo un Nuovo Contratto Sociale di Diritti da tramutare in leggi dello Stato, pubblicato in questo sito e altrove, e lo faremo girare, e già avremo fatto il nostro compito nella Storia."

Il mio Nuovo Diritto :

Il diritto alla conoscenza

Ogni cittadino ha diritto ad accedere alla conoscenza in senso lato , e deve poter usufruire a largo raggio di ogni scritto dello scibile umano senza censura, deve aver diritto al tempo necessario per apprendere e informarsi.Ogni cittadino deve avere libero accesso alle autostrade informatiche. Ogni cittadino deve aver diritto ad esprimersi in libertà ed informare gli altri delle proprie opinioni senza veti e/o censure da entità di controllo.

venerdì 19 dicembre 2008

Auguro di cuore.....


Un Buon Natale

Auguro di cuore al signore (eufemismo!) , di alto incarico , degnissimo dirigente , di passare un sereno Natale, e un bellissimo fine anno.
Auguro di cuore a tale esimio signore (eufemismo) di dormire sonni tranquilli e di avere una vita colma di successo .
Auguro allo stesso, signore di cui prima , una lunghissima vita , e che il pentimento del suo comportamento possa arrivare quanto piu' tardi possibile in modo che non possa guadagnarsi il Paradiso con un voltafaccia all'ultimo istante di vita, dato che solo l'Inferno è un luogo degno per accoglierlo.

Buon Natale

lunedì 15 dicembre 2008

Sputare nel piatto in cui si mangia

La coscienza in vendita

Ieri una mia amica, mi ha dato modo di riflettere su come venga inteso il modo di sentirsi partecipe di un "sistema lavoro" che si basa sul concetto che i lavoratori prestano la loro attività e gli imprenditori pagano i lavoratori per questa loro opera.
In se il concetto è molto semplice , io mi impegno un tot di ore della mia giornata lavorativa e tu che "usufruisci" della mia attività mi paghi.

Su questo concetto basilare e semplice nella sua esplicazione si innestano tutta una serie di regole e regolette, regolamenti e leggi che fanno del diritto del lavoro (e quindi dell'attività lavorativa) una delle principali branche del diritto. In effetti gli imprenditori , tendono o meglio dovrebbero tendere a considerare uno dei principali ASSET della loro azienda il materiale umano. Uno dei principali settori da valorizzare in una qualsiasi azienda è sempre quello che viene indicato come le "risorse umane" (Human Resource - HR).
Ma anche questo elementare concetto , viene presto come dire, rivoltato naturalmente a scapito del lavoratore (o prestatore d'opera) e a tutto vantaggio dell ' imprenditore (colui che intraprende un impresa).
Comincia a questo punto una sottile guerra psicologica del tipo : non puoi certo lamentarti (tu lavoratore) , dato che in fondo io (imprenditore) ti pago.
Non stiamo parlando delle rivendicazioni sindacali su contratti e trattamenti economici , ma in questo momento, voglio sostenere il fatto che data l'appartenenza ad un impresa (come da regolare contratto che ogni dipendente puo' esibire) , lo stesso debba essere accondinscendente alle strategie aziendali che sono scelte operate da staff e dirigenti (pagati fior di quattrini per questo scopo).
Tu lavoratore lavora, lamentati al limite per la paga , ma non rompere o non sognarti di voler dare indicazioni su scelte strategiche aziendali che seguono obiettivi aziendali a te incomprensibili.
In altre parole , l'imprenditore intende , col il pagamento dell'emolumento mensile, comprare , o aver dirittto di comprare anche la "complicità" del lavoratore, la complicità o il silenzio.
In altre parole , il concetto largamente usato in campo malavitoso , ti pago (ti corrompo) per cui taci , è ribaltato pari pari nel piu' civile e moderno concetto di Impresa-Impiegato.

Tu sei dipendente di quella impresa? bene, allora sappi che devi tacere e lavorare, al limite ti viene concessa solo la possibilità di licenziarti (sempre tramite regolamentari procedure) , ma non ti viene concessa possibilità di giudizio .
Si badi bene, che regolamenti alla mano tale possibilità è prevista, solo che in pratica si sottintende che "non si puo' sputare nel piatto in cui si mangia" , non è etico , e se a qualcuno venisse in mente, i modi e i mezzi per punire tale comportamento ci sono , come la destinazione a funzioni man mano meno significative (un esempio classico) .
Perbacco, del resto potrebbe esser comprensibile per un normale cittadino e anche condivisibile il fatto che chi paga ha bene il diritto di avere assoluta lealtà e condivisione degli obiettivi aziendali.
Ecco perchè è largamente diffuso il concetto che "nessuno protesta" per cui io imprenditore posso fare il bello e il cattivo tempo.
Non è forse così?
A chi viene delegato l'onere e il piacere di eventuali proteste ? al goditore del servizio naturalmente, o meglio noto "Consumatore".
Si delega al consumatore tutto , il comportamento retto, la facoltà di giudizio, la possibilità di indirizzare il mercato.
Il benedetto Consumatore che oltre un alta capacità deduttiva, dovrebbe avere conoscenze infinite in ogni settore , sapere di elettronica, di elettromeccanica, di telefonia, di alimentazione, essere un chimico, un dottore, un avvocato, un esperto in economia , un consulente finanziario ect...oltre che rimanere impassibile e trasparente al bombardamente mediatico pubblicitario di ogni bene servizio.
Pensiamoci bene, chi secondo voi , ha piu' conoscenze per poter giudicare un prodotto / servizio?
Gli addetti alla produzione dello stesso , o chi solo usufruisce o compra quel prodotto?

Gli impiegati della Fiat , o dell'ENEL, o di Telecom, o della Parmalat, o della Unicredit, o delle FS, o dell'Alitalia, o dell'IMPS, o dei vari Ministeri, Scuola, ect... pensate che non sappiano quante magagne ci siano all'interno del loro ambiente lavorativo e della catena produttiva ?
Io credo che lo sappiamo bene, anzi molto bene , allora perchè tacciono ?
Ci chiediamo sempre perchè le cose a questo mondo vadano così male , ma la domanda che dobbiamo porci è perchè nessuno protesta ???
Perchè siamo tutti con la bocca cucita e muti di fronte a plateali ed evidenti comportamenti aziendali scorrettti e che a volte sono addirittura fuori legge?

Ma pensate sul serio che nessuno degli addetti ai lavori abbia mai intuito le frodi sul formaggio ? o sui cibi avariati? o le intercettazioni telefoniche? o la decadenza dei titoli Parmalat? o il comportamento mafioso di alcuni enti che per fornire prestazione costringono il cittadino a beghe legali lunghissime e ne chiedono parte dell'eventuale pagamento? o ancora , pensate ad esempio che non si sappia come alcuni fondi destinati a determinate attività (ad esempio per la valorizzazione Ecologica) siano in realtà destinate e dirottate verso altri investimenti tutt'altro che ecologici ?
Dove sono le proteste dove sono le migliaia di impiegati lavoratori che queste cose le conoscono benissimo?
"non sputare nel piatto in cui mangi " si dice , tagliando il discorso , chiedendo così di tacere, come se quei 1000 o 2000 euro mensili (quando ci sono) possano comprare la coscienza di tutti noi.
Ci siamo venduti per 1000 euro e il nostro silenzio tanto vale: poche migliaia di euro.
Siamo uomini da un migliaio di euro, questo è il nostro valore.
Uomini grandi che per dei valori universali hanno sempre combattuto come onestà e coscienza, di sicuro alla luce di questo mondo moderno non riposano in pace.
Non sputiamo sul piatto in cui mangiamo....del resto siamo pagati no ?

domenica 14 dicembre 2008

Torno alle origini


Garimar


Dopo tanto tempo , e tanti articoli sul mondo, sul pensiero , sulla vita e sulla morte, sono tornato a pubblicare sul mio sito , ritorno alle origini.

La mia nuova pagina dal titolo emblematico "Decadenza"


Ti verrò a trovare, perchè il ritrovarsi è certo per coloro che son amici.

giovedì 11 dicembre 2008

Provvedimenti anticrisi all'italiana

Come mi riprendo il mercato

In pieno periodo di crisi economica, e di provvedimenti sociali , per aiutare i ceti piu' deboli (o almeno così si dichiara) , si nota come le principali aziende del paese italico intendano affrontare il nebuloso orizzonte.
Ma parliamoci chiramente, perchè discorsi astratti non rendono bene conto della situazione, si parla di aziende, ma dovremmo parlare di persone, perchè infine sono sempre le persone dietro le aziende che decidono, che prendono decisioni .
Per cui non puo' passare inossservato l'ultimo provvedimento adottato dalla Autorità Garante delle Comunicazioni : Telefonia fissa, ok dell'Agcom all'aumento del canone.

L'Agcom è una autorità appunto, quindi ci sono persone (Corrado Calabrò), che rappresentano questa autorità e queste persone prendono decisioni.
Ora non mi si venga a dire che queste personalità tengano in conto i bisogni e le reali necessità dei ceti deboli e anche di quelli medi , che oramai non se la passano bene.
Il Governo sbandiera ai quattro venti che tutto il possibile viene fatto per aiutare le famiglie deboli , e che ci sarà sicuramente il blocco delle tariffe e anzi, una diminuzione delle bollette. Detto fatto , su uno dei beni piu' in uso proprio presso quelle famiglie che non se la passano bene, viene imposto l'aumento del canone base dell'impianto telefonico di 1,26 euro piu' IVA al mese (15,12 euro all'anno + 3,024 di IVA). Un tot lo prendi tu (Telecom) e un po' lo prendo io Stato (IVA).
Per cui alla fine della fiera mi riprendo con gli interessi ( dato che l'aumento sarà imperituro ) quello che ho dovuto sborsare con la mitica social card di elemosina.
Da un lato faccio finta di dare e dall'altro mi riprendo indietro qualcosa.
E cambiando sponda, faccio una domanda : possibile che pagatissimi e riveriti manager altolocati non abbiano nenche il piu' piccolo barlume di intelligenza nel considerare che in periodi come questi , se si volesse sul serio RISOLLEVARE il bilancio di un azienda non si dovrebbe andare incontro a rincari , quanto a drastiche riduzione dei prezzi ?
Da un lato si annuncia la drastica riduzione di personale (4000 esuberi oltre i 5000 della passata gestione, entro il 2010) , e altrettanto dichiarata è la volontà di vendita di asset stranieri, riducendo ancora di piu' la forza di quella che un tempo era una azienda florida.
Un unica parola sovviene alla mente : spolpamento di società. (Tronchetti Provera docet) .
Peraltro l'aumento del canone non corrisponde a nessun miglioramento del servizio , sfido chiunque dei lettori a denunciare un comportamento piu' che esemplare ad esempio in caso di chiamata per guasti al 187 (provare per credere), e la colpa non è delle persone addette, la colpa è della volontà imposta a non risolvere inefficienze di servizio, perseguendo invece obiettivi "core" piu' consone all'ottenimento degli obiettivi aziendali , che guarda caso non coincidono mai con l'interesse del "cittadino cliente pagatore" .
Avoicomunicare , lo slogan ultimo societario, un paradosso, pensando che proprio la "comunicazione" è quasi del tutto assente all'intero delle strutture societarie,
(vedi ad esempio casi di bollette contestate, o abbonamenti disdetti le cui bollete continuano ad esser emesse , o abbonamenti richiesti e mai attivati, o peggio , servizi pagati e mai attivati e via così).
Viene il dubbio che tali comportamenti strategici siano imposti per altri obiettivi e causati da malcelati attori , leggi Telefonica, l'azionista che scalpita e che mugugna.
Strapagati manager dovrebbero sapere che il "guadagno" si puo' ottenere non solo tagliando le spese e aumentando i ricavi dei servizi venduti, (quasti metodi producono solo un margine estremamente limitato), ma potrebbero ottenere molto di piu' aumentando la base del venduto , e tale aumento iperbolico si potrebbe ottenere (anche in periodo si crisi) diminuendo i prezzi.
Oltrettuto , un comportamento morale , dovrebbe impedire di aumentare il costo di un servizio che via via và peggiorando piuttosto che migliorare.
Si ribadirà che i costi di gestione sono enormi , e che i bilanci sempre piu' poveri non possono garantire la tenuta di tale infrastruttura e non possono prevedere investimenti adeguati per migliorare il servizio e la manutenzione.
Sarebbe troppo facile fare le pulci a tali ragionamenti da popolino, dato che l'azienda conosce benissimo che ci sono voci di spesa, molto piu' consistenti, che potrebbero benissimo esser tagliate , rinunciando a dividere la torta tra i commensali (consulenze, appalti,fornitori,subappalti) ; è il famoso e vecchio modello Telecom , non cambia nei secoli, un pezzo a te e un pezzo a me e contenti tutti. Si fotta il consumatore che conta come un coccio di terracotta in mezzo a bidoni di acciaio.
Siamo un paese italico , oramai solo italico e siamo sempre un paese piu' piccolo , perchè abbiamo piccoli governanti e piccoli anzi piccolissimi imprenditori, manager e dirigenti. Tutti senza nessun scrupolo morale e soprattutto senza la minima volontà di volersi assumere la responsabilità di esporre un idea giusta e impegnarsi a fondo per sostenerla. Tutti pronti invece a eseguire ordini incomprensibili , senza porsi nessun perchè, e soprattutto spacciando per miglioramenti pacchi maleodoranti di fregatura.
Senza moralità nessun uomo che sia un pezzente o un manager in cravatta puo' dirsi UOMO.
Ma questo è un concetto troppo alto per esser compreso da uomini di società come Telecom e tante altre.

lunedì 8 dicembre 2008

Angeli

Tra di noi

Parliamo di Angeli , e subito ci sovvengono pensieri di dorate praterie, di fasci di luce e di voci in coro. Parliamo di Angeli e ci sentiamo un calore dentro come antichi sapori che ci riportano al contatto con la natura, con la serenità, con la pace.
Ci sembra che solo il pronunciare la parola Angelo , basti per farci sentire diversi, piu' umani , piu' semplici , ed in parte è proprio così.
Parliamo di Angeli e alla mente si formano immagini fatte di purezza, di pulito , di fresco , di ambienti luminosi , ma non accecanti, di ambienti anestetizzati, ma non freddi. Parliamo di Angeli e pensiamo sempre ad esseri bellissimi, perfetti, umanamente vicini all'assoluto.
In verità gli Angeli esistono, sono ben presenti in questa esistenza e sono tangibili ai nostri cuori continuamente. Non sono mai però, come gli abbiamo immaginati , e quasi mai si aggirano per ambienti perfetti e luminosi. Sempre , e assolutamente sempre, per incontrarli dobbiamo scendere all'interno di noi stessi nelle catacombe del nostro spirito , e nelle fogne che la nostra materia corpo puo' sopportare. L'incontro con un Angelo non ha niente di aulico, di luminoso, di perfetto, di trombe squillanti e di cortei fioriti. L'incontro con uno spirito angelico è sempre in pieno campo di combattimento, piu' che sereni cieli, avviene su pianure inondate di sangue dei caduti, piu' che in ambienti anestetizzati e bianchi , avviene nelle caverne degli scarichi dei rifiuti umani. Piu' che con odore di pulito avviene con la puzza del tanfo della nostra coscienza putrida. Eppure esistono, sono reali , e hanno poteri sovrumani. Hanno qualcosa in piu', che non vediamo , non percepiamo, presi come siamo nel concetto assoluto di Angelo : sono come noi. Sono come noi e tra di noi , e sono nei nostri stessi luoghi, sono alle prese con angosce e dissidi come e piu' di noi , ma sono Angeli , e hanno il potere di presentarsi a noi nel nostro interno.
Non incontreremo mai un Angelo al colmo della nostra gioia, della nostra tranquillità raggiunta, quanto piuttosto solo scendendo nei bassifondi del nostro spirito. Svendendoci ai nostri principi, accettando la nostra trasformazione e la contaminazione cerebrale e spirituale, ci dobbiamo fare corrompere da quella che è "esistenza" per sperare di incontrare un Angelo.
Non lo troveremo di certo quando saremo docciati e freschi di moralità assoluta, non lo incontreremo di certo nel nostro conformismo e nella nostra assoluta certezza di dovere morale. Non lo incontreremo di certo immersi nel nostro operoso impegno sociale e umanitario. Non lo incontreremo nel nostro buonismo. Gli abissi interni che abbiamo , che ognuno di noi ha, sono l'unica strada da percorrere per sperare di incontrare un Angelo, Qualcuno che piu' di noi e prima di noi ha percorso quei meandri oscuri che formano il groviglio della nostra bassezza di uomini. Se vogliamo conoscere un Angelo dobbiamo conoscere noi stessi, accettare cio' che siamo , e quasi mai siamo cio' che crediamo o desideriamo essere. Dobbiamo conoscere i nostri piu' bassi istinti, scendere a livello del nostro animale interiore , accettarlo, farlo nostro , sporcarci con le nostre stesse mani, farci impregnare del puzzo delle cose che odiamo, o che ci sembra di odiare, e infine anientati nel nostro spirito , scorgeremo nello stesso tunnel maleodorante altri come noi, e insieme a tanti quelli che chiamiamo Angeli. Ci appariranno miserevoli e non alulici, ci appariranno sporchi e luridi, ma il nostro cuore li vedrà bellissimi, perchè vedrà l'essenza. Ecco perchè le raffigurazioni sono sempre bellissime. Perchè sono delle viste fatte col cuore. Finalmente a quel punto il cuore potrà esprimersi per cio' che è : essere uomo.
Gli Angeli esistono.