lunedì 15 dicembre 2008

Sputare nel piatto in cui si mangia

La coscienza in vendita

Ieri una mia amica, mi ha dato modo di riflettere su come venga inteso il modo di sentirsi partecipe di un "sistema lavoro" che si basa sul concetto che i lavoratori prestano la loro attività e gli imprenditori pagano i lavoratori per questa loro opera.
In se il concetto è molto semplice , io mi impegno un tot di ore della mia giornata lavorativa e tu che "usufruisci" della mia attività mi paghi.

Su questo concetto basilare e semplice nella sua esplicazione si innestano tutta una serie di regole e regolette, regolamenti e leggi che fanno del diritto del lavoro (e quindi dell'attività lavorativa) una delle principali branche del diritto. In effetti gli imprenditori , tendono o meglio dovrebbero tendere a considerare uno dei principali ASSET della loro azienda il materiale umano. Uno dei principali settori da valorizzare in una qualsiasi azienda è sempre quello che viene indicato come le "risorse umane" (Human Resource - HR).
Ma anche questo elementare concetto , viene presto come dire, rivoltato naturalmente a scapito del lavoratore (o prestatore d'opera) e a tutto vantaggio dell ' imprenditore (colui che intraprende un impresa).
Comincia a questo punto una sottile guerra psicologica del tipo : non puoi certo lamentarti (tu lavoratore) , dato che in fondo io (imprenditore) ti pago.
Non stiamo parlando delle rivendicazioni sindacali su contratti e trattamenti economici , ma in questo momento, voglio sostenere il fatto che data l'appartenenza ad un impresa (come da regolare contratto che ogni dipendente puo' esibire) , lo stesso debba essere accondinscendente alle strategie aziendali che sono scelte operate da staff e dirigenti (pagati fior di quattrini per questo scopo).
Tu lavoratore lavora, lamentati al limite per la paga , ma non rompere o non sognarti di voler dare indicazioni su scelte strategiche aziendali che seguono obiettivi aziendali a te incomprensibili.
In altre parole , l'imprenditore intende , col il pagamento dell'emolumento mensile, comprare , o aver dirittto di comprare anche la "complicità" del lavoratore, la complicità o il silenzio.
In altre parole , il concetto largamente usato in campo malavitoso , ti pago (ti corrompo) per cui taci , è ribaltato pari pari nel piu' civile e moderno concetto di Impresa-Impiegato.

Tu sei dipendente di quella impresa? bene, allora sappi che devi tacere e lavorare, al limite ti viene concessa solo la possibilità di licenziarti (sempre tramite regolamentari procedure) , ma non ti viene concessa possibilità di giudizio .
Si badi bene, che regolamenti alla mano tale possibilità è prevista, solo che in pratica si sottintende che "non si puo' sputare nel piatto in cui si mangia" , non è etico , e se a qualcuno venisse in mente, i modi e i mezzi per punire tale comportamento ci sono , come la destinazione a funzioni man mano meno significative (un esempio classico) .
Perbacco, del resto potrebbe esser comprensibile per un normale cittadino e anche condivisibile il fatto che chi paga ha bene il diritto di avere assoluta lealtà e condivisione degli obiettivi aziendali.
Ecco perchè è largamente diffuso il concetto che "nessuno protesta" per cui io imprenditore posso fare il bello e il cattivo tempo.
Non è forse così?
A chi viene delegato l'onere e il piacere di eventuali proteste ? al goditore del servizio naturalmente, o meglio noto "Consumatore".
Si delega al consumatore tutto , il comportamento retto, la facoltà di giudizio, la possibilità di indirizzare il mercato.
Il benedetto Consumatore che oltre un alta capacità deduttiva, dovrebbe avere conoscenze infinite in ogni settore , sapere di elettronica, di elettromeccanica, di telefonia, di alimentazione, essere un chimico, un dottore, un avvocato, un esperto in economia , un consulente finanziario ect...oltre che rimanere impassibile e trasparente al bombardamente mediatico pubblicitario di ogni bene servizio.
Pensiamoci bene, chi secondo voi , ha piu' conoscenze per poter giudicare un prodotto / servizio?
Gli addetti alla produzione dello stesso , o chi solo usufruisce o compra quel prodotto?

Gli impiegati della Fiat , o dell'ENEL, o di Telecom, o della Parmalat, o della Unicredit, o delle FS, o dell'Alitalia, o dell'IMPS, o dei vari Ministeri, Scuola, ect... pensate che non sappiano quante magagne ci siano all'interno del loro ambiente lavorativo e della catena produttiva ?
Io credo che lo sappiamo bene, anzi molto bene , allora perchè tacciono ?
Ci chiediamo sempre perchè le cose a questo mondo vadano così male , ma la domanda che dobbiamo porci è perchè nessuno protesta ???
Perchè siamo tutti con la bocca cucita e muti di fronte a plateali ed evidenti comportamenti aziendali scorrettti e che a volte sono addirittura fuori legge?

Ma pensate sul serio che nessuno degli addetti ai lavori abbia mai intuito le frodi sul formaggio ? o sui cibi avariati? o le intercettazioni telefoniche? o la decadenza dei titoli Parmalat? o il comportamento mafioso di alcuni enti che per fornire prestazione costringono il cittadino a beghe legali lunghissime e ne chiedono parte dell'eventuale pagamento? o ancora , pensate ad esempio che non si sappia come alcuni fondi destinati a determinate attività (ad esempio per la valorizzazione Ecologica) siano in realtà destinate e dirottate verso altri investimenti tutt'altro che ecologici ?
Dove sono le proteste dove sono le migliaia di impiegati lavoratori che queste cose le conoscono benissimo?
"non sputare nel piatto in cui mangi " si dice , tagliando il discorso , chiedendo così di tacere, come se quei 1000 o 2000 euro mensili (quando ci sono) possano comprare la coscienza di tutti noi.
Ci siamo venduti per 1000 euro e il nostro silenzio tanto vale: poche migliaia di euro.
Siamo uomini da un migliaio di euro, questo è il nostro valore.
Uomini grandi che per dei valori universali hanno sempre combattuto come onestà e coscienza, di sicuro alla luce di questo mondo moderno non riposano in pace.
Non sputiamo sul piatto in cui mangiamo....del resto siamo pagati no ?

5 commenti:

adzzda ha detto...

Molto lucida la tua disanima. Ci ho ho trovato una paurosa (per dire tanta) analogia con il rapporto che intercorre tra cittadini e classe politica, o meglio governanti. Forse scuotere la nostra coscienza da un lato, servirà anche a scuotere l'altro?
Mary

Anonimo ha detto...

Credo che il problema non sia la coscienza in vendita, quanto la mancanza parziale, anzi spesso totale, di coscienza lavorativa.
Forse, manca la coscienza individuale su cui dovrebbe innestarsi, naturalmente, l’etica pubblica.
A nessuno viene puntata la pistola alla tempia, né tanto meno c’è qualcuno con lo scudiscio, che per ogni azione non rispondente al comando dato, impartisce una frustrata.
In ogni malefatta c’è sempre colui che è consenziente, come hai giustamente citato, ma il consenziente ha venduto la sua coscienza perché non l’ha mai avuta.

nartek ha detto...

Adzzda
è un piacere ritrovarti in questi luoghi!!!!!

nartek ha detto...

Anonimo :

in realtà la coscienza di tutti noi è proprio in vendita, e il suo valore si puo' calcolare pensando al mutuo che dobbiamo pagare, alle bollette che ci assillano, e in questi ultimi tempi al pane che dobbiamo comprare. In realtà la nostra coscienza ha questo valore, valore che è dato da beni di prima necessità e non voluttuari.
Questo per le normali persone ....poi ci sono coloro che vendono la propria coscienza per il valore di un telefonino, di un navifgatore di un iPod il che è ancora peggio.
Dici che a nessuno viene puntata la pistola alla tempia?
siamo sicuri che non sia proprio vero ?
E come lo chiamiamo il fatto che per comprare il cibo ( e non parlo di caviale o tartufi) qualcuno stà già ricorrendo all'indebitamento?

non è una pistola alla tempia il fatto che se chiediamo un prestito le banche e/o le finanziarie si mangiano anche le nostre mutande?
Certo chi non passa attraverso queste forche gaudine non potrà mai comprendere cosa sia addormentarsi con i pensieri e svegliarsi con gli stessi pensieri.
Vogliamo anche considerare che la stragrande maggioranza di noi si stà indebitando per cercare di garantire un futuro ai nostri figli....ma quale fututo?
Non è una pistola alla tempia il fatto di non poter offrire alcun futuro ai nostri giovani?
Certo forse non è una pistola metallica puntata, ma è molto peggio , molto peggio.
E' non è per niente vero che chi è consenziente non ha mai avuta una coscienza, credo piuttosto che la gente oramai si vende anche la coscienza per cercare di traguardare almeno il fine mese.
Basta guardarsi in giro : quante persone allegre si vedono?

Anonimo ha detto...

Allora se la coscienza ce la siamo giocata per la sopravvivenza, ingoiamo con rassegnazione i bocconi amari che ci propongono e digeriamoli senza ricorrere all'arsenico!!!(che non ci possiamo permettere!!!)